Sono passati 14 anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, ma sono 34 anni che le strade di questo geniale poeta musicale e di uno dei più grandi ed acclarati gruppi rock italiani si incontrano e continuano ad incontrarsi.
Una costante simbiosi affettiva e sonora che si ripete senza soluzione di continuità. La prima volta fu su sul palco di una tournée, vista con forte imbarazzo da parte dell'artista genovese, poco avvezzo a mescolare la propria imponenza testuale (da assaporare con la massima attenzione e senza distrazioni di sorta) con il rock, ma i due dischi scaturiti (vol. 1 e 2, o, per essere maggiormente corretti, "Fabrizio De André in concerto - arrangiamenti PFM vol. 1° e vol. 2°", ndr), il primo declinato sul colore arancio, il secondo sul verde, furono e rimangono assolutamente vincenti e significativi, mai fuori tempo.
Anche lo stesso De André, dopo, dovette ammetterne il grande successo e la corretta non virata al rock delle sue canzoni, non era nemmeno intenzione, ma quanto una diversa e convincente impostazione musicale. Certo che potrebbe sembrare facile prendere un capolavoro di testo come "Marinella" e renderlo ancora più suggestivo, ma non è proprio cosi. Il rischio che non si è corso, vista l'enormità degli artisti a confronto - ma anche la reciproca umiltà nell'approccio - è stato quello di privilegiare l'aspetto ritmico, pregiudicando la bellezza ed incisività delle parole, oppure restituire un nulla di più a dei testi già praticamente perfetti. E invece il risultato, allora come ora, è fenomenale. Il giusto mix tra poesia e rock riafferma bellezza su bellezza, consegnando ad un ascolto moderno qualcosa di veramente unico. Un moderno che, a distanza di 34 anni, lo è ancora.
Lo spettacolo andato in scena è purtroppo senza Fabrizio De André, mentre la PFM sostanzialmente ha subito i necessari adattamenti di formazione dovuti anche al passare del tempo, visto che siamo abbastanza lontani dal periodo epico del progressive anni '70. Ma è anche il cortese omaggio degli amici all'amico che purtroppo non è più con noi, un modo affettuoso di continuare quell'opera musicale che non ha 34 anni, come non ha 34 giorni o minuti, perché la musica non ha età, né etichette possibili quando stabilisce questo genere di rapporto tra chi la compone ed esegue e chi la ascolta. Una "celebration" che diventa "festa", anzi raddoppia, perché permette l'ascolto dei grandi classici di Uno ("Bocca di Rosa", "La guerra di Piero", "La buona novella", "Il pescatore", "Volta la carta"...), intervallati con gli altrettanto importanti pezzi degli Altri ("Maestro della voce", "La carrozza di Hans", "Impressioni di settembre"...)
Una serata con un pubblico giovane e meno giovane, con alcuni ragazzi che per la prima volta si sono accostati assieme ai genitori a partiture finora sconosciute. E siamo sicuri, come sempre per certi eventi avviene, che tutti ne hanno ricevuto qualcosa di diverso e di unico. Un concerto non per nostalgia, ma per fare festa, visti i protagonisti in scena non c'è il minimo dubbio che questo sia avvenuto.







