Il Mercante di Venezia

Franco Branciaroli è lo Shylock del capolavoro shakespeariano, per la regia e l'adattamento di Paolo Valerio

immagine di un uomo con abito di scena
m&s - Franco Branciaroli è Shylock (foto di Simone Di Luca)

Paolo Valerio firma il nuovo allestimento di questa complessa architettura drammaturgica basata su simmetrie e specularità dense di senso, che si risolverà con l’intervento finale dell’intelligentissima dama en travesti: è lei a salvare la vita ad Antonio, perdute le sue navi, e a punire la furia vendicativa di Shylock, assicurando a Jessica sostanze e futuro. Un mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta, in cui svetta la figura tragica e multiforme di Shylock, uno straordinario Franco Branciaroli.

Ebreo e usuraio, figura straordinariamente sfaccettata e crudele nella sua sete di vendetta, Shylock è il protagonista di una storia violenta e spiazzante che, nel suo dipanarsi, ci muove a inaspettata compassione. A lui si rivolge il ricco mercante veneziano Antonio, che gli chiede in prestito tremila ducati per l’amico Bassanio: deve armare una nave e raggiungere Belmonte, dove spera di cambiare il suo destino. Shylock, livido verso i gentili e avido di vendetta per il disprezzo che gli mostrano, impone una spietata obbligazione: se la somma non gli sarà restituita, pretenderà una libbra della carne di Antonio, tagliata vicino al cuore.

Il nucleo del testo, imperniato sull’evolversi del crudele patto che lega i due uomini, si intreccia alle vicende degli altri personaggi descritti dal Bardo, che contribuiscono alla creazione della complessa trama dell’opera. C’è la dimensione di Belmonte, sorta di Arcadia dove la nobile Porzia si concede in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma, scegliendo quello giusto fra tre scrigni. Specularmente agisce Jessica, la bellissima figlia di Shylock, che si unisce a un cristiano e fugge, rubando un anello appartenuto alla madre. Ci sono poi le storie di Porzia, Bassanio, Graziano e Nerissa che nel loro svolgersi ci presentano l’amore nella sua declinazione più alta e più popolare.

Note di regia
"For Sport”. Shylock dice così, nel momento cruciale del primo atto del Mercante di Venezia, rivolgendosi ad Antonio: (…) firmatemi il vostro contratto, con la clausola (è solo per sport) che se non mi rimborsate nel tale giorno e nel tale luogo la tale somma, la penale sarà stabilita in una libbra precisa della vostra bianca carne (…). Quindi è un gioco, uno scherzo, una bagatella… Tutta questa storia di una libbra di carne è solo il divertimento di un ricco ebreo che vuole farsi beffa di un mercante tanto arrogante quanto malinconico.
«Bisognerebbe essere ciechi, sordi e ottusi - scrive il grande critico letterario Harold Bloom - per non accorgersi che la grandiosa ed equivoca commedia shakespeariana Il mercante di Venezia è un’opera profondamente antisemita». Uno scherzo…
Dietro a questo “sport”, a questa ignobile beffa, c’è una storia di vendetta, di denaro, di tradimenti, di emarginazione. E carne e sangue: Shylock ne è ossessionato. C’è sempre qualcosa di potentemente fisico a caratterizzare la figura di Shylock: un forte rapporto con la materia, con il corpo, con ciò che è divorabile… “sazierò l’antico rancore” è una delle prime asserzioni dell’ebreo. Un verbo non scelto a caso, in una battuta che pone subito in luce il tema fondante della vendetta contro una società che esclude chi le è estraneo.
«Sono infatti odio e spirito di vendetta - per gli sputi subiti, per gli insulti di Antonio che lo paragona a un cane rabbioso, per il suo opporsi all’usura - a suggerire a Shylock la crudele obbligazione per il prestito al mercante, la famosa libbra di carne: “Lui odia il nostro sacro popolo e inveisce contro di noi e io odio lui perché è un cristiano” dice infatti l’ebreo, dichiarando chiaramente lo scenario di un’aperta lotta fra religioni, fra culture.
Di contro, ogni battuta di Antonio adduce ad una vocazione al martirio. Nell’iconografia dello spettacolo abbiamo accolto quest’ispirazione ed Antonio durante il processo appare in effetti “crocifisso”, a petto nudo e braccia aperte, in attesa della lama di Shylock. 
Appena l’intervento del giovane avvocato salva la vita di Antonio e condanna Shylock, il mercante però rovescia la violenza dell’ebreo in una violenza altrettanto brutale chiedendo per lui la forzata conversione al cristianesimo. Da una parte, allora, c’è il cruento cannibalismo di Shylock, e dall’altra, apparentemente, un martire cristiano: però questo cristiano, appena scende dalla sua croce, come prima azione obbliga l’ebreo alla conversione, imponendogli di fatto il corpo di Cristo.
Nulla obbliga Antonio a questa scelta: è la sua volontà, la sua richiesta al Doge, una richiesta di terribile violenza.
Ma nell’immaginario degli spettatori è la “libbra di carne” a rimanere impressa, e scivola via invece l’inumana scelta del mercante, fino ad allora tratteggiato come un uomo libero, più o meno illuminato, generoso… E che invece rivela un lato vendicativo, un atteggiamento impositivo che rimanda piuttosto all’oscurantismo dell’inquisizione. 
Shylock, davanti ad un simile atto, avrebbe potuto a propria volta immolarsi, dire “no, uccidetemi”. Invece per sopravvivere dice “accetto”: questa è la sua vera sconfitta. Rimane un escluso, un violento e diviene un perdente, privato non solo della sua orribile obbligazione, e del denaro, ma soprattutto della sua dignità.
Shakespeare lo lascia così: lo fa uscire di scena “sottovoce” nel quarto atto, dedicando il quinto alla dimensione dell’incanto e del divertimento di Belmonte, alla celebrazione di un universo femminile, luminoso, intuitivo e salvifico, come spesso è nella sua drammaturgia. 
Ma la figura dell’ebreo e la sua dialettica con il mercante sono così centrali, così potenti e universali, che abbiamo scelto di evidenziarlo, aprendo e chiudendo il nostro spettacolo con un’apparizione di Shylock, che nell’ultima scena vive davanti ai nostri occhi la brutalità di una conversione imposta.

IL MERCANTE DI VENEZIA
traduzione Masolino D’Amico
con Franco Branciaroli Shylock
Piergiorgio Fasolo Antonio
Francesco Migliaccio Salerio / Doge
e in ordine di apparizione
Emanuele Fortunati Solanio / Principe di Marocco
Stefano Scandaletti Bassanio
Lorenzo Guadalupi Lorenzo
Giulio Cancelli Graziano / Principe di Aragona
Valentina Violo Porzia
Dalila Reas Nerissa
Mauro Malinverno Lancillotto / Tubal
Mersila Sokoli Jessica
regia e adattamento Paolo Valerio
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Stefano Nicolao
luci Gigi Saccomandi
musiche Antonio Di Pofi
movimenti di scena Monica Codena
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati
Si ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste

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