L'esposizione, curata da Daniele Fenaroli e prodotta da Arthemisia in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone, riunisce lavori provenienti dalla prestigiosa Collezione Giuseppe Iannaccone, una delle più rilevanti raccolte private italiane, e presenta un significativo nucleo di opere realizzate tra il 1920 e il 1945, alcune delle quali mai esposte prima al pubblico.
L'Espressionismo Italiano emerge attraverso i suoi principali protagonisti: Renato Birolli, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Fausto Pirandello, Aligi Sassu, Emilio Vedova e altri artisti che seppero costruire una visione indipendente, sottraendosi alle imposizioni culturali dominanti del periodo. Questi autori scelsero di raccontare la fragilità, la solitudine e la tensione esistenziale dell'uomo attraverso una ricerca personale spesso controcorrente, lontana dai modelli celebrativi imposti dal regime.
Tra le opere esposte spiccano *Nudo in piedi* (1939) di Lucio Fontana, *Composizione (Siesta Rustica)* (1924-1926) di Fausto Pirandello, *Il Caffeuccio Veneziano* (1942) di Emilio Vedova, *I poeti* (1935) di Renato Birolli, *Lo schermidore* (1934) di Angelo Del Bon, *Ritratto di Antonino Santangelo* (1942) e *Ritratto di Mimise* (1938) di Renato Guttuso.
La Collezione Iannaccone, raccolta con passione dall'Avvocato Giuseppe Iannaccone in oltre trent'anni di ricerca, si caratterizza per aver seguito quell'arte che, dopo la stagione delle avanguardie storiche, non coltivò ideali classici ma si concentrò sull'intensità del colore, sulla fantasia, la visionarietà e la soggettività, privilegiando l'espressione dei sentimenti e delle emozioni.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tre sezioni tematiche che esplorano il colore come forma di resistenza, il ritratto come ricerca dell'identità e il presente come soglia della memoria. La mostra presenta anche un dialogo con la ricerca contemporanea di Norberto Spina, artista del 1995, che interpreta l'eredità visiva degli anni Trenta attraverso immagini che evocano archivi perduti e memorie fratturate.
La prima sezione, dedicata al colore come resistenza, conduce nel cuore dell'Espressionismo italiano degli anni Trenta, dove il colore non è ornamento ma verità emotiva. Gli artisti presenti - Birolli, Pirandello, Broggini, Ziveri, Valenti e Badodi - restituiscono un'Italia marginale e inquieta attraverso corpi imperfetti e nature morte eloquenti, rifiutando ogni ordine imposto per rappresentare il caos dell'esperienza umana.
La seconda sezione esplora il ritratto come dispositivo critico. Guttuso, Fontana, De Rocchi, Del Bon, Menzio e Raphaël indagano identità fragili e intime, mai celebrate, cercando nel volto ciò che sfugge all'idealizzazione. Il ritratto si fa strumento per restituire alla storia le zone d'ombra e i silenzi, in dialogo con le opere contemporanee di Spina che destabilizzano e obbligano a riflettere sulla distanza tra rappresentato e rappresentante.
La terza sezione affronta il presente come materia storica da attraversare. Qui la pittura non documenta ma smaschera, attraverso opere come *La Battaglia dei tre cavalieri* di Sassu che decostruisce la retorica restituendo il vuoto del potere, e i silenzi materici di Vedova e Mafai che definiscono la memoria come pratica viva.
La mostra si propone come riflessione critica su un movimento che seppe dare voce al turbamento del Novecento italiano, costruendo una contro-narrazione fatta di corpi sbilanciati, città sognanti e figure ai margini, lontana dalla retorica imperante. Un'esposizione che invita a mettere in discussione ogni idea pacificata di storia e rappresentazione, difendendo l'ambiguità e riattivando la memoria in un tempo che tende a semplificare.
Informazioni e prenotazioni
T. +39 0161 1828171









