Da frida Kahlo a Salvador Dalí (recensioni)

Cosa separa la sfortunata artista messicana dall'eccentrico visionario spagnolo? pochi gradini

Frida Kahlo / Salvador Dalì
m&s - Frida Kahlo / Salvador Dalì (composizione)

Non ci siamo impazziti, ma è questa (un paio di rampe di scale) la risposta più logica che ci si deve attendere se, come molti altri, si è varcata la soglia del Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano di Roma, dove i due artisti e le loro peculiarità sono visitabili, al piano terra Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray (a cura di Vittoria Mainoldi) e al primo piano Salvator Dali tra arte e mito (Vincenzo Sanfo). Entrambe le mostre sono prodotte da Navigare e chiudono i battenti pressoché nello stesso periodo, nell'ultima settimana di luglio 2025.

Non volendo lanciarci in iperbole narrative di confronti tra due artisti veramente diversi, non solo per vissuto artistico ma anche personale (è ampiamente nota la disgrazia patita nei pochi anni di vita di Frida Kahlo), abbiamo deciso di affrontare le due mostre in ordine di presentazione, sia a noi che al pubblico: partendo dal piano terra e - di conseguenza - immergendoci nel mondo colorato, ma profondamente sfortunato, dell'artista messicana.

Frida Kahlo attraverso le lenti (fotografiche) del ritrattista ungherese, poi naturalizzato americano, Nickolas Muray è, appunto, non un'esposizione delle opere della prima, ma degli scatti del secondo, sia a colori che in bianco e nero. Circa 50 momenti diversi fermati sul rullino con lo scopo di offrire un quadro intimo e sentimentale molto più ampio di quanto normalmente sia possibile. Momenti personali, spontanei o meno, privati o studiati, con colori tanto brillanti quanto oscura poi la sofferenza che ha costellato tutta l'esistenza della pittrice. 

Uno scavo profondo nell'animo umano, così come sottolineato dalle parole della curatrice: Questa mostra racconta uno degli aspetti meno conosciuti della vita e dell’arte di Frida Kahlo, cercando di restituire la persona dietro l’artista e l’artista dietro la persona. Uno sguardo che - sia per consapevolezza che per suggestione - non possiamo che considerare triste, malgrado la vivacità dei colori. La mostra è completata dalla riproduzione di lettere, abiti, accessori, gioielli e - per la felicitò dei collezionisti - una sezione dedicata alla filatelia.

Due rampe di scale ci separano da tutt'altro genere e visione di vita. Entriamo al cospetto di uno dei più grandi visionari del secolo scorso, impossibile da classificare o etichettare e capace, come pochissimi altri, di sfidare ogni convenzione artistica. 

Se Picasso ebbe a sostenere che bisognava conoscere le regole per poterle poi infrangere (nostra libera interpretazione), per Dalì le regole semplicemente non esistono, nell'arte o in altre discipline che - nella sua vita - si è sicuramente divertito ad affrontare per raggiungere ogni volta uno stesso risultato: rompere ogni schema precostituito. Vissuto quasi per tutto il Novecento Salvator Dalì ho potuto così intessere ogni tipo di collaborazione artistica (da Federico García Lorca e Luis Buñuel), permeando ogni sua opera di sperimentazione e gioco puro, innovando e rivoluzionando, per poi fermarsi e vedere di nascosto l'effetto che fa. (cit)

Ci immaginiamo così, Salvator Dalì, mentre scorriamo lo sguardo sulle sue litografie e il resto dei materiali esposti, sempre pronto a sovvertire la realtà attraverso la sua immaginazione senza limiti. A ridire di sé stesso e di noi che ci stupiamo, consapevole che ci avrebbe stupiti con la sua caparbia trasformazione dell'arte in puro divertimento visionario. Pregevole il completamento dell'esposizione con "altri autori che hanno condiviso con Dalí l’idea di un'arte dal carattere onirico e surreale".

www.navigaresrl.com

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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