The Prudes (recensione)

Seduta terapeutica di coppia per i due protagonisti di "The Prudes", collettiva per il pubblico teatrale che ha il piacere di assistere

The Prudes (Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci)
m&s - Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci sono The Prudes (foto © media & sipario)

Il racconto ha come protagonista una coppia come tante: è un luogo comune, ma questo è. E' una coppia che, sempre in compagnia di altre ed altre coppie si trova in crisi, da stabilire se sia superabile o meno, ma anche questo aspetto potrebbe (attenzione: non lo è!) essere banalmente insignificante, se la crisi non riguardasse la coppia a letto e se non riguardasse solo uno dei due estremi della stessa linea affettiva.

James (Gianluigi Fogacci) è innamoratissimo di Jessica (Carlotta Proietti), tacciamo della "sua" Jessica perché a breve lei potrebbe non esserlo più. James la ama profondamente, sono insieme da 9 anni, ma non fanno sesso da 14 mesi. Lui non la desidera più e lei, giovane e piacente, non può ammettere e sopportare ancora per molto una situazione del genere. James deve assolutamente ritrovare la sua forma sessuale, altrimenti Jessica è deciso a lasciarlo, ovviamente contribuendo così all'instabilità psicologica del compagno. L'ansia da prestazione rischia così di trasformarsi in disperazione da abbandono.

L'idea "geniale" è quella di fare sesso in pubblico, anzi davanti al pubblico di una delle tante sale teatrali dove lo spettacolo è andato o andrà in scena. Quel pubblico che assiste alle vicende a tratti comiche e a tratti melanconiche del signore e signora "Prudes", senza accorgersi che in breve verrà coinvolto nel pieno del dramma di coppia, vendo a far parte di una seduta terapeutica collettiva e appunto teatrale.

Il povero James non è un attore di film porno, non è in grado di concentrarsi, estraniandosi dal luogo pubblico, sotto gli sguardi giudicanti di tanti altri uomini che possono pensare "meno male che non è toccato a me!" E infatti è lui nei guai, è James che deve trovare il modo o di sottostare alla richiesta esasperata di Jessica (che ovviamente non si sente più amata, perché rifiutata in quello che può essere il più intimo dei contatti di coppia) o rassegnarsi e vederla andare via.

Ma siamo sicuri che l'abbattimento della classica "quarta parete" teatrale (quel muro immaginario e invisibile che divide gli attori dalla sala, ndr) e il coinvolgimento del pubblico (continuamente chiamato ad esprimersi durante tutta la rappresentazione) sia semplicemente un espediente per ottenere il recupero di desiderio da parte di James (anche se nessuno ci ha ancora confermato che Jessica sia realmente pronta a fare sesso davanti a tutti, siamo ancora alle intenzioni meramente espresse), o non potrebbe essere un gioco pirandelliano di stravolgimento di ruoli, con gli spettatori inconsapevolmente assurti ad attori?

Qual è quindi la corretta chiave di lettura della pièce? E se i motivi di stallo non fossero sessuali? E se, ed è l'ultimo, non dipendessero squisitamente da James? Perché Jessica deve raccontarsi la sua prima cotta del liceo e i suoi primi turbamenti sessuali? Forse dovremmo chiedere delucidazioni all'autore (nelle note non c'era nulla), lo scozzese Anthony Neilson, ma dubitiamo fortemente che riusciremmo ad ottenerne una valida risposta e non per il differente idioma. L'unica soluzione che suggeriamo, come sempre, è quella di entrare in sala, assistere e alla fine trarre le proprie conclusioni, sempre che sia necessario farlo. Ma attenzione a non farsi fuorviare dai propri scheletri di coppia, si rischierebbe di prendere un'altra strada.

Rimane il fatto che abbiamo assistito ad un testo sicuramente coinvolgente e intelligente, molto ben recitato dai due protagonisti e altrettanto ben strutturato dal team dei creativi (in primis ovviamente il regista), nessun eccesso di volgarità, come invece ci si poteva attendere dal genere drammaturgico dell'autore (In-yer-face theatre), al suo posto solida sostanza e anche delicatezza nell'accostarsi ad una coppia così fragile. Questa è la certezza che abbiamo percepito assistendo, per i tanti e possibile "se", c'è comunque ancora tanto spazio.

Luciano Lattanzi

THE PRUDES
di Anthony Neilson
traduzione Natalia di Giammarco
con Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci
scene e costumi Susanna Proietti
aiuto regia Maria Stella Taccone
musiche originali Giovanni Mancini
regia Gianluigi Fogacci
durata 70 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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