Il racconto dell'ancella

Versione teatrale del romanzo distopico di Margaret Atwood, con Viola Graziosi e la regia di Graziano Piazza

Il racconto dell'ancella
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La protagonista del romanzo è Offred, una donna del futuro costretta a vivere in una società totalitaria in cui le donne sono divise in classi e sono sottomesse a rigide regole imposte dagli uomini. Le donne sono sorvegliate e divise in categorie secondo il colore dei vestiti: azzurro le Mogli; verde le Marte, domestiche; marrone le Zie, sorveglianti; rosso le Ancelle (come Offred) uniche ancora in grado di procreare che vengono assegnate ad un comandante allo scopo di generare figli e perpetuare la specie umana. Nessuna può disobbedire, pena la morte o la deportazione. Il “nuovo mondo” attraverso le donne e il loro corpo cerca la sua legittimazione, mentre le donne o si ribellano o cercano di sopravvivere in una società che sembra non offrire loro più nessuna possibilità di felicità o di scelta.

Scritto nel 1985, Il racconto dell’ancella è tornato alle cronache per il grande successo della serie televisiva “The Handmaid’s Tale”, che ha ispirato i cortei di protesta di molte donne in tutto il mondo. Un linguaggio forte e poetico allo stesso tempo, capace di trasmettere le emozioni di Offred e di far percepire la sua frustrazione, la sua rabbia e la sua disperazione. Allo stesso tempo The Handmaid's Tale restituisce una  potente riflessione sulla società in cui viviamo e sui pericoli dell'estremismo religioso, del totalitarismo e del patriarcato, ricordando a gran voce che la libertà e i diritti delle donne non sono mai acquisiti definitivamente e che è fondamentale continuare a lottare per difenderli.

“Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo”.

Note di regia
“Attraverso il ritrovamento di una confessione registrata, siamo rapiti dal racconto di un’ancella. Non sappiamo da dove ci parli, quale luogo e quale tempo, ma riconosciamo che parla proprio a noi, donne e uomini di questa società contemporanea.  L’ancella porta in sé l’urgenza della domanda che brucia, la nostra responsabilità. Ci interroga sulla libertà, su ciò che ne facciamo e soprattutto su quale sia realmente la libertà delle donne. Diventa un simbolo, ma anche l’incubo di un futuro prossimo possibile, un monito che ci tiene in guardia. Nella nostra esperienza di esseri umani ci ritroviamo talvolta a cogliere i segni del cambiamento senza ascoltarli troppo, demandando la nostra responsabilità ad altri e pensando che tutto procederà sempre più o meno bene. Poi quando è ormai troppo tardi, ci accorgiamo che il cambiamento ci ha superato e siamo diventati vittime della nostra stessa indolenza. Come artisti invece l’urgenza è testimonianza. Essere il cambiamento in atto. Viola Graziosi diviene corpo della memoria presente, segno inciso nel suono della parola, negli occhi che ci guardano da un luogo indefinito. Tempo che travalica le ere. E ci troviamo catapultati lì dove non avremmo mai voluto, eppure così vicini a noi, ora”. 

Nota di Viola Graziosi
“Perché portare in scena questo romanzo che è già una serie tv di successo? È stata una chiamata. Prima telefonica, quando Laura Palmieri mi ha proposto un reading per l’8 marzo 2018 di Radio 3, su Il racconto dell’Ancella, nella bella riduzione di Loredana Lipperini. Poi la chiamata interna, quella della voce. “Quando uscirò di qui, se mai sarò̀ in grado di raccontarlo in qualsiasi forma, anche nella forma di una voce che racconta…” dice June, la protagonista del racconto di Margaret Atwood. Sì, la voce va lontano, la voce arriva ovunque…ma la voce non basta: ci vuole il corpo. Un corpo di donna: l’oggetto del contendere. Così in scena, divento quel Corpo che rinnova la sua domanda di vita, a qualunque costo. Una domanda condivisa insieme, una Catarsi che è speranza”.

Viola Graziosi in
THE HANDMAID’S TALE 
Il Racconto dell’Ancella
dal romanzo di Margaret Atwood
traduzione di Camillo Pennati per Ponte alle Grazie
consulenza letteraria Loredana Lipperini
consulenza artistica Laura Palmieri
musiche originali Riccardo Amorese
regia Graziano Piazza
produzione Teatro della città
durata 80 minuti senza intervallo

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