Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere

Prima retrospettiva italiana dedicata a Jean Cocteau (1889–1963), enfant terrible della scena artistica francese del XX secolo

Oedipus
m&s - Jean Cocteau, Edipo o l’incrocio delle tre strade (Œdipe ou le carrefour des trois routes) Oedipus, or, the Crossing of Three Roads (Œdipe ou le carrefour des trois routes) 1951 Olio su tela Oil on canvas 97 x 129 cm Collezione privata Private Collection © Adagp/Comité Cocteau, Paris, by SIAE 2024

“La sua opera ci lascia una sensazione perdurante di felicità, non perché escluda la sofferenza, ma perché in essa nulla è rifiutato, rimpianto, o crea rancore. La felicità è un segno di saggezza, più affidabile di quanto si creda, e forse Cocteau ne ha più di altri” – W. H. Auden

Curata da Kenneth E. Silver, autorevole esperto dell’artista e storico dell'arte presso la New York University, la mostra getta luce sulla versatilità – o destrezza da giocoliere – che sempre ha caratterizzato il linguaggio artistico di Cocteau e per la quale l’artista è stato spesso criticato dai suoi contemporanei. Attraverso una sorprendente varietà di lavori, oltre centocinquanta, che spaziano da disegni a opere grafiche, da gioielli ad arazzi, documenti storici, libri, riviste, fotografie, documentari e film diretti dallo stesso Cocteau, provenienti da prestigiose realtà museali internazionali, tra cui Centre Georges Pompidou, Parigi, Phoenix Art Museum, Nouveau Musée National de Monaco, Musee Jean Cocteau, Collection Séverin Wunderman, Menton, nonché importanti collezioni private, tra cui la Collezione Cartier, la mostra traccia lo sviluppo dell’estetica, unica e personalissima del poliedrico artista e ne ripercorre i momenti salienti della tumultuosa carriera.

Tra le figure più influenti del Novecento, Cocteau è stato un creatore di sorprendente portata. Si definiva un poeta, ma anche romanziere, drammaturgo e critico, scriveva testi su arte e musica e adottava diverse forme narrative, tra cui gli scritti di viaggio e le memorie. Ma Cocteau è stato anche un brillante artista visivo, abile, innovativo, capace di approcci originali, ed è proprio quest’ultimo aspetto della sua vita creativa il fulcro della mostra alla Collezione Peggy Guggenheim: il Cocteau disegnatore, grafico, muralista, designer di moda, di gioielli, tessuti, e regista. Per questo suo eclettismo può essere considerato a tutti gli effetti un uomo del Rinascimento dei tempi moderni, la cui estrema versatilità e sperimentazione hanno lasciato un segno indelebile nell'arte del XX secolo. Figura chiave della scena artistica parigina dell’epoca, ruotavano intorno a lui artisti del calibro di Josephine Baker, Coco Chanel, Sergej Djagilev, Edith Piaf, Pablo Picasso e Tristan Tzara. Tuttavia, la franca affermazione della sua sessualità e la dipendenza dall'oppio, di cui mai fece mistero, sono le ragioni prime della sua posizione precaria all'interno dell'ambiente avanguardista contemporaneo. Uomo dell'establishment francese, eppure così eversivo nei confronti di esso, Cocteau incarna le contraddizioni culturali, sociali e politiche della sua epoca.

La Collezione Peggy Guggenheim è oggi un luogo particolarmente adatto ad ospitare la più esaustiva personale a lui dedicata mai realizzata nel nostro paese, a partire dal rapporto di amicizia che a lungo lo legò alla mecenate americana. È proprio con una mostra dedicata a Cocteau, suggerita da Marcel Duchamp, che Peggy Guggenheim inizia la sua carriera artistica nella galleria londinese Guggenheim Jeune, nel 1938. L’esposizione includeva numerosi studi per i costumi dei personaggi creati dall’artista per la sua recente commedia I cavalieri della tavola rotonda (1937) e i relativi arredi, nonché due disegni di grandi dimensioni su lenzuola di lino, realizzati appositamente per la mostra. Come spiega Guggenheim nella sua autobiografia, Una vita per l’arte (1979): “Uno era un soggetto allegorico dal titolo La paura dona le ali al coraggio, e includeva un ritratto dell’attore Jean Marais che, con altre due figure molto decadenti, compariva con i peli del pube scoperti”.

Proprio per il soggetto rappresentato l’opera viene sequestrata dalla dogana britannica, e solo dopo estenuanti trattative la collezionista accetta di mostrarla non all’interno della mostra, ma solo privatamente nel suo ufficio presso la galleria. Cocteau non offrirà mai alcuna interpretazione di questo straordinario disegno, forse creato per sostenere la causa repubblicana antifascista durante la guerra civile spagnola. L’opera rimarrà per anni nella collezione della mecenate, che la porterà anche a Venezia, per poi venderla a un lontano parente americano che a sua volta nel 1965 la dona al Phoenix Art Museum, in Arizona. Dopo, dunque, oltre settant’anni l’oltraggioso disegno, nonché opera chiave del rapporto triadico tra la collezionista, Duchamp e Cocteau, torna a Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni. C’è poi il grande amore che sempre legò Cocteau a Venezia, un legame unico e indissolubile nato in occasione della sua prima visita nella città lagunare, all’età di quindici anni, e che lo porterà regolarmente a visitare la Serenissima, negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. Frequenta la Mostra del Cinema, dove esegue fantasiose raffigurazioni di gondolieri, crea oggetti nella vetreria di Egidio Costantini, a Murano, che contribuisce a far rinascere e lui stesso ribattezza La Fucina degli Angeli, ed è naturalmente ospite a Palazzo Venier dei Leoni. Non manca in mostra un disegno tratto da uno dei libri degli ospiti di Peggy Guggenheim nonché una sua caricatura in una lettera a lei indirizzata.

Il percorso espositivo si snoda intorno a una serie di capitoli che toccano i principali temi al centro dell’opera di Cocteau: l’Orfeo e il tema della poesia, l’eros, il classico nell’arte, Venezia e il rapporto con Peggy Guggenheim, il cinema e il design, che si esprime nella moda ma soprattutto nel gioiello e nelle arti applicate. Una sorprendente selezione di disegni metterà in luce la centralità del tema del desiderio nella sua pratica artistica, così come il rapporto ambivalente che sempre legò Cocteau a Cubismo, Dadaismo e Surrealismo. Non mancherà una sezione legata al suo rapporto con il mondo pubblicitario e quello cinematografico, mettendo in luce l’impatto che la sua arte ebbe su artisti del calibro di Andy Warhol, Félix Gonzáles-Torres e Pedro Almodóvar. Infine, sarà questa un’occasione unica per ammirare esposta in mostra La spada d’Accademico di Jean Cocteau (1955) realizzata per lui, su suo disegno, da Cartier, in oro e argento, con smeraldi, rubini, diamanti, avorio (in origine), onice e smalto. Racchiuse in questo oggetto di estrema raffinatezza, si trovano il profilo di Orfeo, che fu per decenni il fulcro dell’identità artistica di Cocteau, una lira e una stella, anch’essi simboli ricorrenti nell’opera dell’artista. La spada verrà utilizzata il 20 ottobre 1955 quando verrà conferito all’artista il titolo di Accademico di Francia.

L’esposizione è accompagnata da un ricco catalogo illustrato, edito da Marsilio Arte, con saggi del curatore e di Blake Oetting. Prezzo al pubblico in mostra € 38. La mostra è resa possibile grazie al generoso supporto di Cartier, in qualità di Main sponsor.

Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere
13 aprile – 16 settembre, 2024
a cura di Kenneth E. Silver

Collezione Peggy Guggenheim
Dorsoduro 701, 30123 Venezia

orario
10 – 18, chiuso il martedì

biglietto
Intero euro 16;
seniors euro 14 (oltre 70 anni);
studenti euro 9 (entro i 26 anni);
bambini (0-10 anni) e soci gratuito

Il biglietto dà diritto all'ingresso alla Collezione e alla mostra.
Tutti i giorni alle 16 vengono offerte presentazioni gratuite dell’esposizione.

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041.2405411
www.guggenheim-venice.it

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