Ci sono spettacoli che si fanno ascoltare prima ancora che comprendere. Il tango delle capinere è uno di quelli.
Interpretato da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, uno schermo vivente di complicità, energia e memoria, racconta un amore che comincia dalla fine e torna lentamente all’inizio, come se la memoria, a tratti, avesse bisogno di tornare indietro per non smettere di esistere.
La scena è ridotta all’essenziale, ma carica di significato. Due bauli, una quadratura nera, qualche cordoniera di lampadine gialle a disegnare un tempo sospeso. I bauli, veri protagonisti silenziosi, sono tutto: soglia d’ingresso e d’uscita, camerino per i cambi d’abito, custodi delle trasformazioni, scrigni del tempo. I due attori vi entrano e ne escono, si spogliano e si rivestono a vista, come se cambiando i vestiti si potesse davvero attraversare una vita.
Le luci non si accendono da sole. È la donna in scena ad avviare la festa. Con un gesto misurato accende le cordoniere a vista all’inizio e le spegne alla fine, come se il racconto potesse esistere solo nel tempo in cui quelle lampadine restano vive. In mezzo, si accende la vita. L’ingresso dei due, mascherati da anziani, spiazza. Le maschere sono grottesche, marcate, quasi caricaturali. Ma bastano pochi istanti - una carezza, una danza, uno sguardo - e tutto cambia. Quelle maschere si dimenticano, si sciolgono nei gesti. Quello che resta è un sentimento puro, tenero, che percorre il corpo prima ancora della voce. Tra loro si avverte una bella energia scenica: una complicità che si fa gesto, ritmo, memoria. Molti lazzi attraversano i passaggi più quotidiani, con registri a tratti clowneschi, dove l’amore si mostra anche nella goffaggine e nell’umorismo.
La parola qui è marginale. Poche battute, captate da microfoni panoramici, sparse con parsimonia. È la musica a tessere la trama. Costante, mai decorativa. Le note di un carillon, un tango, il twist, le voci di Morandi, Vianello, Rita Pavone, il Quartetto Cetra… ogni brano è una soglia che apre un ricordo. Si balla, si ride, si torna bambini, si diventano sposi, si fanno giochi natalizi, si sogna. E il tempo, intanto, si srotola all’indietro, lasciando sul palco frammenti di una felicità coraggiosa.
La regia di Emma Dante è sobria, essenziale, quasi ritirata (diversa da come la si aspetta da un nome del genere). Traccia un solco lineare, affidandosi più alla precisione dei corpi che agli artifici del teatro. Nessuna estetica ornamentale, solo un ritmo fatto di gesti veri, spesso però riconoscibili.
Un teatro che respira col respiro del cuore. Poi, quasi sul finale, arriva quella canzone. Il tango delle capinere. Una melodia antica, familiare, che pare uscire da una vecchia radio. Ma le capinere, in fondo, sono più di un titolo. Un’ombra leggera che attraversa la scena, un canto discreto al tramonto. Si dice che cantino al crepuscolo, e non è difficile crederlo osservando Civilleri e Lo Sicco danzare in quell’ultimo tempo. Forse sono ricordi, forse presagi. Forse è solo il modo in cui l’amore continua a parlare quando tace. Rimangono dentro come quel bacio mai dato o quella carezza negata. E il sipario non fa rumore quando cala.
Il finale non esige lacrime. Esige l’ascolto. L’uomo si lascia cadere, lei lo accoglie, lo veste, lo culla. Poi lo adagia nel baule, con cura e silenzio. Ma non resta sola. Anche lei, senza clamore, vi entra. E le luci, come all’inizio, si spengono. Il baule, custode di vestiti, danze e tempo, si fa cassa del ricordo. Ma non c’è tragedia nella sua chiusura: è il modo in cui la memoria continua a esistere. Forse è lì che finiscono. O forse, semplicemente, è da lì che ricominciano. Il pubblico resta sospeso. Poi un applauso. Ma prima, un silenzio. Colmo. Come quando, dopo un sogno, non si vuole svegliarsi troppo in fretta.
Atto Unico
in coproduzione con
Teatro Biondo Palermo
Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale
Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Carnezzeria
Théâtre des 13 vents, Centre dramatique national Montpellier
MA scène nationale – Pays de Montbéliard
in collaborazione con
Sud Costa Occidentale
presenta
IL TANGO DELLE CAPINERE
regia Emma Dante
con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco
luci Cristian Zucaro
assistente alla regia Daniela Mangiacavallo
organizzazione Daniela Gusmano
tecnico in tournée Marco D’Amelio
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
durata un atto unico di un'ora









