Il viaggio di Amnesia (Augusto Fornari) è un viaggio clandestino, senza formale autorizzazione, perché, come ci annuncia l'estensione del titolo dello spettacolo, il titolo di viaggio non è stato convalidato. Ma questo frangente non sembra spaventare il protagonista, o meglio lo sarebbe solo se si ricordasse di non averlo pagato, come di non aver fatto o di aver fatto - ma senza aver lasciato traccia nella sua memoria esasparatemente selettiva - ma senza conseguenza alcuna, proprio per la mancanza di ricordi. Il viaggio che dal palco Augusto Fornari guida è un percorso lucido nella mancanza di "tutto" e Amnesia è molto abile nel destreggiarsi in questa sua impostazione di vita e mentale. È un viaggio semikafkiano nella realtà di tutti i giorni, filtrato attraverso lo sguardo ironico e stralunato di un uomo che, avendo perso la facoltà di conservare la memoria, diventa capace di osservare i fatti con una lucidità maggiore degli altri, trasformando la debolezza in forza assoluta.
Augusto Fornari è il signor Amnesia, un nostro contemporaneo dotato però di merce piuttosto rara, oggigiorno, la sensibilità. Si chiama e lo chiamano Amnesia perché... perché su questa prima pausa il signor Amnesia ha costruito e costruisce l'unico modo per proteggere la sua mente e la sua esistenza dagli altri, dimenticare. Augusto Amnesia lucidamente, perché lo è, applica su di sé la quintessenza della protezione dal mondo e dal micromondo, dagli affetti e dai malvagi, da chiunque impattando contro di noi in forma aggressiva attiva uno scudo istitintivo, dettato dal ricordo di, a titolo di esempio, la prima sensazione di pericolo all'avvicinare la mano al fuoco o a una pentola di acqua bollente. Non c'è grido di allarme di una mamma apprensiva o premurosa, perché non ricorda il pericolo, non ha già vissuto la bruciatura, è totalmente neutro di fronte alle avversità, con un principio talmente basico da assumere altissimo valore che se non conosci non può farti del male.
E partendo da questo presupposto, Amnesia propone dal palco una serie nutrita di esempi all'interno dei quali tutti possiamo riconoscerci, perché non abbiamo applicato la sua stessa protezione, di conseguenza possiamo soffrire, gioire, emozionarci fino alla commozione, ridere di gusto. Noi possiamo provare un sentimento, Amnesia no, lui dimentica con la stessa rapidità con cui illustra una situazione e passa alla successiva. A conti fatti, e spettacolo concluso, forse ha proprio ragione lui. Basta subire fino all'estremo l'oramai inarrestabile flusso di stimoli, ovviamente con i negativi si bloccano anche i positivi (in stile "butto l'acqua sporca con il bambino anche"), ma è un rischio che si deve correre, se si vuole riuscire a sopravvivere. E a giudicare dalla calma e rilassatezza che Amnesia ostenta, forse la sua strategia - a ricordarla - non è poi così sbagliata.
Abbiamo incontrato un artista intelligente e divertente, capace di suscitare il sorriso e allo stesso tempo il pensiero, con una giusta ed equilibrata miscellanea di entrambi. Abbiamo avuto il piacere di condividere la sua visione disincatata dell'uomo e della società in cui vive. Ci rendiamo conto che non capita tutti i giorni e per non correre il rischio di dimenticarcelo, scriviamoci un biglietto (o un articolo), casomai dovesse capitare anche a noi una forma leggera o importante di amnesia. Ma cosa dovevamo scrivere?
AMNESIE DI UN VIAGGIATORE SENZA BIGLIETTO
di e con Augusto Fornari
regia Massimiliano Giovanetti
musiche Stefano Fresi









