Morte di un commesso viaggiatore

Roma, Teatro Argentina (in Largo di Torre Argentina), dal 13 al 24 maggio 2026

Morte di un commesso viaggiatore
m&s - Morte di un commesso viaggiatore (foto © Rosellina Garbo)

Quando, nel 1949, lo spettacolo debuttò a Broadway, l’America era immersa in quel paradossale slancio ottimistico del dopoguerra, tra ricostruzione materiale, boom economico, fiducia cieca nella promessa di un’ascesa sociale illimitata, ma Arthur Miller seppe cogliere fin da subito il volto oscuro di quel mito: la brutalità nascosta sotto la superficie del successo, la solitudine di chi misura il proprio valore sul metro della competizione, la disperazione di chi non può permettersi il fallimento. Oggi, in un mondo in cui il capitalismo è diventato non soltanto un sistema economico, ma una forma di vita interiore, Morte di un commesso viaggiatore non parla più soltanto dell’America, ma dell’intera umanità globalizzata.

La regia di Carlo Sciaccaluga è uno scavo doloroso nel nostro presente. Il Willy Loman, interpretato da Luca Lazzareschi, non è un relitto, è il nostro contemporaneo. È l’uomo che cerca ancora, ostinatamente, di esistere in un mondo che non conosce più il valore dell’errore, della lentezza, della fragilità. Il grido d’allarme lanciato da Miller più di settant’anni fa è rimasto inascoltato, e ciò che nel 1949 sembrava già intollerabile oggi si è fatto regola, sistema, normalità. Eppure, anche in questo paesaggio di fratture, resta la traccia, inconfondibile, di un legame, di un amore che resiste, di una voce che chiama, di uno sguardo che, pur nel fallimento, cerca l’altro.

A rendere quest’opera rivoluzionaria fu anche la sua struttura formale. Miller spezza la linearità del tempo, abolisce ogni netta separazione tra realtà e memoria, presente e passato, sogno e coscienza. Le scene si fondono, si sovrappongono, si contraddicono. 

Con una scena votata alla crudezza dei sentimenti più che alla ricostruzione naturalistica, e una recitazione che punta al cuore nudo dei personaggi, lo spettacolo propone un viaggio dentro la disgregazione degli affetti familiari, la perdita della dignità personale, la tragedia quotidiana di chi, pur avendo dato tutto, si trova a mani vuote. È una scrittura scenica che affonda nella mente del protagonista, seguendo i suoi scarti, i suoi vuoti, i suoi deliri. In un’epoca come la nostra, in cui il concetto stesso di realtà si fa sempre più sfumato - e resta da interrogarsi se sia un bene o un male - Morte di un commesso viaggiatore si impone come una delle opere fondanti di quel lungo attraversamento della coscienza che è gran parte della letteratura occidentale del secondo Novecento.

Dichiara Carlo Sciaccaluga: «Morte di un commesso viaggiatore non parla più soltanto dell’America, ma dell’intera umanità globalizzata. Walter Benjamin, nel descrivere il mondo moderno, parlava della perdita d’aura: la dissoluzione dell’unicità dell’opera, e con essa dell’individuo, nell’epoca della riproducibilità tecnica. Anche Willy Loman, in fondo, è una figura senza aura: replicabile, intercambiabile, superflua. La sua tragedia è quella dell’uomo ridotto a funzione economica, che non trova più nella propria esistenza un valore intrinseco, ma solo un prezzo di mercato. Nel figlio primogenito, Willy proietta tutte le sue speranze di riscatto: un futuro migliore, la promessa di un’affermazione che a lui è stata negata. Ma il figlio stesso, pur desiderando una vita diversa, non riesce davvero a liberarsi di quella visione, non trova il coraggio di abbattere il totem paterno. Morte di un commesso viaggiatore è anche, come lo stesso Miller ha scritto, una storia d’amore tra un padre e un figlio. Ed è, come molte storie d’amore dolorose, una storia fatta di fantasie, illusioni, allucinazioni. Willy non riesce ad accettare la realtà per quella che è: inizia a crearne versioni alternative, deformate dal desiderio e dalla frustrazione. Il passato si trasfigura in un’età dell’oro perduta, il futuro proietta l’ombra di case-dormitorio affollate da un’umanità disperata e feroce, contro la quale competere senza tregua. Ma l’illusione della realizzazione di sé, del successo, sopravvive nei sogni, o meglio: negli incubi».

Morte di un commesso viaggiatore 
di Arthur Miller
traduzione Masolino D’Amico
regia Carlo Sciaccaluga
con Luca Lazzareschi, Pia Lanciotti
e Sergio Basile, Andrea Nicolini
e con (in o.a.) Giovanni Arezzo, Silvia Biancalana, Domenico Bravo, Giovanni Cannata, 
Michele De Paola, Eletta Del Castillo, Riccardo Livermore, Chiara Sarcona
scene Anna Varaldo
costumi Anna Verde
musiche Andrea Nicolini, Leonardo Nicolini
luci Antonio Sposito
aiuto regia Marta Cirello
direttore di scena Angelo Grasso
coordinamento dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte
produzione Teatro Biondo Palermo
durata 3 ore più un intervallo

spettacoli
mercoledì 13 maggio ore 20, venerdì, martedì ore 20; 
mercoledì, sabato e giovedì 21 ore 19; domenica e giovedì 14 maggio ore 17

www.teatrodiroma.net

Testata Giornalistica
Dal 2015 cerchiamo di essere il salotto buono dell'informazione culturale. E qualche volta ci riusciamo anche.
Change privacy settings