Mi hanno rimasto solo (recensione)

Anche questo ennesimo tentativo di "essere rimasto solo" è andato a vuoto: fortuna sua!

immagine di un uomo con le mani sopra la testa
m&s - Michele La Ginestra in Mi hanno rimasto solo (foto di Massimiliano Fusco)

Iniziamo a sospettare che Michele La Ginestra, protagonista dello spettacolo (ma ne è anche autore e regista), lo dichiari sempre e solamente per pura scaramanzia. "Mi hanno rimasto solo" è il titolo dello spettacolo ma è anche il modo con cui l'attore romano esorcizza, oramai da anni (e ne sono passati più di 10, vedi l'esplicativo sottotitolo), il momento di panico che ogni artista prova prima di andare in scena, nel chiuso del suo camerino. Quello stato di ansia - che fa anche parte del mestiere, in realtà o leggenda che sia - che si concretizza con una sola frase: "ma stasera ci sarà gente?".
Fortunatamente (e meritatamente) per lui, ma anche per il pubblico che torna e ritorna ad applaudirlo, la gente c'è e torna sempre, basta che lui salga sul palco. Forse in virtù della "leggera" consapevolezza che nessuno possa e voglia fare questo sgarbo. Non si sa mai che potrebbe anche andare a recuperare gli assenti a casa!

Il protagonista gioca con un palcoscenico vuoto e racconta al pubblico, al teatro e anche a sé stesso il suo sogno: poter interpretare ogni sera un personaggio diverso. Il teatro, accondiscendente, lo ascolta e decide di diventare il suo più fedele sostenitore. Ed ecco che si apre il cassetto dei ricordi e ne vengono fuori testi, magari anche dimenticati o accantonati, costumi e musiche, idee buone e già sfruttate o novità: insomma tutto quello che serve per realizzare uno spettacolo. Un piacevole divertimento teatrale difficile da recensire, perché mai uguale a sé stesso, pur mantenendo una linea drammaturgica che non può e non deve mai cambiare. A conti fatti lo abbiamo visto tre volte in tre stagioni e in tre diversi teatri ed è sempre stato diverso, ma coerente. Alla continua ricerca del contatto con il suo pubblico, Michele La Ginestra ne cerca la costante partecipazione, con un continuo offrire "piatti d'argento" per cui lo spettatore si sente autorizzato a intervenire, in un contesto che si avvicina all'avanspettacolo di una volta e nel quale l'artista si trova a proprio agio, sicuro del suo mestiere e consapevole del risultato delle “imbeccate”.

In "Mi hanno rimasto solo” c’è veramente posto per... tutto! L’omaggio a Ettore Petrolini (una delle figure artistiche più sinceramente ammirate, non solo da Michele), il sonetto dedicato alla "Amatriciana", Leonardo da Vinci e Cappuccetto Rosso, uno sfortunato - e melanconico - giocatore di calcio (il "Mortazza" (calciatore di serie A con il Bari, poi ceduto alla Ternana). Il divertentissimo "Don Michele", sacerdote molto "sui generis", uno dei suoi personaggi di maggior successo e per questo ricorrente. I pensieri malinconici di un figlio nei confronti di una figura paterna venuta a mancare. Michele La Ginestra è abile nel toccare tutti i generi teatrali, giocando sulle psicologie umane più e meno comiche, con una piena visione di insieme, tenuta del palco (quasi un'ovvietà scriverlo) e interazione con i presenti. 

Il testo non è semplicemente comico, ma è anche ragionato, costruito per parlare ad un pubblico pensante che, a sua volta, non si limita ad ascoltare, ma risponde attivamente alle sollecitazioni. La Ginestra racconta la sua storia personale con il teatro, il suo desiderio di vivere ogni sera una nuova avventura e di come il teatro lo esaudisca, presentandogli ogni volta nuove storie e altrettante avventure: le stesse che riesce a trasmettere agli spettatori, trascinandoli - senza possibilità o volontà di sottrarsi - all'interno di questo caleidoscopio di desideri. Non ci stupiremmo se, nel corso di un'ennesima replica, richiedesse la presenza fisica degli spettatori accanto a sé, per una partecipazione ancora più diretta. Più non "rimasto solo" di così, non sappiamo cosa potrebbe fare.

Teatro 7 presenta
MI HANNO RIMASTO SOLO
... dieci anni dopo
di e con Michele La Ginestra
e con Alessia Lineri, Irene Morelli, Alessandra Fineo
al piano Paolo Tagliapietra
il monologo su Leonardo è di Alessandro Prugnola
disegno luci Francesco Mischitelli

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings