Diamoci del tu con Gaia De Laurentiis (intervista)

La piccola Gaia è al Festival di Spoleto e assiste a Buonanotte Mamma, per la regia di suo padre. Tutto è partito da lì

Gaia De Laurentiis
m&s - Gaia De Laurentiis (creative commons)

La "incontriamo" sul tardo pomeriggio, quando si sono appena concluse le prove di "Diamoci del tu" di Norman Foster, commedia che la vede nei panni della collaboratrice domestica di un burbero scrittore, interpretato da Pietro Longhi, con la regia di Enrico Maria Lamanna. Ed è proprio da questo suo ultimo lavoro che iniziamo la nostra conversazione.

Una nuova prova "uno a uno" (attore/attrice), di nuovo con una drammaturgia straniera. Da Chesnot a Forster...
Quando gli spettacoli sono a due sono di grandissima soddisfazione perché sono sicuramente delle prove attoriali grosse. Reggere il palco in due è sempre una grande scommessa. Questo è un altro gioco di coppia, completamente diverso dagli altri, è una coppia che nella realtà è formata da due solitudini che si incontrano. Pur vivendo insieme da 28 anni, lei conosce benissimo lui, mentre lui conosce a malapena lei, e questa sera lui decide di parlare con lei, ma con un finale completamente inatteso e sicuramente non convenzionale.

Nella scelta che la guida nell'accettare le scritture, è questo il genere di struttura che lei preferisce?
No, la scelta è il testo. Può essere uno spettacolo corale, a due o tre, un monologo: l'importante è che il testo sia un testo. Poi "Diamoci del tu" ha dietro di sé una storia particolare. Mi era stato chiesto di farlo anni fa e lo rifiutai, perché non mi piacque leggendolo. Ma io non sono mai una cima nel leggere i testi. L'attrice che lo fece al posto mio poi dovette lasciare dopo un anno e mi chiesero di sostituirla e rifiutai ancora per gli stessi motivi, il testo non mi piaceva, non c'era niente da fare. E poi anni dopo è tornato ed ho accettato, ribadendo a Enrico Maria Lamanna (La Matematica dell'Amore) che continuava a non piacermi.

E cosa è successo che le ha fatto cambiare idea?
Vieni qui che ne parliamo, mi disse Enrico, ed effettivamente ho scoperto questo testo che non avevo per niente capito. E' scritto magistralmente, perennemente in bilico fra comicità e commozione, ma senza mai cadere troppo o da una parte o dall'altra. E la difficoltà è proprio questa: quando ti commuove, immediatamente ti arriva la battuta ironica o comica che ti rimette in carreggiata, quando stai ridendo ti arriva il pugno nello stomaco. Ed è un continuo, con una sorpresa dopo l'altra.

Una caratteristica spesso ritrovabile nei lavori diretti da Lamanna
Infatti. Enrico fa un lavoro veramente certosino sul testo, non c'è mai una parola che non abbia un suo perché. Ti aiuta perché accanto a questo lavoro così minuzioso, riesce allo stesso momento a dare tanta libertà agli attori ed è questo un suo aspetto veramente bello, quello di non imbavagliarti o legarti a quella che è una sua interpretazione: ti ci porta, ma ti ascolta moltissimo, ti asseconda e usa quelle che sono le tue caratteristiche per arrivare dove vuole arrivare. Fa veramente un grande lavoro, anche psicologico, perché i registi devono anche essere psicologi. Poi mi divertiva molto questo personaggio, mi incuriosiva molto interpretare questa cameriera zitella più grande di me, così diversa da come sono io, anche se c'è un "che" di Pigmalione che mi permette di riprendere le mie caratteristiche.

E tutto è iniziato con Buonanotte Mamma di Marsha Norman...
Quello è il testo della mia vita. Io avevo 14 anni ed ero al Festival di Spoleto, dove assistetti alla regia di mio padre con protagoniste Giulia Lazzarini e Lina Volonghi. E mi ricordo che non dormii la notte. Ad oggi rimane il testo più forte che io abbia mai visto o letto. Io faccio teatro per colpa di "Buonanotte Mamma", perché dopo averlo visto dissi: "Io voglio fare questo". (Lo ha poi interpretato assieme a Valeria D'Obici, per la regia di Nora Venturini, ndr)

In ogni caso è sempre un misurarsi con qualcosa di diverso e stimolante. E' la grande bellezza del mestiere dell'attore
Io vengo da un teatro classico, mi sono diplomata al Piccolo di Milano e solo dopo mi sono misurata con altri generi teatrali, totalmente diversi. Ho imparato molto da questi spettacoli, anche con Paola Tiziana Cruciani. Sono spettacoli nati per ridere, un metronomo dove si impara molto. Successe una cosa incredibile, durante "Ti amo o qualcosa di simile". C'era una battuta che io detestavo e il pubblico non rideva mai a quella battuta. Ogni sera io chiedevo a Diego Ruiz (autore del testo e regista, ndr) di tagliarmela e Ciufoli mi fa: "Mi fai una cortesia, stasera la pausa non la fare in quel punto, ma in questo, la sposti". Io replicai: "Ma che cambia". L'ho fatto ed è venuto giù il teatro dalle risate ed è arrivato anche l'applauso. Mi sono voltata verso la quinta dove Roberto mi guardava ed ha allargato le braccia, come per dire "che ti avevo detto". Il teatro comico è proprio incredibile, è una palestra che si deve fare, perché sfugge a delle logiche. Ho imparato molto, anche facendo cose spiritose e basta.

Un'ultima domanda sull'altro spettacolo su cui è impegnata: lei presta voce e volto a Clara Schumann
E' uno spettacolo stupendo, scritto da Maria Grazia Calandrone, con tre musiciste meravigliose. E' un melologo, che è diverso dal monologo, nel senso che la voce si fonde con gli strumenti. Ed è un racconto dell'ultimo periodo con Robert Schumann già in ospedale, dove si è immaginato questo ultimo incontro tra Clara e Robert. Si ride tanto e ci si commuove tantissimo. Racconta molto della coppia, di quanto fossero innamorati, c'è molta sensualità, il racconto della tournée in Russia visto dagli occhi di lei e il dolore enorme di avere a che fare con un uomo che non ci sta più con la testa. Nello spettacolo ci sono brani musicali di entrambi.

Avevamo garantito, prendendo accordi, di trattenere Gaia De Laurentiis il tempo appena necessario e vogliamo liberarla, anche perché le sue prove non sono sicuramente terminate e sappiamo quanto siano faticose. Come ultima riflessione, prima di ringraziarla per averci messo a disposizione il suo tempo, riteniamo giusto ringraziare anche Marsha Norman per quello che ha scritto: ci ha donato uno spettacolo "importante" e allo stesso tempo ha "creato" una bella figura attoriale contemporanea.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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