Tosca, tra ieri e oggi (recensione)

La celebre opera di Giacomo Puccini è andata in scena al Teatro Unione, sala comunale della città di Viterbo

immagine del cast in scena
m&s - una scena di Tosca (foto © Claudio Cavalloro)

Quattro morti violente, praticamente una strage. Angelotti si uccide, Scarpia viene accoltellato, Cavaradossi cade a colpi di fucile e Tosca si butta dal torrione di Castel Sant’Angelo. E’ la Tosca di Giacomo Puccini, una delle opere più rappresentate al mondo, di straordinaria ricchezza musicale con leitmotiv che si intrecciano e s’avvolgono in un frenetico e incalzante alternarsi.

A Viterbo ha avuto molti precedenti, alcuni stellari come quello del 1972, con una giovane Raina Kabaivanska. L’altra sera (14 dicembre) Tosca è stata riproposta all’Unione di Viterbo sotto la direzione di una donna (forse la prima volta dal 1855 anno di inaugurazione del teatro comunale), Isabella Ambrosini, che insieme all’associazione “InCanto” s’è votata alla mission di diffondere il melodramma e di valorizzare i giovani talenti: “Per noi donne è dura poiché le direzioni artistiche e le Fondazioni liriche preferiscono i direttori uomini e magari anche stranieri. E’ la prima volta che dirigo a Viterbo in questo splendido teatro ed è la mia prima Tosca. L’emozione c’è tutta”.

L’idea di regia (Patrizia Di Martino, figlia d’arte) è stata quella di proporre una scenografia su due livelli. Uno leggermente rialzato che appartiene a ieri, con il barocco di Sant’Andrea della Valle, l’affresco di Palazzo Farnese, l’agro romano e i merli di Castel Sant’Angelo fissati nei video-scena di Roberto Carotenuto. L’altro a pelo di palcoscenico riferito ai giorni d’oggi con i costumi di oggi, i movimenti di oggi, peraltro ben rappresentati, come ha saputo fare Silvio Riccardi con un sagrestano del tutto originale, tipo sessantottino. Il suo Angelus lo ha dimostrato. Una sorpresa l’apparizione di una ninfa (Eleonora Leonori) al posto del pastorello a rievocare l’antica Roma tra immagini di ruderi, prati e pecore.

L’Orchestra Roma sinfonica ha dovuto far virtù di un golfo mistico ridotto, tanto da non poter accogliere alcuni strumenti ingombranti come arpa e contrabbassi che sono stati dirottati nelle due barcacce laterali. Ne hanno sofferto talune sonorità soprattutto nel Te Deun in cui si è fatto troppo ricorso a suoni di campane per scandire i tempi del “Va’ Tosca”.di Scarpia, qua e là sopraffatto dagli ottoni. In compenso l’impatto visivo è stato appagante, con prolungati applausi.

Il direttore Ambrosini s’è molto impegnato a tenere le cadenze giuste tra voci ed orchestra, manifestando mestiere e padronanza nel black out del secondo atto tra Scarpia e Spoletta con sequenza ripetuta (Ho mutato d’avviso...). Ardito, anche se le cronache di oggi ci hanno abituati a tutto, il tentativo morboso di Scarpia di conquistare Tosca. Si slaccia i pantaloni, scopre la gamba della “vittima” , ma si deve frenare all’ingresso di Spoletta. Nella scena che segue si raggiunge l’attimo più atteso. Scarpia stramazza a terra col petto insanguinato e il “coltello piantato nel cor”. La scena è densa di pathos ed ha pienamente soddisfatto l’immaginario. Tosca sistema ai lati del cadavere due candelieri e il crocifisso sul petto del suo aguzzino in coincidenza con un acuto improvviso delle viole e di alcuni fiati sul rullo di tamburi in lontananza. Scena di rara emotività, ben resa.

Qj Ling, originaria di Pechino, ha dimostrato di avere una bella voce e buone qualità nella tenuta degli acuti. Ha fatto meglio nel secondo e terzo atto, dopo un inizio condizionato dall’ emozione. Pregevole il “Vissi d’arte” svolto con sapiente adesione alle indicazioni della partitura. Deve migliorare nella dizione, ma è giovane e avrà modo di farlo. Voci promettenti, dai buoni fondamentali, quelle di Alessandro Fantoni (Cavaradossi) e Alessio Quaresima Escobar (Scarpia). Inoltre Andrea Carcassi (Angelotti), Andrea Raiti (Spoletta), Coro Roma Tre, costumi Daniela Guastini, arredi Anastasia De Lorenzis, acconciatura e trucco Sergio Tirletti.

Teatro mezzo pieno e mezzo vuoto, malgrado l’ingresso gratuito. E’ un modo per avvicinare il pubblico (ce lo auguriamo) ad un genere di rappresentazione che, malgrado tutto, resiste nel tempo, grazie anche ad associazioni come “InCanto”.

Vincenzo Ceniti

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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