25 e non sentirli (recensione)

In compagnia di Marco Cavallaro abbiamo festeggiato i suoi 25 anni di risate. Compleanno o nozze d'argento con la comicità?

Marco Cavallaro
m&s - Marco Cavallaro in 25 e non sentirli (foto © media & sipario)

Il meno noto (dice lui) tra i più noti (affermiamo noi) protagonisti del teatro leggero italiano ha accolto gli spettatori per festeggiare tutti assieme i suoi primi 25 anni di carriera.

Ha da poco archiviato, ovviamente momentaneamente, i suoi due spettacoli "corali" di maggior successo (Se ti sposo, mi rovino e That's Amore) e tanto per non restare lontano dai palcoscenici ha messo in lista anche alcuni appuntamenti quasi estemporanei, in realtà studiati e architettati (altrimenti gli spettacoli comici non funzionano), come quello da poco andato in tournée, dal titolo significativo Una serata come viene. In tutto il tempo libero che gli rimane dal provare commedie nuove di altri, scrivere testi nuovi suoi e firmare la regia di qualche spettacolo, quando ci si trova, Marco Cavallaro ha anche avuto la brillante idea di festeggiare recentemente le sue nozze d'argento con la comicità, convocando amici (tanti) e parenti (qualcuno ci sarà anche venuto) non in un ristorante, ma in un teatro romano (città nella quale Cavallaro vive da anni), dove è andato in scena con il monologo 25 e non sentirli. E siccome gli altri l'anniversario lo festeggiano una sola volta, Cavallaro ha voluto essere così originale da replicare l'evento per ben tre volte. Forse non era troppo sicuro dell'esattezza della data.

Sala ovviamente affollata, nessun componente romano (o di zona limitrofa) del pubblico abituale dell'artista siciliano ha voluto perdere l'occasione di assistere ad uno spettacolo annunciato come messo in scena in piena libertà, più un'occasione per stare assieme che un lavoro strutturato con copione, prova luci e prova generale. Ed è infatti così "libero" che il filo conduttore è un video nel quale Marco Maria Della Vecchia, usuale compagno di palcoscenico, veste "quasi" i panni di Alberto Angela per portarci "scientificamente" all'interno della vita "privata" di Marco Cavallaro, dall'infanzia in poi.

Il video è di conseguenza il divertente pretesto per legare assieme vecchie porzioni di altri spettacoli, definiamoli giovanili, che comunque non passano mai, vista l'accoglienza in applausi e la calzante attinenza con l'oggi, al punto che in una sequenza di battute dedicate all'eterno rapporto conflittuale tra Lui (vittima) e Lei (ovviamente carnefice), dalla platea rialzata si sente una voce femminile apostrofare il compagno con un "Ma che ti ridi!" di rimprovero. Il risultato del meta-teatro estemporaneo provoca l'ilarità generale, spiazzando anche lo stesso Cavallaro, che deve faticare per smettere a sua volta di ridire e riprendere il controllo del suo non-spettacolo.

I personaggi "irreali" e fisici degli innesti teatrali scorrono, inframmezzati dai tanti saluti in video di noti (tra cui: Claudio e Pino Insegno, Fabio Avaro, Enzo Casertano, Gabriele Pignotta, Pietro De Silva, Massimiliano Bruno, ma la lista è veramente lunga) e meno noti che non hanno voluto sottrarsi all'occasione: chi cantando, chi semplicemente salutando, chi mostrando il frutto della colpa (Cavallaro è utile anche per far incontrare colleghi ai suoi spettacoli, i single sono avvisati!), tutti con un ampio e contagioso sorriso. Tutti hanno la stessa voglia di partecipare alla festa e se sono lontani o in tournée, lo possono fare ugualmente, con il contributo offerto dallo smartphone. E non si fa questo semplicemente perché un personaggio dello spettacolo o un collega lo chiede, lo si fa se veramente per la persona si prova una forma di affetto. A questo mondo nulla è dovuto.

Le tre serate romane sono quindi un pretesto per festeggiare i primi 25 anni di carriera artistica di quello che si ostina ad autodefinirsi uno "sconosciuto", ma che - e ne siamo felici per lui - continua a riempire i teatri, sia come autore, che come attore o regista. E siamo certi che ci ritroveremo, forse nello stesso posto, tra 5, poi 10, poi 20 anni e andando avanti, a congratularci con questo ex "giovane" del teatro leggero italiano, tanto di cose da dire ne avrà sicuramente ancora molte altre. A dimostrazione di ciò, chi ne ha occasione, cerchi di farsi riproporre la sequenza dello spettacolo dedicata ai due giovanissimi siciliani (è probabilmente contenuto ne "L'Italiota"), divertente e melanconica in egual misura. Ma anche il divertente ciclo di telefonate dal titolo "Ma si fa così?", che Cavallaro ci assicura essere tutte "vere", leggibili - ma recitate sono un'altra cosa - in forma di striscia periodica sulla sua pagina facebook.

In conclusione, riconoscendo a Marco Cavallaro di non essere artista timoroso e di "non aver paura di non far ridere", o di indossare, sapendola ben portare, la "maschera dell'attore", quello che vorremmo capire è per quale motivo non abbiamo mangiato la torta a fine serata, ma soprattutto perché non ci ha dato, andando via, la bomboniera? Questa mancanza non gliela possiamo proprio perdonare, almeno fino al prossimo spettacolo, quando saremo sicuramente di nuovo tutti in sala.
Auguri, Marco, per questi e per i prossimi 25 anni, ma anche per i 75, perché no!

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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