Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni. Che mi sia dato allora di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere, Italo Calvino
Assieme alla visione, l'ascolto, di "passi" non di danza, ma di "pensieri", con estratti dalle poesie di Mariangela Gualtieri, Marina Cvetaeva, Jalal Al-Din Rumi e di altri autori, conosciuti o meno. Il risultato è un naturale accompagnamento sensoriale che permette alla mente di seguire e spaziare i danzatori impegnati sul palco, ma allo stesso tempo permette di inseguire cerebralmente quello che si vede nel connubio con quello che si sente.
Sul palco ci sono due figure.
Una è su una poltrona, l'altra a terra. Cominciano a muoversi, con movimenti rigidi, sincopati ed elettrici, sembra quasi siano incatenati a qualcosa e che faticosamente stiano cercando di "sciogliere" i muscoli dalla tensione e da queste invisibili briglie che non riescono a farle muovere in maniera naturale. Forse si stanno svegliando da un incubo, oppure è lunedì mattina e il sonno non riesce ad abbandonarle. Ma bisogna affrontare la nuova settimana, anche se il principale desiderio sarebbe altro. Ci ricordano i tentativi di librarsi in volo di molti protagonisti della letteratura per l'infanzia, spesso (anzi sempre) rappresentati da animali. Fra tutti "Il gabbiano Jonathan Livingston" (di Richard Bach, 1970) e la "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" (di Luis Sepulveda, 1996).
Sul palco ci sono quattro figure, tre donne ed un uomo.
Si muovono, si fermano, danzano: i loro movimenti si fanno di volta in volta più naturali o si irrigidiscono nuovamente a seconda della musica, ma anche della consapevolezza che i loro arti, così come i loro pensieri, possono trasformarsi in ali e prendere il volo se solo ci si scrollasse la pesantezza che la vita, nostro malgrado, spesso ci infligge. Una pesantezza che può essere rappresentata da una giacca, che si deve prendere il coraggio di togliersi, per lasciare libere le ali e dispiegarle. Una pesantezza che ci fa rimanere sul ciglio di un'immaginaria e vertiginosa altezza dalla quale potremmo buttarci senza paura se sono riuscissimo a liberare le nostre ali dalle catene che ci tengono imprigionati e che ci fanno immaginare la paura della caduta e non la bellezza del volo.
Laura Zollet (alla guida della Compagnia Antratto assieme ad Anetta Lagowska) ha disegnato la coreografia di una danza contemporanea esemplificativa di una lotta continua, con sé stessi e con gli altri, testa nella ricerca della chiave per aprire le catene o della forza necessaria per spezzarle. I ballerini cadono, si rialzano, giocano e nella ricerca della loro loro vero io trovano anche giochi di bambino, l'unica vera strada, insieme alla poesia per "spiccare il volo". Purché si riesca a mantenere sgombra la mente dai mille condizionamenti dell'età adulta. E' questo il vero impedimento al "volo", basterebbe sempre ricordarsene prima di tentare, a prescindere dalle proprie possibilità.
Compagnia Antratto
presenta
IO VOLO
coreografia di Laura Zollet









