The Tube (recensione)

Un viaggio tra corpi, ritmo e relazioni,  ideato e interpretato da Alessandra Marino e Giulia Corselli

The Tube
m&s - The Tube (foto © Emiliano Piemonte)

Nel panorama delle proposte teatrali contemporanee, ci sono spettacoli che scelgono di raccontare storie con grandi mezzi scenici e drammaturgici, e altri che puntano tutto sull’essenzialità, sulla capacità di un dettaglio minimo di aprire mondi inattesi. “The Tube” appartiene a questa seconda categoria: un lavoro che fa della semplicità una leva poetica e della relazione con il pubblico il suo cuore pulsante.

L’intera performance si svolge senza l’uso della parola, eppure non si avverte mai un vuoto comunicativo: le due interpreti sono molto espressive, capaci di dare voce al silenzio con il corpo, lo sguardo e il gesto. Il linguaggio che adottano si colloca nel solco del teatro-danza, dove movimento e presenza scenica si intrecciano in una scrittura fisica intensa. A tratti affiora il riferimento al mimo corporeo astratto, che arricchisce la dimensione gestuale con echi di codici non verbali, ma è soprattutto la danza, nelle sue declinazioni teatrali, a guidare il racconto. A sostenere e ampliare questa dimensione fisica è la musica, scelta con cura e mai relegata a semplice accompagnamento.

Le tracce che attraversano lo spettacolo sono ricercate, ciascuna con un carattere definito, capace di generare movimento e ritmo. Ogni sequenza coreografica è studiata su misura per la musica che la sostiene, in un rapporto serrato tra corpo e suono. Il tempo si dilata o accelera, la tensione cresce o si stempera, seguendo un disegno che sembra scolpire lo spazio e suggerire allo spettatore una percezione altra del proprio stesso respiro. Le luci contribuiscono in maniera decisiva a dare forma all’atmosfera della performance. Ben dosate, accompagnano i passaggi emotivi e sottolineano i contrasti tra momenti di tensione e aperture più distese. Non invadono mai la scena, ma la sostengono, rendendo visibile quel dialogo invisibile tra corpi, oggetti e spazio.

Anche i costumi, moderni ed essenziali, partecipano a questa scrittura scenica: non cercano effetti spettacolari, ma mantengono una sobrietà che rispecchia il tono dell’intero lavoro, permettendo allo spettatore di concentrarsi sul gesto e sulla relazione. In mezzo a questa costruzione fisico-musicale, emerge un unico oggetto di scena: un tubo in pvc di colore giallo. Apparentemente insignificante, si rivela presto protagonista della vicenda scenica. Il tubo è un canale, un ostacolo, un ponte, un filo di comunicazione. Le due interpreti lo manipolano, lo esplorano, lo trasformano in mille possibilità narrative e simboliche. La sua presenza, tanto concreta quanto evocativa, diventa il perno intorno a cui ruota l’intera performance. Il momento più sorprendente arriva quando Marino e Corselli decidono di rompere la quarta parete.

Dopo aver costruito un linguaggio fatto di movimenti e ritmi, aprono il gioco al parlato e soprattutto al contatto diretto con il pubblico. Il tubo, che fino a quel momento è stato al centro della scena, viene consegnato agli spettatori. Passa di mano in mano, diventa strumento di comunicazione tra chi assiste, innesca un dialogo che non è più solo osservato ma vissuto. In quel gesto semplice e potente, lo spettacolo si fa esperienza comunitaria: gli spettatori non sono più testimoni passivi, ma parte attiva del flusso scenico. Solo alla fine il tubo ritorna in scena, quasi a suggellare un cerchio che si chiude, un viaggio condiviso che trova la sua conclusione. Il valore della pièce non sta solo nella sua capacità di sorprendere, ma nella riflessione che lascia. Lo spettacolo interroga il nostro modo di abitare il tempo e lo spazio, la disponibilità a rallentare e a concedersi all’altro, in un’epoca in cui tutto sembra correre. La performance non offre risposte preconfezionate, ma crea un contesto in cui la domanda stessa diventa esperienza viva.

Con la collaborazione coreografica di Alberta Palmisano e il sostegno di Officine Caos di Torino, “The Tube” dimostra come un linguaggio teatrale essenziale possa raggiungere profondità e intensità sorprendenti. Due corpi, una musica, un tubo giallo: elementi minimi che, messi in relazione, generano un universo poetico capace di interrogare e coinvolgere. Lo spettacolo non racconta una storia nel senso tradizionale, ma invita a viverne una collettiva. È un’esperienza che ribalta la distanza tra palco e platea e ricorda che il teatro non è solo rappresentazione, ma incontro. In questo senso, non si limita a essere uno spettacolo da guardare: è un atto da abitare, un invito a scoprire quanto siamo disposti a fermarci e ad ascoltare davvero l’altro.

THE TUBE
drammaturgia Alessandra Marino
regia Alessandra Marino, Giulia Corselli
con Alessandra Marino, Giulia Corselli
collaborazione coreografica Alberta Palmisano
durata un atto unico di circa 45 minuti

teatrante
Attore, regista e formatore (docente di mimo, maschera e movimento). Svolgo attività teatrale in carceri, scuole e comunità, combinando arte e impegno sociale. Il mio tempo e le mie energie sono dedicate alla diffusione e alla pratica del teatro in tutte le sue forme.
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