Cent'anni sciolti in un bicchiere (recensione)

Ricorre il centenario della nascita di Henry Charles "Hank" Bukowski Jr e i festeggiamenti, sparsi, prevedono alcol e letture

immagine di un attore al leggio
m&s - Andrea Lupo "grida" Charles Bukowski (foto di Roberto Cerè)

Potrebbe sembrare strano trovarsi nella sala di un locale per assistere ad un reading teatrale. In realtà ultimamente accade sempre più spesso, evidenziando come non serva necessariamente un luogo adibito in senso stretto al teatro per mettere in scena una performance degna di nota e che il lavoro attoriale non abbia necessariamente bisogno di sovrastrutture.

Se poi il reading interessa le poesie di Henry Charles "Hank" Bukowski Jr, nato Heinrich Karl Bukowski, allora un locale, con annesse bottiglie d'alcol a portata di mano, è lo spazio perfetto perché Andrea Lupo "diventi" il "poeta degli eccessi" (alcolici e sessuali), lo scrittore maledetto che si è affacciato ai versi con una scrittura veloce, semplice e dal mordente quasi feroce. Qualcuno lo ha definito come "corrosivo", ma è universalmente conosciuto come il bizzarro scrittore di "Storie di ordinaria follia".
Lupo, anzi Hank, arriva sul palco accompagnato dal suonatore di sax Alessandro Casiglia: prendono posto, il primo davanti al leggio più vicino al tavolo con birra, whisky, bicchieri e bottiglie; l'altro al suo fianco, vicino, ma abbastanza lontano da lasciare che la presenza, ingombrante -  del poeta - riempia non solo il palco, ma anche la sala.

Ed è quello che succede anche per merito della voce di Lupo che, grazie ad una gamma di armonici rochi e profondi che non scivolano mai sull'esasperare la caratterizzazione del "personaggio" Bukoski - costruito sull'uomo Henry Charles - riesce a creare un atmosfera che rimanda a locali altri, dove la mente, cullata dalle parole, riesce a immaginare, come in una serie di istantanee o come in spezzoni di film, i folli incontri fatti dal poeta. Incontri di sesso, d'amore, di sbronze; incontri di parole e di menti; incontri di una tipologia di alcolico con un altro, come lo short di whisky - un whisky decente, ma non di valore - che fatto volutamente "entrare" nel bicchiere di birra la "sporca", la possiede, la fa sua in un'ambiguità di significati che provoca il lettore (o in questo caso lo spettatore) trasportandolo in un cinico erotismo.

Un poeta maledetto del Novecento, dei cui testi anche Verlaine e Rimbaud sarebbero stati fieri e che, nell'interpretazione di Lupo, si arricchiscono di alcune parti che riconosciamo essere della penna di quest'ultimo, ma che non si sovrappongono, anzi, si accostano con rispetto ai versi schietti, crudi e a volte brutali. L'obbiettivo di far trasparire, durante la performance, anche l'uomo Bukowski, è pienamente centrato anche grazie alle punteggiature musicali del sax. Già il suono di questo strumento è quasi antropomorfo e si identifica spesso con il dolore, con il pianto, ma anche con l'ironia, con la "presa in giro"; vicino alla lettura diventa un ulteriore modo per enfatizzare quanto spesso dichiarato dal poeta. 

"La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità" (C. Bukowski - Hollywood, Hollywood!). Questo autore non è sicuramente "politically correct", ma ci sentiamo di affermare che una performance del genere sarebbe da portare negli istituti superiori. I giovani, prossimi adulti della società contemporanea, potrebbero forse capire molte più cose e decidere cosa fare e cosa non fare. Se Bukowski fosse ancora vivo probabilmente indicherebbe ancora meglio la strada (da non seguire). 

CENT'ANNI SCIOLTI IN UN BICCHIERE
poesie scelte di Charles Bukowski
di e con Andrea Lupo
al sax Alessandro Casiglia
produzione Teatro delle Temperie
durata 2 ore circa

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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