A monte di "Notturni della città" - progetto artistico del Teatro delle Condizioni Avverse, ideato, caparbiamente portato avanti e diretto da Andrea Maurizi - c'è un lunghissimo lavoro preparatorio per ricerca ed interviste. Una raccolta certosina ed organizzata di testimonianze reali, di fatti accaduti, di sangue versato inutilmente, una forma di attenzione del territorio sul territorio, replicabile in ogni altra città italiana, dal piccolo borgo alla metropoli, semplicemente rivedendo la quantità di "storie", la scelta dell'argomento o degli argomenti e la distanza da coprire. La bellezza del progetto è infatti strettamente legata alle storie narrate, non necessariamente correlate ad uno specifico periodo storico, anche se - a nostro parere - il filo conduttore è il collante ideale per permettere a chiunque la fruizione del racconto "teatrale", anche in assenza di teatro e di appartenenza al territorio.
Nello specifico, siamo stati - letteralmente - "guidati" da Alessandro Blasioli alla scoperta (per noi) di piccoli e grandi accadimenti della Seconda Guerra Mondiale nella Sabina (Montopoli di Sabina e Poggio Mirteto, entrambe in provincia di Rieti), piccole realtà allora rurali, completamente devastate dall'impatto di eventi molto più grandi del territorio e delle persone che li ha subiti.
La luna, come la sfera luminosa dell'orologio in un edificio pubblico. / Lampioni affetti da itterizia! Lampioni con berretti da "apache", che fumano una sigaretta agli angoli delle strade! / Canto umile e umiliato dei pisciatoi stanchi di cantare! E silenzio delle stelle sull'umido asfalto! / Perché, a volte, si sente la tristezza di un paio di calzini buttati in un angolo? E perché, a volte, ci interessa tanto la partita di calcio che l'eco dei nostri passi gioca contro la parete? / Notti in cui ci dissimuliamo sotto l'ombra degli alberi, per paura che le case si sveglino all'improvviso e ci vedano passare, e in cui l'unica consolazione è l'essere certi che il nostro letto ci aspetta, con le vele tese verso un paese migliore - "Altro notturno" di Oliviero Girondo, da "Venti poesie da leggere in tranvai", Parigi, luglio 1921.
Il "non sipario" si apre davanti alla biblioteca comunale di Montopoli di Sabina, qui l'attore/guida/autista ci fa accomodare (4 spettatori per volta) sulla sua auto e il racconto si avvia, assieme al motore della macchina. Si viene condotti tra le stradine del paese (attualmente poco più di 4.000 abitanti) per una panoramica generale del periodo tra la fine del 1943 (armistizio e fuga dei Savoia) e i primi mesi del 1944 (occupazione tedesca e avanzata da sud degli americani). In mezzo, come in tutte le guerre, la popolazione civile che decide o di sopportare pazientemente, perché prima o poi i tedeschi se ne dovranno andare, o imbracciare le armi e diventare partigiani, mettendo in serio pericolo la propria vita e quella di tutti coloro che rimangono nelle case, ostaggi, in alcuni casi più sfortunati, dei nazisti e del loro incomprensibile disprezzo per la vita altrui. Da Montopoli ci si sposta a Poggio (circa 6.400 abitanti) per altri brevi racconti che la nostra fantasia trasformano in immagini, quelle stesse immagini viste in tanti film di genere, per chi "ama" questo genere.
Alessandro Biasoli è un abile guidatore nell'affrontare in notturna, senza la minima indecisione, le strette viuzze del centro del paese, così come è un abile e convincente narratore nel condurci alla conoscenza di tanti sconosciuti che, loro malgrado, hanno dovuto o ribellarsi o soccombere ad una vicenda politica che non avevano chiesto, inermi di fronte ad un nemico cui non avevano fatto nulla, se non il voler difendere la propria libertà. Ad ogni pausa ogni spettatore riceve un piccolo ricordo, un segno - scritto - che rimane come memoria storica, così come i contributi audio che vengono ascoltati nel corso dei trasferimenti. Ancora più suggestivi perché ascoltiamo dalla voce viva e anziana di chi realmente c'è "passato" quello che l'attore ci ha da poco raccontato. Al termine, davanti ad un buon bicchiere di vino, dopo un applauso purtroppo limitato ad 8 mani, ma molto sincero ed ammirato, ci si attarda per commentare quello che si visto e le tante sensazioni che si hanno ricevute.
Notturni della città è un ottimo esperimento che può essere riadattato comunque e dovunque, in ogni piccolo borgo, paese o città ci siano sufficienti storie da raccontare, perché il nostro futuro è fatto anche e soprattutto della nostra memoria, così che gli errori del passato non vengano ripetuti: ne abbiamo veramente tanti altri, di nuovi, da compiere. Perché porsi dei limiti?








