Quando sono tornata a Genova, dopo il G8, mi sembrava di essere entrata in una città devastata dalla guerra: dovunque cassonetti incendiati e auto bruciate - testimonianza reale.
Con un'ariata assolutamente indifferente, la giornalista del tg aveva detto che la Procura di Genova, in merito all'irruzione della polizia alla scuola Diaz nel corso del G8, si era fatta pirsuasa che le due bombe molotov, trovate nella scuola, erano state portate lì dagli stessi poliziotti per giustificare l'irruzione. Questo faceva seguito - aveva continuato la giornalista - alla scoperta che l'agente il quale aveva dichiarato di essere stato vittima di un tentativo di accoltellamento da parte di un no-global, sempre nel corso di quell'irruzione, aveva in realtà mentito: il taglio alla divisa se l'era fatto lui stesso per dimostrare la pericolosità di quei ragazzi che invece, a quanto si andava via via svelando, nella scuola Diaz stavano pacificamente dormendo - da "Il giro di boa" di Andrea Camilleri, 2003, Sellerio editore.
I fatti di cronaca sono noti: la città di Genova e i suoi abitanti per quattro giorni (dal 19 al 22 luglio 2001) vengono presi in ostaggio nelle proprie abitazioni. Chi può, anticipa le ferie estive e lascia la città, chi non può, si chiude in casa, assistendo alla piombatura dei tombini (con fuoriuscita di centinaia e centinaia di ratti nelle strade) e al crescente clima che dalla protesta si tramuta ben presto in contrapposizione violenta. Alla sorpresa per dei comportamenti così inaspettati, dopo tutto da sempre si erano viste proteste di piazza, si sostituisce il timore per quello che poi - immancabilmente - succederà.
I cittadini liguri vengono barricati in casa increduli degli atti inqualificabili di guerriglia urbana che avvengono sotto le loro finestre, violenze incomprensibili (da una parte e dall'altra) che si spingono al punto di non ritorno: con un morto (Carlo Giuliani) lasciato in strada, praticamente sotto gli occhi mediatici del mondo intero.
Quello che succede, poi, alla scuola Diaz è la testimonianza dello stravolgimento assurdo dello stato di diritto, con tante, troppe, coscienze voltate dall'altra parte, durante, ma soprattutto dopo. Ogni "attore" è parte attiva del proprio copione, preso da un "valido giustificativo", da un "alto interesse" e da un "ordine ricevuto" che qualcuno doveva aver necessariamente dato. Per i tanti interrogativi, anche giudiziari, arrivati in seguito è bastato il tempo a farne polvere inconsistente e oramai dissolta nel cristallino mare della Liguria. D'altra parte si è tutti figli dell'evoluzione della "damnatio memoriae" romana.
Realizzato grazie al libro “Genova nome per nome” di Carlo Gubitosa, Andrea Maurizi (all'epoca dei fatti non ancora ventenne) veste i panni dei numerosi personaggi che sono stati protagonisti di quelle giornate, con lo stile incisivo e necessario del teatro di narrazione. Nomi scelti soprattutto tra le figure legate al mondo del potere italiano, le cosiddette cabine di comando, abili poi a smarcarsi nel momento del confronto, anche di quello giudiziario. Riportiamo da Wikipedia: Il 7 aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato all'unanimità che è stato violato l'articolo 3 della Convenzione sul "divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti" durante l'irruzione alla scuola Diaz. Il 6 aprile 2017, di fronte alla stessa Corte, l'Italia ha raggiunto una risoluzione amichevole con sei dei sessantacinque ricorrenti per gli atti di tortura subiti presso la caserma di Bolzaneto, ammettendo la propria responsabilità.
La narrazione si intreccia ai ricordi personali dell’attore/autore (toccante il suo fortuito incontro con la mamma di Carlo Giuliani) e al percorso che l’ha spinto a creare lo spettacolo. Un moto di giusta indignazione sociale che appena riesce a stemperare il mantra dell'assurdo ritornello "botte, manganelli e sangue" che suona e risuona di continuo e del quale non ci libereremo mai. Una narrazione serrata e grottesca dei fatti che hanno segnato il G8 di Genova e le speranze di cambiamento di un’intera generazione che si sono poi dissolte nel nulla, come la possibilità di ottenere giustizia. Un racconto documentato che vuole mettere lo spettatore in condizione di chiedersi: “che cosa è falso di quel che mi hanno detto”.
Sangue dal naso è lo spettacolo più replicato del Teatro delle Condizioni Avverse con più di dieci anni di repliche in tutta Italia. Almeno questi interrogativi - sebbene teatrali - sono rimasti. Tutto il resto, comprese le principali responsabilità, è stato lavato via, come le macchie di sangue.
Teatro delle Condizioni Avverse
presenta
SANGUE DAL NASO
Scuola Diaz – Genova 2001
di e con Andrea Maurizi
luci e fonica Fabrizio D'Eletto
durata un atto unico di circa 100 minuti, esclusa indignazione









