Luigi (Enrico Maria Falconi) è un omone che ispira tenerezza, nella sua indecisione su come presentarsi al primo appuntamento con una ragazza che ha da poco conosciuta. Maria (Ramona Gargano) è una bella ragazza romana, spigliata e decisa, perennemente al telefono con Silvia, la sua amica più cara ("Al massimo, quello ci prova con te", le dice. E se questa non è amicizia). In accappatoio, Maria si sta preparando per uscire e, dopo aver elencato tutti i comportamenti maschili desiderati da questa prima uscita quasi al buio (no tuta, sì fiori, no calcio, no sesso), rivolge a Silvia la più classica delle domande al femminile: “Sì, ma che mi metto?”. Un grido d'aiuto e disperazione che riceve, da sempre e per sempre, la stessa obiezione all'inutile (e interminabile) elenco di abiti o a qualsiasi altro consiglio: “Ma io non ho niente”.
Inizia con questo scambio di idee a distanza il prossimo vissuto di coppia tra i due protagonisti della commedia sentimentale “S’amavaNo!”, scritta e diretta con mano delicatissima dal suo stesso interprete maschile, molto meno distratto, evidentemente, dalla ricerca nel proprio guardaroba (tuta o giacchetta? Nonna suggerisce il capo più elegante e non si può sicuramente contraddirla). In realtà c’è stato un incipit molto importante: l’ingresso di Luigi nella scena, passando dalla platea. Riavvolgiamo il nastro del racconto.
Luigi arriva trafelato e chiede al pubblico, una volta guadagnato il palco, di aiutarlo a misurare lo spazio scenico, perché “ho bisogno che i miei sogni sappiano dove sono” ed elenca con la massima precisione i semafori incontrati (11 verdi e 3 gialli) a partire dalla romana Piazza Irnerio. La strana affermazione e la richiesta possono configurarsi come una dimostrazione di leggera eccentricità dettata dal nervosismo del primo appuntamento e di conseguenza scivolano via, ne capiremo poi la fondamentale necessità molto più avanti.
La storia prosegue gustosa, anche se il primo appuntamento, causa una "foratura" sommata ad altri equivoci, non va proprio come dovrebbe andare, ma fortunatamente per le anime buone c’è sempre un Clarence (cit.) che interviene e sistema. Fatto sta che il rapporto tra i due prosegue, fino alla fatidica conoscenza della famiglia di lei (chissà perché quando è il contrario si tende sempre a minimizzare), da qui al matrimonio il passo è poi breve. La coppia si forma anche ufficialmente, con i suoi pregi e i suoi difetti, come tutte le altre coppie di questo mondo.
Luigi è un architetto e Maria vende le pigotte per conto dell'Unicef, ostacolata in questo onesto darsi da fare dal sarcasmo del marito. Maria è dirompente e cerca con le sue costanti raffiche di parole di costringere all’angolo il proprio partner, più calmo e riflessivo, ma ugualmente incisivo quando serve: una sorta di Bud Spencer senza barba, senza cazzotti, senza fagioli, ma con lo stesso grande cuore.
Come nella maggior parte delle storie di quotidianità i due si incontrano nella stanza più importante e intima del loro appartamento, il bagno, dove tra una doccia di lei e un’altra c’è sempre modo di confrontarsi, provare (ma non sempre) a capirsi, bisticciare e - immaginiamo - poi riappacificarsi. Maria sembra rabbonirsi in una sola occasione: quando deve confessare al marito di aver preso l’ennesima multa per essere passata con il rosso. Luigi prova a rimproverarla, ma è totalmente innamorato e quindi il perdono è sistematico, e anche atteso. Entrambi sono a conoscenza che ci saranno altri ostacoli e che un semaforo rosso, quando non serve, arriva sempre troppo presto. D’altra parte in amore c’è posto per questo come per altro. L'importante è che in quella forma verbale (che dà il titolo allo spettacolo) il No si trasformi sempre in un Sì e che il rosso, come sempre succede, torni subito dopo a diventare verde. Il giallo in fin dei conti non è così importante.
La commedia in agrodolce di Enrico Maria Falconi è già superato le 100 repliche e - come ci ha confermato il suo autore - potrà continuare a tornare in scena fino a quando i due protagonisti, almeno Maria, avranno “punti” da poter decurtare sulla propria patente di guida. Giocata sulla brillantezza dei dialoghi - Ramona Gargano è una perfetta mitragliatrice di parole - e sui contrasti derivanti dalle pacifiche e studiate risposte del suo compagno, ha in sé tutto quello che si può voler trovare in un piccolo racconto da camera, anche se principalmente si svolge in un bagno. I due attori incarnano perfettamente lo stereotipo di coppia senza caderci dentro, mettendo al contrario in risalto dei caratteri ben delineati (il riflessivo e l'istintivo) e cambiando il registro narrativo in forma quasi inaspettata. Ed è proprio questo cambiamento che fa chiudere il cerchio e risponde alle domande iniziali (non aspettatevi da noi risposte, il teatro si va a vedere in teatro).
S’amavaNo è il prequel di S'aspettavaNo (leggi la nostra recensione) ed entrambi i lavori sono figli di un delicato appropriarsi di brevi confessioni che il pubblico ha inviato tramite mail all’autore. Falconi se ne è preso molta cura, rispettando le parole altrui come se fossero le proprie e il risultato ottenuto è l’applauso finale con il quale i due attori sono accompagnati nei ringraziamenti. Non ne siamo certi, ma secondo noi c’era anche qualche occhio lucido.
S'AMAVANO
scritto e diretto da Enrico Maria Falconi
con Enrico Maria Falconi e Ramona Gargano
disegno luci Luca Bertolo
aiuto regia e costumi Simone Luciani
scene Patrizio De Paolis e Luca Garramone
produzione Blue in The Face
durata un atto unico di circa 70 minuti








