Escludendo il lato artistico, si ricordano anche le Cinque Giornate di Milano del 1848, dal 18 al 22 marzo, che hanno visto insorgere il popolo contro il dominio austriaco. Alcuni degli stessi Macchiaioli hanno combattuto nelle Guerre d’Indipendenza che da quell’anno cruciale, e per circa il ventennio successivo, si susseguirono per conquistare l’Unita d’Italia con la prima fase del 1861 e con Firenze come futura prima capitale.
Proprio a Firenze i Macchiaioli erano soliti ritrovarsi nel Caffè Michelangelo, accomunati dagli stessi ideali di libertà, d’indipendenza e dalla stessa corrente artistica di cui si trovarono a condividerne canoni estetici e a realizzarne l’evoluzione. Ciò è quanto si può vedere nelle opere di questi artisti: dipinti suddivisi in sale tematiche nelle quali trovano posto anche alcune sculture di bronzo, seppure siano i dipinti a prevalere.
Firmati da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini – ma anche da altri pittori che non furono attivamente coinvolti sul campo di battaglia – fin dalle primissime sale i dipinti proclamano quelli che furono gli ideali politici e stilistici dei Macchiaioli. Il “Ritratto di Giuseppe Garibaldi” di Lega spicca, e non solo per dimensioni, al centro della sala attorniata da scene di campi di battaglia, di caserme e di battaglie che siano state vissute o meno dal proprio autore.
Un Garibaldi sì dalla camicia rossa, vivace e luminosa ma con lo sguardo piuttosto pensoso anziché da Generale conquistatore, emerge mentre intorno a lui sono ritratti gli scenari di guerra e di accampamenti ognuno come pagina di Storia ancora vibrante.
Nei dipinti di battaglie, si vedono i protagonisti capaci di esprimere il proprio movimento reso dallo slancio della corsa da un lato dei patrioti e, da quello opposto, degli austriaci nell’impeto di sfidarsi reciprocamente.
Firmato da Gerolamo Induno “L’imbarco dei Mille da Quarto” rende a sua volta Garibaldi protagonista, ma insieme a lui i Macchiaioli resero protagonisti pure il popolo consegnando alla Storia anche le vite umane di allora. Il garibaldino richiamato alla guerra con la lettera che quasi gli scivola di mano, dallo sguardo sofferto e con la sua famiglia intorno nella miseria assoluta, coglie le condizioni di vita dei poveri di allora e delle loro sofferenze, forse anche dubbi, pur nei più alti ideali di libertà.
Il popolo ricorre spesso come protagonista delle opere dei Macchiaioli, tematica esposta in altre sale dedicate a paesaggi sia contadini sia marini: ed è specialmente in questi dipinti che si riesce a vedere come la pennellata rapida chiamata “macchia” – loro peculiarità e cifra stilistica – sia stata in grado di riprodurre con la particolare tecnica dell’uso dei colori sia la luce, anche dei tramonti, sia la luminosità specie nei contrasti di chiaroscuro degli ambienti esterni ma anche interni. E ciò senza che nessun faretto sia stato posto sopra o di fronte alle opere, perché è proprio da queste che tale luminosità proviene. In “Curiosità” di Lega è ritratta una donna nel chiaroscuro che ne contrappone il capo con il viso inondato dalla calda luce proveniente dalle persiane, quasi a suggerire il calore che poteva aver percepito sulla pelle.
Allo stesso modo, le tecniche utilizzate per rendere la pelle arrossata dal sole delle giovani sulla spiaggia oppure dall’intensità della sua luce sul viso di altre – colte per esempio da Cristiano Banti nel “Ritorno dalla Messa” con dei piccoli tratti sapientemente dosati e colorati – riescono a riprodurre simili effetti visivi.
Se il popolo è rappresentato specie negli scenari aperti, i borghesi e nobili sono invece rappresentati nei loro ambienti interni: è nella sala dedicata ai ritratti che altri particolari sono resi dalla tecnica dei Macchiaioli capace di ricreare la luminosità dei capelli di donne e bambini, la lucentezza degli abiti di velluto anche maschili e perfino del manto degli animali domestici che posano accanto a loro; addirittura di un minuscolo luccichio dorato che da sé suggerisce e riproduce un anello al dito.
Davvero la luminosità, sala dopo sala, sembra essere stata riprodotta fedelmente da quella che è pittura e tecnica pittorica che ha creato opere esemplificative come, tra le più famose, “Un dopo pranzo (Il pergolato)” di Lega con fasci di luce in primo piano e in prospettiva nell’alternanza con le zone d’ombra.
Nell’ultima sala su pareti opposte si ammirano “La toilette del mattino” di Signorini e l’ingresso di “Garibaldi a Palermo” di Fattori: il primo dipinto amato da Arturo Toscanini tanto da – come testimonia una foto del suo studio esposta insieme alle due opere – averlo voluto nella sua casa milanese; ma entrambe fonte d’ispirazione di Luchino Visconti rispettivamente per i suoi film “Senso” e “Il Gattopardo”.
Come viene documentato e spiegato da un video nella parte conclusiva di tutta la mostra, specie ne “Il Gattopardo” le immagini delle lotte garibaldine sono sovrapponibili ad alcuni dipinti macchiaioli sia nelle tonalità del rosso sia nelle disposizioni geometriche dei personaggi e degli attori.
Arte pittorica che ha immortalato fondamentali pagine di Storia. Immagini tradotte in movimento un secolo dopo, peculiarità della futura “settima arte”: quella cinematografica.
Tiziana Cappellini









