Non tanto per il suo essere un irriverente spettacolo dalla forte matrice meta-teatrale, non per il suo farsi analisi della situazione attuale dello stato dell’arte in Italia, né tantomeno per la peculiare struttura drammaturgica messa in scena. O meglio, tutti questi sono elementi che, caratterizzando fortemente lo spettacolo scritto e diretto da Saverio Lisma, ne rendono necessaria un’analisi attenta e particolare. Ma ciò che rende difficoltoso esaminare questa commedia è principalmente il timore di cadere nei cliché propri della critica teatrale presi di mira (in maniera più che puntuale) per tutta la durata della messinscena. Partiamo dall’inizio, allora, e procediamo con cautela.
Lo spettacolo imbastito da Lisma è una divertente rappresentazione di tic, nevrosi, contraddizioni e paure di coloro che lavorano sul palcoscenico, fra la costante voglia di emergere e quella di regalare al pubblico emozioni forti (si perdoni il primo cliché, per l’appunto). Lisma, Andrea Narsi, Fabrizio Lombardo e Alessio Piazza interpretano quattro attori impegnati nelle prove di uno spettacolo sulle Brigate Rosse, recitando un testo il cui significato più profondo trascende la struttura narrativa di facciata. Le prove sono infatti intervallate da costanti riflessioni sulle tematiche proprie degli anni di piombo, da dibattiti che hanno l’obiettivo di sviscerare motivazioni e scelte di quel periodo, per rendere il tutto più realistico possibile. E qui, in questa scelta drammaturgica, c’è la prima lettura meta-teatrale che si può dare a L’operazione. Lo spettacolo, difatti, proprio come la sua controparte fittizia, porta avanti una riflessione molto complessa su quello che deve affrontare chi ha deciso di fare dell’arte un lavoro, con le bollette da pagare, una famiglia da mantenere, o semplicemente un’integrità artistica e morale che solo idealmente rimarrà sempre integerrima. Il tutto è reso molto più godibile dal registro prettamente comico che si è utilizzato. Attori che sono costretti a fare i conti non solo con il valore di ciò che portano in scena, come piacerebbe credere, ma con i biglietti venduti e con ciò che altre persone, i critici, quelli affermati, diranno di loro una volta visionato lo spettacolo. Sempre se lo visioneranno. E così, per quanto i quattro personaggi che si muovono sul palcoscenico cerchino in tutti i modi di concentrarsi unicamente su come rendere il loro prodotto emozionante, profondo, significativo, i loro sforzi si vanificano nel momento in cui il critico più temuto di tutti, e per questo il più rispettato, non trova il tempo per andarli a vedere, nonostante i loro sforzi per blandirlo. Sarà allora che la finzione prenderà il posto della realtà scenica e gli attori si fonderanno con i loro personaggi.
L’operazione è uno spettacolo – per usare un termine caro al personaggio interpretato da Lisma – “naturalista”, nel quale la trama effettiva, lo svolgersi degli eventi e le loro conseguenze sono messe in secondo piano rispetto alle storie dei protagonisti, alle loro vite, ai loro pensieri, resi palesi battuta dopo battuta. In effetti, una trama organica è quasi assente in questa commedia, non si è portati a concentrarsi sul “cosa”, quanto sul “come”. In pratica, si rappresenta qualcosa (l’evoluzione di uno spettacolo) per parlare d’altro. Si cattura l’attenzione dello spettatore, facendola propria, per poi catapultarla in un discorso completamente differente. E possiamo dire che gli intenti sono stati ampiamente raggiunti. L’efficacissima evoluzione narrativa è resa al meglio grazie al lavoro dei quattro interpreti, tanto calati nei panni dei propri personaggi da riuscire a renderli in maniera tanto vivida e tridimensionale, da rendere difficile distinguere, in certi momenti, finzione da realtà. È ovvio che questo sia il fine ultimo di ogni spettacolo teatrale, ma è tanto più interessante da vedere quando la materia trattata rende necessari i tanti cambi di voce, registro e gestualità come quelli visti in scena. L’inestricabile unione fra gli attori della finzione e i propri personaggi, che arriverà al proprio apice nel finale dello spettacolo, è esplicitata ancora di più dall’essenzialità della scenografia e dalla scelta dei costumi, funzionali a far immergere lo spettatore, anche visivamente, nel periodo oggetto dello spettacolo.
Questa commedia è stata un’ottima sorpresa di fine anno, che è riuscita a coniugare un messaggio caro a regista e interpreti (e si vedeva) con una recitazione perfetta per il testo proposto. Non è mancata qualche piccola sbavatura e alcune parti sono risultate essere un po’ lunghe, andando ad appesantire l’intera struttura drammaturgica (paradossalmente, proprio alcune scene pensate per strappare una risata in più allo spettatore sono fra le meno riuscite) ma questo di certo non ha inficiato l’eccelsa riuscita generale. Ultimo punto che è importante sottolineare: noi di m&s siamo venuti volentieri a teatro per assistere a questo spettacolo, speriamo che Lisma, Lombardo, Narsi e Piazza, i protagonisti de L’operazione, se lo siano segnato e non ci vengano a rapire a casa. E ci scusiamo con loro per il forse eccessivo utilizzo di aggettivi, speriamo ci possano perdonare.
L’OPERAZIONE
testo e regia Rosario Lisma
con Rosario Lisma, Fabrizio Lombardo, Andrea Narsi, Alessio Piazza
e con Gianni Quillico
luci Luigi Biondi
costumi Neva Viale, ripresi da Simona Dondoni
tema musicale Gipo Gurrado
realizzazione scene Opificio Creativo di Marcello Prandina
aiuto regia e direzione tecnica Francesco Traverso
assistente alla regia Alessia Donadio
produzione Elsinor Centro di produzione Teatrale
in collaborazione con Jacovacci e Busacca
durata 1 ora e 45 minuti senza intervallo








