L'appuntamento per assistere a una delle più celebri tragedie di William Shakespeare non è comodamente seduti all'interno di una sala teatrale, ma in un castello, precisamente quello di Torre Alfina, una dimora storica nelle vicinanze di Acquapendente, originariamente appartenuta alla casata dei Monaldeschi della Cervara. Un luogo di per sé già suggestivo ed evocativo (anche se con Venezia non ha nulla a che fare), cui le note vicende del Moro e della sua disperata e infausta gelosia non possono che offrire una più che degna scenografia.
Il dramma del Moro rivivrà in una versione completamente innovativa e coinvolgente. Lo spettacolo, infatti, sarà itinerante: il pubblico assisterà alla rappresentazione immergendosi nella bellezza dei diversi ambienti del castello e sentendosi parte integrante dell’opera, abbiamo letto nella nota che ci è arrivata in redazione. Così è stato, ma sinceramente non pensavamo che l'esperienza avrebbe potuto essere così immersiva. Vuoi per la vicinanza con gli attori (in alcune scene anche meno di 2 metri), vuoi per la bellezza del luogo (che andrebbe visitato almeno una volta a prescindere), vuoi per la qualità dello spettacolo e la professionalità del cast artistico, impegnato in continue ripartenze del testo, per permettere al pubblico di seguire le scene, spostarsi e posizionarsi, per poi riprendere il filo logico della drammaturgia. A tutto questo aggiungiamo ovviamente anche la grande bellezza di Shakespeare (che forse per correttezza avremmo dovuto citare per primo, ma non si offenderà, speriamo). Un mix di sensazioni che hanno reso la messa in scena sicuramente particolare e unica. Abbiamo bisogno di fare riferimenti alla trama? Ma no!
Compagnia Controtempo Theatre
presenta
OTHELLO
di William Shakespeare
regia Lilith Petillo e Pasquale Candela
con Teodoro De Cristofaro (Otello), Venanzio Amoroso (Iago), Paola Fiore Burgos (Desdemona), Danilo Franti (Cassio), Marco Trotta (Roderigo), Lilith Petillo (Emilia), Pasquale Candela (Brabanzio), Demetrio Paciotti (Montano).
A margine dello spettacolo abbiamo brevemente incontrato Venanzio Amoroso, uno dei fondatori della Compagnia, cui abbiamo rivolto - visto il poco tempo a disposizione - tre domande.
La scelta di quale spettacolo mettere in scena è calibrata sul luogo che poi lo ospita?
Molto spesso accade che il posto in cui ci troviamo ispira e trasmette segnali molto netti sullo spettacolo da mettere in scena. Spinti dalla forte curiosità di conoscere un luogo, mentre ne attraversiamo gli ambienti, ne conosciamo la storia, ne percepiamo l'energia, inevitabilmente inizia un processo di ispirazione che permette ad ognuno di noi di "vedere" i momenti e i personaggi di una determinata opera che cominciano ad abitare gli spazi che ci circondano. Così, ogni volta che si porta in scena lo stesso spettacolo in un luogo diverso, si crea una combustione capace di donare alla rappresentazione quel tocco di unicità sempre nuova e sempre diversa.
Andando in scena in dimore storiche, non correte il rischio che il luogo eccessivamente "bello" tolga attenzione del pubblico alla rappresentazione?
Questo è uno dei rischi che si corre quando si va in scena in luoghi diversi dal classico teatro. Lo spettatore può certamente essere attratto dal fascino della location, ed è anche bello sia così, ma il segreto sta nel riuscire a catturare l'attenzione sin dai primi istanti della messa in scena. Quando ciò avviene, il pubblico si lascia trasportare dalla storia, dai personaggi e dai sentimenti che questi esprimono nel susseguirsi delle scene. In questo modo, la bellezza del posto non sarà altro che un valore aggiunto allo spettacolo, una cornice unica dove pubblico e attori si sentiranno completamente immersi.
E' difficile adattare il "percorso narrativo" ad ambienti che possono essere anche sottodimensionati per ospitare sia attori che spettatori?
Il nostro obiettivo è quello di portare il teatro ovunque. Anche quando sembra impossibile, proviamo a studiare soluzioni che permettano soprattutto al pubblico di sentirsi a proprio agio e di assistere allo spettacolo senza difficoltà. È una bella sfida che, replica dopo replica, accettiamo volentieri.









