Rosalind Franklin. Il segreto della vita (recensione)

Rosalind Franklin merita tutto il nostro applauso riparitore, anche eleicodale, ma sempre tardivo

Asia Argento è Rosalind Franklin
m&s - Asia Argento è Rosalind Franklin (foto © Bepi Caroli)

Se fosse stata più collaborativa / se fosse stata più amichevole / se fosse stata meno sospettosa / se fosse stata un uomo / se fosse stata...

Tra i tanti pregi, non solo teatrali, che questo spettacolo ha, c'è anche quello di restituire alla dottoressa Rosalind Franklin quel titolo accademico - PhD. - che il mondo scientifico maschile inglese, se avesse vissuto altrove poco sarebbe cambiato, si è ostinato a negarle in vita.

E' da non molto finita la Seconda Guerra Mondiale e Rosalind Franklin (Asia Argento), scienziata ebreo-britannica, approda al King's College di Londra, nel prestigioso laboratorio diretto da Maurice Wilkins (Filippo Dini). L'ambiente si rivela immediatamente ostile e poco incline a riconoscere la presenza di una mente così brillante in un corpo femminile. Il comportamento di Wilkins spazia dall'infatuazione al fastidio nel trovarsi di fronte una scienziata di qualità superiore. Rosalind tollera il comportamento maschilista, ribattendo sprezzante alle tante mancanze del collega, che vanno dal negarle il titolo (il dottorato di ricerca lo aveva ottenuto nel 1945), chiamandola costantemente "signorina", al molto più grave (anche se piuttosto usuale) furto di dati, che lo scienziato spaccia per propri, pavoneggiandosi nel corso di un congresso a Napoli. Nei difficili rapporti tra i due ricercatori si inseriscono due persone: come "vaso di coccio" manzoniano, il dottorando Raymond Gosling (Giulio Della Monica) e, marginalmente ma finalmente in appoggio alla scienziata, Donald Caspar (Alessandro Tedeschi). 

La situazione precipita con l'ingenuo (ma sarà stato realmente così?) contatto tra Wilkins e il duo di colleghi James Watson e Francis Crick (rispettivamente, Dario Iubatti, impressionante per la somiglianza allo scienziato reale, e Paolo Zuccari), tutti impegnati nella medesima "corsa" verso la scoperta della "struttura della vita", la stessa ricerca che solo la "visione non autorizzata" di una foto scattata da Rosalind (la famosa fotografia n. 51) riuscirà a mettere sulla corretta strada. Il risultato finale è consegnato alla storia, sia a quella scientifica che a quella umana. Il trio di scienziati "maschi" vince nel 1962 il Premio Nobel per la medicina. Rosalind Franklin - affetta da un cancro - muore quattro anni prima, senza che le fosse data attribuzione per ciò che aveva fatto, ma che probabilmente nemmeno le interessava. In ogni caso, tutto era partito da lei, anche se il riconoscimento tardivo non è mai stato netto quanto l'importanza del suo lavoro meritava (e meriterebbe tuttora).

Il racconto si articola su continui movimenti temporali che abbracciano gli ultimi 7 anni di vita della scienziata e che ci hanno ricordato il "processo" al generale Umberto Nobile nel bellissimo film 'La tenda rossa' (1969, di Mikheil Kalatozishvili). Se il Nobile cinematografico (interpretato da Peter Finch) ha trovato una lievissima giustificazione nella necessità di un bagno caldo, i tre scienziati teatrali difendono la propria mancanza di etica accusando la collega di essere stata poco collaborativa, troppo sospettosa, poco amichevole, quando invece Rosalind non aveva fatto altro che difendersi da una situazione di prevaricazione, tanto sessista quanto usuale, ma non per questo meno deprecabile o meno grave.

Mantenendo un perfetto controllo scenico degli avvenimenti e rigore accademico (senza per questo non essere mai poco avvincente e coinvolgente), il racconto si dipana con estrema qualità, visiva ed interpretativa, restituendo alla figura femminile, rea solo di essere stata innamorata del proprio lavoro, se non i "crediti" della "sua" scoperta scientifica, almeno quelli di un lungo e prolungato applauso, al termine dello spettacolo. Il testo è la trasposizione italiana di Photograph 51 della drammaturga americana Anna Ziegler, originariamente messo in scena nel West End con Nicole Kidman. Nell'adattamento italiano - con la regia dello stesso Filippo Dini - si fa un ampio uso scenico di proiezioni e innesti visivi che riescono efficacemente a trasferire le atmosfere quasi cinematografiche sulle tavole di un palcoscenico. Curatissime le scene, con un plauso in particolare per l'elemento eleicodale. Chi ha dimestichezza con la lingua inglese, può trovare su YouTube DNA The Secret of Photo 51, un breve film di circa 50 minuti di Gary Glassman. Il possesso di conoscenze, scientifiche e culturali, non sono mai eccessive. Se poi contribuissero a non commettere più certi errori, sarebbe il massimo, ma non si può avere tutto: anche la scienza su certi ambiti deve alzare le mani e arrendersi.

ROSALIND FRANKLIN
IL SEGRETO DELLA VITA
di Anna Ziegler
con
Asia Argento
Filippo Dini
e con
Giulio Della Monica
Dario Iubatti
Alessandro Tedeschi
Paolo Zuccari
scene Laura Benzi
costumi Andrea Viotti
luci Pasquale Mari
musica Arturo Annecchino
ideazione e realizzazione video Claudio Cianfoni
dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
durata 2 ore e 15 minuti compreso un intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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