I tre moschettieri (recensione)

Sono sei i protagonisti de "I Tre Moschettieri" non di Dumas (né padre e né figlio), ma di Ammendola & Pistoia

una scena dello spettacolo
m&s - una scena dello spettacolo (foto © media & sipario)

Li abbiamo già incontrati come uomini stregati e successivamente "targati Eva", li ritroviamo (sempre lo stesso cast), arricchiti ulteriormente dalla presenza di Vanina Marini, alle prese con un grande classico della letteratura "cappa e spada", ovviamente alla maniera di Pino Ammendola e Nicola Pistoia, un sodalizio autoriale che, in circa tre anni, ha sfornato almeno 4 commedie, utilizzando una vivace compagine di interpreti - ovviamente cambiati negli anni - per dare maggiore incisività ai propri racconti.

Teatro Manzoni, pubblico accomodato (nella realtà della programmazione di stagione) e sala completamente vuota (nella realtà della finzione teatrale), dagli altoparlanti si diffondono inequivocabili le prime spaventevoli note del tema musicale che i Goblin hanno composto per "Suspiria" di Dario Argento (1977). Nel buio più totale alcune torce illuminano i passi di misteriose figure. "Aspettate! Ho un dubbio atroce. Signorina, è sicuro che qua fuori il furgoncino è parcheggiato bene?". Già basterebbe questa battuta per farci capire che non ci troviamo in una rappresentazione horror. Poi, una volta che il gruppetto ha raggiunto il palcoscenico e viene accesa la luce abbiamo la certezza di trovarci in una commedia. L'incipit del teatro al buio e gli operai ci hanno ricordato "Muratori" di Edoardo Erba, opera che uno dei due autori - Nicola Pistoia - avrebbe poi rappresentato per molti anni, sarà un segno del destino o lo sapeva al momento della scrittura? probabilmente non lo sapremo mai.

Non siamo né a Parigi, né all'Opera e la giovane donna non è Christine (cit.), di conseguenza sul tavolato ci sono tre uomini (Enzo Casertano, Lallo Circosta e Giuseppe Cantore), presumibilmente operai, visto che indossano delle tute da lavoro dove campeggia la scritta D.U.M.A.S. (ogni riferimento è puramente voluto). Sono accompagnati da una ragazza in tailleur, la destinataria della richiesta di rassicurazione sul parcheggio. Max (Lallo Circosta) e Pino (Giuseppe Cantore) sono i titolari di una piccola ditta di disinfestazione, Nicola (Enzo Casertano) è il loro lavorante "scemo", reso così dalla sepazione dalla moglie (palese prequel di una stessa caratterizzazione di personaggio che funzionerà bene anche in seguito), Lucia (Vanina Marini) è la maschera della sala, con una promettente ma passata passione artistica per il mondo dell'Opera. Da circa 3 giorni la compagnia e il regista impegnati nelle prove teatrali de "I Tre Moschettieri" lamentano strani rumori e la sparizione dei loro tramezzini, segno evidente della presenza di un topo, per questo è stata chiamata la "prima azienda" di Roma nella derattizzazione, i nemici naturali dei topi, almeno secondo loro, la Derattizzazione Universale Metodo Ascanio Semola (il papà di Pino).

I tre iniziano (o almeno pensano di) il loro lavoro di "mousebusters", ma vengono interrotti dal brusco ingresso in scena di un uomo in abiti di scena che afferma di essere D'Artagnan (Fabio Avaro). L'uomo si esprime con il linguaggio del romanzo di cappa e spada, è palesemente alterato e maneggia pericolosamente una spada. I tre, spaventati e minacciati, non hanno altra alternativa che assoggettarsi alle richieste dell'invasato e rivestire i panni dei compagni di avventure del famoso spadaccino di Francia. Il mistero viene quindi svelato. Il "topo" non è altri che Dario Maria Palermo, attore e proprietario del teatro, costretto dal regista (raccomandato) a rinunciare al suo primo ruolo di guascone, perché oramai troppo vecchio (anche l'età scenica ha un suo limite) ed è quindi scomparso nei tanti anfratti del teatro, perduto il senno come Orlando. La situazione precipita quando Dario Maria ritorna sul palcoscenico, ma stavolta tenendo sotto la minaccia di un coltello una giovane ragazza, legata e imbavagliata. Ai suoi occhi si tratterebbe della vera Milady, in realtà è Marcella (Ramona Gargano) una procace attrice della compagnia, forse sentimentalmente vicina al suo primo attore.

Lucia, segretamente (ma non troppo) innamorata dello sposato "Maestro", aiutata (per modo di dire) dai tre operai e dalla giovin attrice (che ovviamente detesta) escogita quindi un piano per bloccare Dario Maria e cercare di riportarlo a ragione, anche per riuscire ad uscire dalla sala, dove "D'Artagnan" li ha tutti segregati. Tra vivaci dialoghi surreali e sgrammaticati (in stile "Totò e Peppino") tutta la commedia si poggia sulla velocità di esecuzione e affiatamento del cast artistico che, nel pieno rispetto del motto "Tutti per uno...", si palleggia vivacemente la vis comica, mantenendo alto il ritmo e incrociando spesso volentieri il fioretto della battuta con le risate del pubblico. Il tema, che sarebbe potuto essere molto interessante, della mancata accettazione del ticchettio biologico artistico viene appena sfiorato, preferendo spingere esclusivamente sul taglio comico. Così come si sorvola sui rapporti sentimentali del primo attore.

Si esce dalla sala dopo due ore di piacevole intrattenimento, ma non siamo certi che una volta tornati a casa si abbia la voglia di riprendere in mano il romanzo originale di Alexandre Dumas per ricercare analogie (poche per la verità) e differenze, perché "Lei non è quello che sembra. Dietro a quel volto si cela un'altra", dichiara D'Artagnan, "Infatti fa la maschera", gli risponde Nicola. Appunto, puntualizziamo anche senza che ce ne sia bisogno noi. In ogni caso Fabio Avaro indossa i panni del moschettiere in maniera perfetta. Chissà che non sia un suggerimento per una prossima opera, ma drammatica. En garde!

Centro Teatrale Artigiano
presenta
I TRE MOSCHETTIERI
di Pino Ammendola e Nicola Pistoia
regia Luca Negroni
con Enzo Casertano, Fabio Avaro, Lallo Circosta, Giuseppe Cantore, Ramona Gargano e Vanina Marini
scene Teatro Artigiano
costumi Sorelle Ferroni
luci e fonia Andrea Avena
sarta Elisabetta Viola
effetti speciali Mizar Antuoni
macchinista Ruslan Bardetskyl
amministratore Giuseppe Varano
durata 1 ora e 45 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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