Ligabue vs Ligabue (recensioni)

Antonio Ligabue - La Grande Mostra "contro" Mostra Antonio Ligabue. Le abbiamo visitate entrambe

Allestimento mostra Ligabue a Trieste
m&s - Allestimento mostra Ligabue a Trieste

E’ incredibile come nella stessa città, Bologna, a neppure un chilometro di distanza l’una dall’altra, vengano allestite due mostre dedicate allo stesso artista. Per non parlare del fatto che, contemporaneamente, a Roma, ci sia la terza (Antonio Ligabue - I misteri di una mente). L’unica spiegazione che possiamo dare a questa improbabile situazione è che nel 2025 ricade il sessantesimo anniversario della morte di uno degli artisti che, per troppo tempo, ha avuto l’etichetta artista Naif: Antonio Ligabue.

I due allestimenti emiliani si trovano a Palazzo Albergati che ospita “Antonio Ligabue – La Grande Mostra” e a Palazzo Pallavicini nelle cui sale è allestita “Mostra Antonio Ligabue”.

Abbiamo visitato con piacere entrambe (anzi, abbiamo avuto la fortuna di assistere in ambedue i casi all’inaugurazione) e possiamo con certezza sostenere che non vi siano dubbi sul fatto che possano essere realizzate più e più mostre in contemporanea di Antonio Ligabue in quanto la produzione di opere si aggiri in oltre un migliaio di esemplari tra disegni, dipinti, sculture.

Non sorprende dunque la sovrapposzione dei due allestimenti che, peraltro, hanno in comune la volontà di raccontare l’artista attraverso l’uomo e quindi attraverso le vicissitudini di vita che hanno portato Antonio, nato in Svizzera da Maria Elisabetta Costa che gli diede il primo cognome, in Italia, nel comune reggiano di Gualtieri. 

Andiamo però con ordine, anche prima di parlare dei due allestimenti. Antonio nacque dunque nel 1899 in Svizzera e registrato con il solo cognome materno. A due anni dalla nascita la Costa sposò Bonfiglio Laccabue che diede il cognome ad Antonio il quale preferì scostarsene modificandolo nell’arrivato a noi Ligabue. Non visse mai con la famiglia d’origine perché affidato alle cure di Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann, una coppia svizzera tedesca. Pur considerandoli come veri genitori ed attaccatissimo ad Elise fu proprio a causa di una lite con quest’ultima che venne “espulso” dalla Svizzera e condotto in Italia, a Gualtieri, paese d’origine di Bonfglio Laccabue. Ligabue, già prostrato dal rachitismo e dal “gozzo” che gli avevano provocato anche problemi a livello psichico aveva però cominciato a trovare sollievo nel disegno e proprio vagabondando tra le rive del Po mantenendosi come manovale cominciò a dipingere e a scolpire o meglio, più che a scolpire, a manipolare la rossa sabbia del Po. Fu l’incontro con Renato Marino Mazzacurati – che ne comprese il genio – a portarlo ad un altro livello di arte che, probabilmente, neppure lui riconosceva.

Per Ligabue la “creazione” era essa stessa vita, era una completa manifestazione fisica e di pensiero ed era per quello che trovava sollievo ai suoi disturbi. Non operava mai un bozzetto del dipinto che voleva realizzare. I disegni erano disegni, i dipinti erano dipinti e la manipolazione della materia era e diventava scultura. Creava, dipingeva, disegnava e… barattava. Non è difficile trovare le tele con dei buchi all’estremità perché erano quelli nei quali lui stesso faceva passare le corde per trasportare le opere sulle motociclette che tanto amava.

Andando però con ordine dobbiamo raccontare quanto abbiamo visto alle mostre.

“La Grande Mostra” di  Palazzo Albergati, (fino al 30 marzo 2025), è prodotta da Arthemisia, in collaborazione con Comune di Gualtieri e Fondazione Museo Antonio Ligabue, ed è a cura di Francesco Negri e Francesca Villanti. 
La “Mostra Antonio Ligabue” allestita  a Palazzo Pallavicini fino al 28 febbraio è invece organizzata da Pallavicini srl a cura di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci e la direzione artistica e curat di WeAreBeside. 
Complessivamente il pubblico potrà ammirar circa duecento opere provenienti da collezioni private: oli su tela, oli su tavola di faesite, sculture in bronzo e terracotta, litografie e disegni. 

In entrambi gli allestimenti è messa in evidenza la grande passione, già citata, di Ligabue per le motociclette. A Palazzo Pallavicini si trova la Guzzi Falcone 250 color rosso, regalo di suoi committenti, la famiglia Gnutti di Brescia; a Palazzo Albergati la Guzzi Sport 14 rossa del 1930.

Negli autoritratti Palazzo Albergati vince su Palazzo Pallavicini: nel primo allestimento ben tredici opere, nel secondo solo dieci più uno scolpito nel bronzo. E pensare che Ligabue ne completò più di 120. Una necessità dovuta alla volontà di affermare la sua esistenza come uomo, più che come paziente che entrava ed usciva da cliniche psichiatriche.

Combattimenti fra galli e tigri a Palazzo Pallavicini, paesaggi contadini in entrambe le sedi, Paesaggi tipici della Svizzera riportarti a memoria a Palazzo Pallavicini. Uno stralcio del film “Volevo nascondermi” (2020)  di Giorgio Diritti con di Elio Germano a Palazzo Albergati, uno stralcio dello sceneggiato RAI di Salvatore Nocita del 1977 con Flavio Bucci a Palazzo Pallavicini. 

Quindi quale mostra scegliere di visitare? Entrambe. Probabilmente l’una, completando l’altra, riusciranno a dare almeno una parziale conoscenza di quell’uomo, dietro all’artista che si spense proprio a causa del non riuscire più a trasferire su una tela, o su un foglio, la necessità dell’arte che aveva in mente.

ANTONIO LIGABUE. La grande mostra
Fino al 30 marzo 2025
Palazzo Albergati – Via Saragozza 28 – Bologna

MOSTRA ANTONIO LIGABUE
Fino al 28 febbraio 2025
Palazzo Pallavicini - Via San Felice 24 – Bologna 

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
Change privacy settings