Prima nazionale di un testo che - al suo debutto a Londra nel 1973 e poi a Genova, alla fine del 1975 - fece letteralmente “scandalo” e che dopo la tournée italiana, tra il 1975 e il 1978, non è mai stato ripreso in Italia.
Equus racconta la storia di Alan Strang, un diciassettenne che ha compiuto un atto di violenza incomprensibile: ha accecato sei cavalli. Il compito di comprenderne il motivo spetta allo psichiatra Martin Dysart, uomo disilluso e imprigionato in un’esistenza monotona. Ma più Dysart scava nella mente del ragazzo, più emerge un universo di passioni fisiche e mistiche, che lo mette di fronte alla propria crisi esistenziale e lo porta a interrogarsi sull’ eterna lotta tra istinto e ragione, controllo e libertà. Lo psichiatra e il giovane paziente ingaggiano un confronto che suscita l’uno nell’altro un percorso di conoscenza di abissi e verità, chiaramente testimoniato dalle battute iniziali di Dysart leggiamo: «Che cosa mi aspettavo da lui? Molto poco, ve lo assicuro. Un'altra faccetta tormentata. Un altro adolescente disadattato. Il solito insolito. C'è un bel vantaggio a lavorare nel business del rattoppo mentale: non sei mai a corto di clienti»
La trama prendeva spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto «un crimine allucinante, che mancava di una spiegazione coerente e aveva profondamente scosso i magistrati dell’epoca. – leggiamo nelle note alla prima edizione del 1973 – Era accaduto in una fattoria nelle campagne londinesi, commesso da un ragazzo squilibrato. Il resto, ogni personaggio e ogni situazione sono una mia personale, eccetto il crimine in sé stesso: e anche questo l’ho modificato in accordo con quello che ritengo essere accettabile in una dimensione teatrale. Nell’ultima stesura del testo ho avuto la fortuna di essere aiutato da uno specialista in psichiatria infantile per rendere le cose il più possibile credibili e reali. Questa esperienza mi ha fatto conoscere il mondo degli psichiatri: categoria molto vasta con metodi e tecniche molto differenti. Martin Dysart è un medico in ospedale. Devo assumerne la responsabilità, come assumo quella del suo paziente».
Dalle note di regia
Un cavallo è solo un cavallo? Oppure è il riflesso più profondo e insondabile della nostra natura selvaggia? EQUUS è un viaggio nel cuore oscuro del desiderio, un rito iniziatico che affonda nel mito e nella psicologia, un’opera che esplora il mistero dell’identità e il peso del conformismo sociale.
EQUUS è una storia di oppressione. Alan è un giovane che ha un desiderio profondo, assoluto, una forza anche erotica che non riesce a trovare forma in una società che lo schiaccia sotto il peso del conformismo: lavora in un negozio di elettrodomestici, si stordisce davanti alla televisione, il nuovo grande oppiaceo dell’individuo che in quegli anni stava sostituendo la religione.
Nel 1973 Shaffer individuava nel consumismo e nell’intrattenimento di massa i grandi strumenti di repressione dell’individuo.
Cinquant’anni dopo, come stiamo? Un po’ peggio o un po’ meglio?
Molti diritti individuali sulla carta sono stati riconosciuti, ma in mano abbiamo uno strumento che può impedirci di vivere il presente, e che rende i nostri desideri superflui e anestetizzati. E i nostri corpi diventano propaggini del telefono, non il contrario. Vanno allenati solo per mostrarli su Instagram.
Il desiderio è pericoloso, perché è antisociale. Per questo va soffocato, addomesticato, reso innocuo. Ma il desiderio scalpita, freme, a volte non vuole farsi mettere le briglie. E se è oppresso rischia di esplodere e distruggere invece che di nutrire e vivificare.
Il nostro EQUUS è un’esplorazione viscerale della lotta tra il desiderio e il controllo, tra l’istinto e la ragione. Le maschere equine, i corpi che evocano il galoppo, la scenografia che si fa spazio di sogno e incubo, in cui i confini tra realtà e delirio si assottigliano. La colonna sonora, con il suo ritmo incalzante e le sue contaminazioni elettroniche, scandisce il dramma come un battito cardiaco impazzito, un crescendo ossessivo che rispecchia l’esplosione emotiva della vicenda.
Teatro Nazionale di Genova
in accordo con
Concessionaria Antonia Brancati srl
presenta
EQUUS
di Peter Shaffer
traduzione di Marco e Carlo Sciaccaluga
con Luca Lazzareschi, Pietro Giannini, Paolo Cresta, Pia Lanciotti, Camilla Semino Favro, Giulia Prevedello, Michele De Paola
regia Carlo Sciaccaluga
scene e costumi Anna Varaldo
luci Aldo Mantovani
durata 2 ore e trenta minuti circa
lo spettacolo è suggerito per un pubblico dai 16 anni in su
da martedì 25 marzo a domenica 6 aprile 2025
TEATRO ELEONORA DUSE
Via Nicolò Bacigalupo 6
6122 Genova
spettacoli
martedì, mercoledì e venerdì, alle ore 20:30
giovedì e sabato, alle ore 19:30
domenica alle ore 16
informazioni e biglietti
telefono 010 5342 720








