Ammettiamo di avere poca conoscenza del progressive rock francese. Scoprire quindi il progetto di Vivien Lalu (che dà anche il nome all'omonima band) non può che fare piacere, ancora di più dopo il primo ascolto di questa nuova pubblicazione celebrativa. Come sempre, assieme alla notizia del nuovo album, si affianca il rilascio di una singola traccia (anche in video).
Il singolo: Tears Of The Muse
È lo stesso Vivien Lalu, compositore, tastierista e anima della band, a raccontare il singolo: si parla di ciò che accade quando smettiamo di usare la nostra immaginazione. Il brano esplora questo passaggio, dalla creatività umana a qualcosa di artificiale che prende il suo posto, e il dolore nel vedere la creatività umana svanire. È sembrata la scelta più naturale per aprire l'album perché, in quattro minuti, racchiude tutto ciò che questo disco rappresenta.
A Mythmaker’s Demise e i ritorni per il ventennale
Volendo rimarcare la precisione a ogni costo (ovviamente senza necessità), la band dovrebbe festeggiare i 22 anni, considerando che Vivien Lalu la forma - appunto - nel 2004. L'anno successivo arriva il primo disco, Oniric Metal, poi gli altri quattro. Una produzione sicuramente non eccessiva che - invitiamo a fare altrettanto - è agilmente scopribile sulle piattaforme musicali già conosciute. A proposito di A Mythmaker’s Demise viene osservato che non si tratta semplicemente di un nuovo lavoro in studio, ma di un tributo all'eredità musicale della band, al saper fare artigianale e alla fratellanza artistica.
Per festeggiare l'evento, Lalu ritrova il cantante Martin LeMar, la cui voce aveva caratterizzato le prime fasi del progetto, e il ritorno di Simon Phillips, primo storico batterista per il primissimo brano dei Lalu (Paint the Sky).
Rinnovando lo spirito collaborativo acceso nel 2023 con il precedente album (The Fish Who Wanted To Be King), Vivien Lalu unisce ancora una volta le forze con Joop Wolters, chitarre e basso. Il duo ha sviluppato i brani partendo da zero, puntando su arrangiamenti dinamici e organici, privi di sovrastrutture e iper-produzioni: solo performance autentiche e viscerali. Il risultato è un prog metal verace e sincero, che si apprezza e si ascolta, più e più volte. Poche sovrastrutture e molta musica.
Il mixaggio dell'album è stato curato con l'obiettivo di preservare un sound aperto e "live", capace di trasmettere l'energia umana di ogni singola registrazione. Tra le partecipazioni d'eccezione risalta quella di Jens Johansson (tastiere), autore di tre assoli in altrettante tracce. Anche la sua presenza veste un significato particolare, essendo stato una delle primissime influenze di Vivien, nonché già ospite su Atomic Ark del 2013 e Paint The Sky del 2022.
Cover e AI
L'evocativo titolo del disco (Fine di un creatore di miti) riflette sul graduale spegnersi dell'immaginazione umana nell'era dell'intelligenza artificiale. La d'impatto copertina, curata da Mattias Norén, ritrae uno scrittore che spira alla sua scrivania mentre le sue creazioni lottano per fuggire verso un mondo che non dà loro più valore: una metafora visiva del messaggio più profondo del disco. A Mythmaker’s Demise non è solo un album: è una capsula del tempo che racchiude l'anima stessa del rock progressivo, frutto di vent'anni di evoluzione.
A Mythmaker’s Demise - Tracklist
- Tears Of The Muse
- EKO
- I Am The One
- Mayacama (Instrumental)
- Prince With The Swift Warning
- Learning To Fly
- A Drop Of Water (Instrumental)
- Fhloston Paradise
- Cordal Weaves
- Midnight Ink
Lalu - Line Up
- Vivien Lalu - Tastiere
- Joop Wolters - Chitarre, basso
- Martin LeMar - Voce
- Simon Phillips - Batteria







