Si apre il sipario e il pubblico ha il piacere di trovarsi nel caveau di una banca (la bella scenografia è di Augusto Sandri), dove entrano il direttore della filiale Tommaso (Andrea Dianetti) ed il prestigioso ed arrogante "cliente" Francesco (Fabrizio D'Alessio). E' venerdì pomeriggio e l'Italia si sta "fermando" per il rito dei riti: la partita della Nazionale agli Europei di calcio del 2016. Dall'atteggiamento dei due si percepisce immediatamente la sudditanza provata dal direttore nei confronti del cliente, suo coetaneo ed ex compagno di università. Sono entrambi laureati, anche se il "cliente" si rivolge costantemente al direttore con l'appellativo di "ragioniere".
Francesco ha l'esigenza di aprire, adesso, la propria cassetta di sicurezza, mentre Tommaso vuole affrettarsi per poter parlare con un cliente che lo sta aspettando in ufficio. Un correntista particolarmente difficile del quale vuole sbarazzarsi prima possibile. Improvvisamente entra nell'inaccessibile caveau un rapinatore (Gabriele Carbotti), vestito (i costumi sono di Nadia Salaris) come uno dei surfisti di "Point Break" (1991, di Kathryn Bigelow), ma con sul viso la maschera del presidente del Consiglio ("Non ho trovato quella dei presidenti degli Stati Uniti").
L'uomo è determinato a svuotare il caveau e minaccia entrambi con una pistola automatica, ma commette l'errore di far chiudere la pesantissima porta a tempo. I due diventano così ostaggi del malvivente, che a sua volta è ostaggio del sistema di sicurezza, malgrado ogni suo tentativo di sottrarsi al sicuro e prossimo arresto, quando e se verranno soccorsi.
I tre non hanno altra scelta che attendere il lunedì mattina, nessuno può sentirli e venire in loro aiuto, oltre a questo il sistema di aerazione forzata tra poche ore si fermerà, facendo anche mancare l'aria. E' assolutamente necessario risparmiare ossigeno, ad ogni costo. Anche sacrificando una o due vite, è questa almeno l'idea del rapinatore.
Partendo dall'escamotage drammaturgico della "stanza chiusa" e del passare lento ma inesorabile del tempo (citiamo un altro capolavoro: La 14a ora di Henry Hathaway), Gianni Quinto ha costruito - su richiesta della #Mainagioia Spettacoli (il testo è stato selezionato tra più di 100 altri copioni) - un divertente racconto, originale e ricco di tanti colpi di scena e cambiamenti di registro narrativo. Perché svelarli e togliere il piacere di andarli ad applaudire in teatro? Quindi non diciamo altro, ma confermiamo che c'è veramente molto altro.
La commedia si dipana molto velocemente, con una piena felicità di linguaggio, accelerando già dal primo minuto. Ostaggi e "rapinatori" (il plurale è voluto) si suddividono equamente lo spazio (e le battute), conducendo per mano lo spettatore in un divertimento intelligente e profondo, con ampi spazi di riflessione sul circuito bancario italiano, sulle modalità che conducono al debito (o al disastro economico) i piccoli risparmiatori, sulla cattiveria insita nell'essere umano, avvezzo (da sempre) ad essere forte con i deboli e debole (opportunista?) con i forti. Amarissima la riflessione che il rapinatore fa in scena, paragonando il centro commerciale Ikea con il parco dei divertimenti Gardaland: i nuovi poveri portano i figli al parco giochi del colosso svedese, non potendo offrire ai propri bimbi un solo giorno di vacanza. Mentre ci sono "altri" che possono permettersi di spendere 30.000 euro per una bottiglia di whisky. E questa non è un'esagerazione della commedia, ma il controsenso della società contemporanea.
Messa ottimamente in scena, "Claustrofobia" non conosce soste, i tre protagonisti sono perfettamente affiatati ed hanno tempi comici ottimali, rapidissimi e ben calibrati. Si tratta di una commedia e si ride molto, ma il retropensiero amaro, tipico della "black comedy", è costantemente presente e basterebbe veramente poco per trasformare il testo da comico a drammatico, ottenendo un pari effetto qualitativo. Abbiamo certezza che i tre attori in scena non avrebbero la minima difficoltà in questo, vista la loro piena padronanza del palco.
Da ricordare sempre che quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la banca, quello con la pistola diventa pieno di debiti: e anche questa non è drammaturgia, ma semplicemente dramma dei nostri tempi. Difficile chiedere qualcosa di più ad una sola serata teatrale, per di più con tag e taen compensabili con i soli applausi, senza ulteriori sorprese o clausole scritte in piccolo.
CLAUSTROFOBIA
di Gianni Quinto
con Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio e Andrea Dianetti
costumi Nadia Salaris
musiche originali Maurizio Pizzardi
regia Alberto Ferrari
scene Augusto Sandri
aiuto regia Ludovica Di Donato
produzione #Mainagioia Spettacoli e Matteo Fiocco
durata 105 minuti escluso intervallo









