I rampolli benestanti britannici erano avvezzi a venire in Italia, per quello che si chiamava Grand Tour, e il loro viaggio prevedeva alcune tappe essenziali: Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Era esclusa Bologna (e ci chiediamo il perché, vista l'accoglienza), ma evidentemente né il pubblico emiliano (il teatro era stracolmo), né l'englishman protagonista hanno voluto rispettare la particolare tradizione, oppure non ne erano a conoscenza, tanto il risultato è stato lo stesso.
Tony Hadley entra in scena in completo scuro, camicia sbottonata, foulard e calice in mano. Il pubblico sorride e applaude, non ha ancora iniziato e il ghiaccio si è già frantumato. Inizia a snocciolare i brani di 45 anni di carriera, alternando i classici della sua ex band, gli Spandau Ballet (che tutti i presenti conoscono), a quelli più recenti, da solista attento conoscitore del suo pubblico e dei temi musicali che gli hanno permesso di attraversare epoche, mode e generazioni.
La solidità musicale è impeccabile, Hadley sembra fluttuare nella storia della musica, anche aiutato dalla sua presenza scenica e dal particolare timbro di voce che ancora lo contraddistinguono e lo rendono perfettamente riconoscibile, tra mille altri. Sempre generoso, dall'inizio alla fine, con la band che lo segue e lo sostiene in ogni frangente, soprattutto - a nostro giudizio - la percussionista particolarmente ispirata e sempre puntualissima.
Il concerto scorre piacevole, tra un acuto e un Jack Daniels, fino a quando sorprende con un'inattesa Somebody to Love, omaggio a Freddie Mercury e ai Queen eseguita magistralmente e applaudita di conseguenza.
Per il finale l'englishman invita il pubblico ad alzarsi dalle sedie del composto teatro, per raggiungerlo sotto palco: detto fatto. E in un attimo sono, anzi siamo, tutti con le mani alzate, il sorriso sul viso e il canto corale inopportuno (che fortunatamente viene coperto dagli artisti veri).
Il finale è travolgente, con l'esecuzione di una Gold che non finisce mai e che si vorrebbe prolungata fino allo sfinimento (nostro). Il pubblico (l'età media è leggermente superiore a quella di un concerto K-Pop, ma ce lo aspettavamo) gradisce molto, partecipa e applaude lungamente, fino al rientro da questo bellissimo e nostalgico, ma non troppo, viaggio negli anni '90. E di questo non possiamo che ringraziare Tony & Fabulous TH Band, la formazione di musicisti straordinari con cui, leggiamo nelle note stampa, Hadley ha instaurato nel tempo un forte legame umano e una vera simbiosi sul palco. Noi eravamo presenti e non possiamo che essere d'accordo.
In precedenza Hadley aveva dichiarato che il pubblico italiano ha sempre avuto un’energia unica e negli anni ho costruito con questi spettatori un legame autentico, che continua a sorprendermi. Ritrovarli ai miei concerti, canzone dopo canzone, è uno dei motivi che rendono questi concerti così importanti per me”. Aspettiamo - ancora caldi della bella serata primaverile - che la prossima tappa (stavolta estiva) del Grand Tour (che nel frattempo si è triplicato) ripassi da queste parti, tanto le canzoni oramai le sappiamo. Per l'accoglienza sa cosa lo aspetta.
IMARTS International Music and Arts
presenta
Tony Hadley
AN ENGLISHMAN IN ITALY
con Fabulous TH Band
media partner Radio Capital
durata un'ora e 40 minuti senza intervallo (e senza nostalgia per il passato)
Setlist: Feeling Good - To Cut A Long Story Short - Highly Strung - Only When You Leave - I’ll Fly For You - Alibi - Round And Round - Turn Me On - Soul Boy - With The Pride - Mission Impossible/ New Brand New - Through The Barricades - Somebody To Love - Walk Of Shame - Chant No 1 - Lifeline - Mad About You - True - Gold.







