Nel Padiglione delle Navi, la seconda tappa (vedi Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell'aria) di un ampio progetto espositivo a cura di Monica Poggi e prodotto da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, organizzato nella sede veneziana da D’Uva, gestore del MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia.
Al MUNAV, oltre 80 scatti raccontano gli anni europei della formazione e dei primi incarichi come reporter, nel contesto della nascita del fotogiornalismo moderno tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta.
Il percorso si apre con l’Europa di quel periodo, tra scene di vita culturale e segnali sempre più evidenti della crisi politica, includendo anche fotografie realizzate in Etiopia alla vigilia dell’invasione italiana del 1935, testimonianza diretta di un passaggio storico cruciale.
Una sezione è dedicata agli Stati Uniti, dove Eisenstaedt si trasferisce nel 1935 a causa dell’ascesa del nazifascismo. Attraverso una selezione di immagini realizzate tra gli anni Trenta e Sessanta e i suoi celebri ritratti, tra cui quelli di Marilyn Monroe e Albert Einstein, il percorso restituisce la lunga collaborazione con Life e la sua progressiva affermazione internazionale.
La mostra riporta quindi all’Europa del dopoguerra, che un Eisenstaedt ormai affermato e profondamente segnato dall’esperienza americana osserva con uno sguardo insieme partecipe e distaccato, restituendo paesaggi e una società profondamente trasformati. Il percorso espositivo si chiude con una sezione dedicata a Venezia, che riunisce fotografie meno note e offre una visione intima della città, coerente con l’attenzione costante dell’autore per la dimensione umana.
Attraverso i suoi scatti, Eisenstaedt racconta la società del suo tempo con uno stile che unisce rigore documentario, ironia e una raffinata sensibilità poetica, talvolta vicina alla pittura ottocentesca. Dalle immagini della vita quotidiana americana ai reportage internazionali, il suo lavoro restituisce un racconto complesso delle trasformazioni del Novecento, contribuendo in modo decisivo alla definizione del linguaggio del fotogiornalismo.









