Suicide Club / The Whispering Star

Due estremi, una stessa ossessione, nei cinema italiani, circuito The Space Cinema

The Whispering Star
m&s - The Whispering Star

In Italia, il cinema di Sion Sono ha a lungo circolato ai margini delle sale. Forse era troppo presto. Eppure, c’era già tutto. Nel 2001 gira la scena di apertura di Suicide Club alla stazione di Shinjuku senza autorizzazioni, con attori infiltrati tra i passeggeri reali. Sullo schermo, 54 studentesse si tengono per mano e si gettano sotto la metropolitana. Il pubblico giapponese lo rifiuta; il resto del mondo lo trasforma in un cult. Quattordici anni dopo realizza The Whispering Star, un film di fantascienza girato nelle zone evacuate di Fukushima, con i sopravvissuti al posto degli attori. Suicide Club anticipava la logica virale dei social vent'anni prima che esistessero. The Whispering Star immaginava il valore dell'attesa in un mondo che non sa più aspettare. Due film che il pubblico italiano non ha mai visto al cinema, fino ad oggi.

Cat People porta per la prima volta in sala Suicide Club e, in collaborazione con CG Entertainment, rilancia The Whispering Star: lo splatter cyberpunk del 2001 e la poesia cosmica del 2015. Due estremi di un autore impossibile da contenere, due film lontani che aprono ancora oggi una frattura nel nostro modo di stare davanti alle immagini: come spettatori, come individui, come collettività. Con questa uscita combinata, Sion Sono torna come uno sguardo ancora attivo sul presente, capace di nominare due forme incompatibili ma reali dell’esperienza contemporanea: l’implosione del collettivo e la deriva solitaria, il rumore del mondo e il suo residuo. 

SUICIDE CLUB (Jisatsu Saakuru, 自殺サークル, 2001)
Primo capitolo di una trilogia incompiuta, Suicide Club è il punto di detonazione della cinematografia di Sion Sono. La scena iniziale, uno sterminio collettivo accompagnato da una musica J-pop stranamente gioiosa, resta tra le più disturbanti e memorabili degli anni Duemila. Da lì si innesca una serie di suicidi inspiegabili in tutto il Giappone. L’ispettore Kuroda (Ryo Ishibashi), affiancato dal detective Shibusawa (Masatoshi Nagase), e Mitsuko (Saya Hagiwara), alla ricerca della sorella scomparsa, si muovono in un universo instabile, abitato da figure ambigue come “Genesis” (Rolly Teranishi) e “Bat” (Yōko Kamon), che riconducono a una sola domanda: sei connesso con te stesso?

Vent’anni prima dei social come li conosciamo oggi, il film intercetta la viralità come forma di contagio: immerso nello spirito di gruppo, l’individuo si dissolve, risucchiato da una temporalità alienante. Non è un horror. È una satira corrosiva. Prodotto da Omega Project, presentato a Rotterdam (2002) e premiato al Fantasia International Film Festival, è oggi un cult imprescindibile, generando espansioni, tra cui il manga omonimo di Usamaru Furuya, con una circolazione costante nelle culture cinefile e underground. 

THE WHISPERING STAR (Hiso hiso boshi, ひそひそ星, 2015)
Con una sceneggiatura scritta oltre vent'anni prima, The Whispering Star rappresenta l'estremo opposto del cinema di Sion Sono: una fantascienza minimale che lavora per sottrazione. In un futuro in cui gli esseri umani sono quasi scomparsi, un’astronave-bungalow, sull’orlo del mondo, attraversa la galassia. A bordo, un umanoide di nome Yoko (Megumi Kagurazaka), corriere interstellare, distribuisce pacchi agli esseri umani dispersi su diversi pianeti, con tempi di consegna di diversi anni. 

Girato quasi interamente in bianco e nero nelle zone evacuate di Fukushima, con abitanti reali al posto degli attori, il film trasforma la fantascienza in forma di memoria. Costruisce un’elegia tecnologica in cui, in un mondo dove il teletrasporto è possibile, gli umani scelgono l’attesa e il valore dell’inutilità, un’intuizione potente sul nostro presente di gratificazione immediata, consegne in 24 ore e streaming su richiesta. Prodotto da Sion Production, la casa fondata dallo stesso regista, e vincitore del NETPAC Award al Toronto International Film Festival, il film nasce come gesto di totale autonomia. È una delle sue opere più intime e radicali, forse la più inattesa. 

Formatosi al di fuori di ogni istituzione, Sion Sono nasce nella performance e nel lavoro collettivo, attraversando Tokyo con il gruppo Tokyo GAGAGA, di cui è fondatore. Il suo cinema è un dispositivo instabile, in cui corpo, famiglia e società giapponese diventano luoghi di tensione continua. Il regista giapponese attraversa registri opposti, tra iperrealismo tagliente e deriva surreale, satira sociale e melodramma barocco. Rivendicando l’influenza di Shūji Terayama, figura centrale dell’avanguardia giapponese del dopoguerra, si afferma come una delle voci più libere e inclassificabili del cinema contemporaneo. Tra i suoi film: Love Exposure (2008, FIPRESCI Prize e Caligari Film Award alla Berlinale 2009), Cold Fish (2010), Antiporno (2016).

Nel circuito nazionale The Space Cinema, Suicide Club sarà in programmazione domenica e lunedì 3 e 4 maggio, mentre The Whispering Star arriverà domenica e lunedì 17 e 18 maggio. Disponibile la lista delle proiezioni e degli eventi, in continuo aggiornamento su: https://www.catpeople.it/sion-sono-cinema/

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