Torna in scena, purtroppo per pochi giorni e solo a Udine, anche se a nostro avviso dovrebbe essere distribuito capillarmente in tutte o quasi le sale teatrali.
Udine, Teatro San Giorgio, dal 17 al 19 dicembre 2026, alle ore 21
Cosa può essere più straziante per una madre se non la perdita dei propri figli? E cosa è possibile ancora aggiungere all'immenso dolore provato se non l'incertezza totale sul destino di due "bambine", strappate al loro futuro dalla lucida follia di un padre, che prima di essere tale è stato, appunto, folle?
A tutto questo strazio, così immenso da non poter essere compreso, si aggiunga l'indifferenza di un mondo esterno parzialmente disinteressato alle vicende personali della protagonista - purtroppo reale - della trasposizione teatrale "Mi sa che fuori è primavera", testo progettato e interpretato da Gaia Saitta, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, basato sulla storia vera di Irina Lucidi, raccontata, in un libro autorizzato, da Concita De Gregorio.
Irina è un brillante avvocato con una splendida carriera di fronte a lei, è italiana, vive e lavora in Svizzera e purtroppo per lei si innamora del collega svizzero Mathias. Prima di rendersi conto di quello che non funziona, Irina rimane incinta di due gemelle, Alessia e Livia, il matrimonio e la convivenza sono la logica conclusione, una scelta tragicamente sbagliata se analizzata a posteriori, ma i drammi piccoli e grandi non sono mai stati evitati "dopo", in mancanza di uno strumento che riesca a riavvolgere la nostra esistenza.
Il rapporto affettivo con Mathias precipita quasi immediatamente, l'uomo presenta troppi disturbi del comportamento (analisi sempre fatta a posteriori) per poter crescere con serenità le bambine e assicurare quel sostegno umano che ogni persona cerca (e dovrebbe sempre ottenere!) nel suo compagno. I due si separano e iniziano le classiche beghe da ex coppia. Irina è convinta di aver fatto la cosa giusta, deve solo pazientare perché il divorzio sia definitivo, vengano risolte le problematiche economiche, Mathias intesti a sé l'auto di famiglia che si è trattenuto, ma le multe continuano ad arrivare alla mite Irina. Lo è troppo? Anche questa è una valutazione a posteriori, inutile, ingiusta e tutto sommato molto crudele.
L'ex marito, ma ancora padre, l'uomo che seminava post-it in tutta la casa raccomandando come le bambine dovessero essere vestite (con un meticoloso elenco dei capi da indossare in sequenza) o come dovesse essere scaldato il latte per la colazione (prendi un bricchetto, apri il frigorifero e versa il latte nel bricchetto, accendi il gas e controlla che il latte non esondi bollendo), scompare con le bambine di 6 anni, gettando Irina nel panico e nella disperazione. Per cinque lunghissimi giorni non si hanno notizie.
Dopo sapremo che l'uomo - che aveva sottratto dalla casa due enormi sacche da vela - ha attraversato senza problemi il confine tra la Svizzera e la Francia, è arrivato in Corsica, poi in Italia, dove si è suicidato, mettendo un ulteriore ostacolo burocratico-giuridico (tre diverse nazioni coinvolte, tre polizie, tre magistrature, tanta - troppa - inutile carta) a una tragedia probabilmente avvenuta, ma senza la certezza assoluta, anche se “Il silenzio è la prova che non ci sono più”.
La disperazione di Irina, raccontata con la massima intensità da una bravissima interprete, è quindi palese e partecipata dal pubblico, coinvolto attivamente, anche da parte di chi non è madre, perché non occorre esserlo per comprendere il dolore che può provare. Ma Irina non ha attorno a sé solo conforto, ha anche indifferenza e meschinità (indecente la richiesta di saldo della parcella da parte dell'analista dell'uomo), sono poche le persone che le sono accanto, che riescono a darle quel sostegno che permette di sopravvivere alla mancanza più grande che una madre può provare.
Irina lotta contro tutti e contro tutto, contro la burocrazia svizzera, contro la disattenzione di chi dovrebbe indagare, contro i giudizi taglienti e sprezzati di chi non le perdona di essere - lei - ancora viva e di aver trovato, a distanza di molto tempo, un momentaneo sollievo nel sorriso spagnolo di Luis, l'uomo che ora le è accanto e che non tenta - perché non potrebbe mai riuscirci - di farle dimenticare, ma "Mi lascia piangere quando arriva il pianto. Poi mi prende la mano e mi dice, ora andiamo”.
"Mi sa che fuori è primavera" comunque non è e non vuole essere "solo" uno spettacolo drammatico, ma è la storia di una donna che ha scelto disperatamente di vivere. Una donna che resterà sempre madre, anche se le figlie probabilmente non ci sono più. Una donna che ha imparato a convivere con la presenza di chi manca, con l’elefante rosa che apparteneva alle due bambine e che ostinatamente (ma anche dolorosamente) è sempre presente nella sua vita. Un monito per un ricordo che non è e non sarà mai dimenticabile. Una vita impossibile e un'ammirazione sconfinata per il coraggio di questa donna.
Abbiamo avuto la fortuna di assistere due volte a questo intenso lavoro. Prima il debutto teatrale per Quartieri dell'Arte, poi lo abbiamo ascoltato su Radio 3 dove, avendo già appagata la necessità visiva, è stato ancora più intenso, permettendoci di scoprire altre sfumature che i nostri sensi, in precedenza, non avevano colto. Il racconto per voce unica ha così ancora più forza ed è ancora più naturale farsi trasportare dalle emozioni.
Se il titolo ci consegna il senso della "primavera", un sintomo di speranza, perché proviamo un senso di vuoto quando termina? Un vuoto che può essere cancellato solo nel momento in cui ritroveremo i segni inequivocabili e rassicuranti della presenza dei nostri figli, una presenza che per Irina sappiamo rimarrà solo un ricordo. Il vuoto si riempie e il pensiero va verso la donna che non conosciamo, ma che Gaia Saitta ci ha reso così vicina, al punto da tenderle virtualmente una mano per farle sentire che le siamo vicini. Servirà a poco, probabilmente non a lei, è più facile che serva a noi.
Scheda Spettacolo
- Titolo: Mi sa che fuori è primavera
- Trasposizione teatrale: dall'omonimo libro di Concita De Gregorio
- Progetto e interpretazione: Gaia Saitta
- Regia: Giorgio Barberio Corsetti
- Scene: Giuliana Rienzi
- Luci: Marco Giusti
- Video: Igor Renzetti
- Suono: Tom Daniels
- Costumi: Friederick Denis
- Stagione teatrale: 2017/2018
- Voto: ★★★★★ (5/5 stelle)
- Torna in scena: Udine, Teatro San Giorgio
- Date: 17 - 18 - 19 dicembre 2026, alle ore 21
- Biglietteria: +39 0432 506925 -
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