A cosa abbiamo appena assistito? Ad un concerto di e con Paolo Belli o uno spettacolo teatrale, visto che Alberto Di Risio, oltre ad essere il coautore, è anche la seconda "tastiera" e regista di alcuni divertenti spettacoli di Riccardo Rossi? Sinceramente non lo sappiamo, ma in ogni caso è stato molto divertente e lo scopo dichiarato dal titolo (Pur di fare Musica) è stato centrato.
Il contesto è quello della commedia, ovviamente musicale, dove Paolo Belli, aiutato dagli innesti in parola di Alberto Di Risio, ha momentaneamente spostato la propria band, prendendosi una brevissima pausa (pochi minuti) dallo swing puro, per calcare con più consapevolezza il tavolato del palcoscenico. Sono sempre presenti gli strumenti, non potrebbe essere altrimenti, con una maggiore frequenza di battute a far da corollario alla tanta musica di sempre. Ma niente paura: il musicista modenese non sembrerebbe intenzionato a cimentarsi con l'essere o non essere di William Shakespeare o con una struggente situazione familiare di Eduardo De Filippo, anche in considerazione del suo marcato accento emiliano, o peggio con una profonda psicologia emotiva pirandelliana, molto più semplicemente ha deciso di dare una organizzazione più teatrale al suo show, che comunque rimane saldamente musicale e fa della contaminazione dei generi la sua più solida caratteristica.
I vari siparietti cui il "Belli pubblico" è avvezzo da tempo - compresa la "cacciata" del sassofonista dal palco che, imperterrito, continua a suonare in platea, guadagnandosi tanti applausi - ci sono tutti, sono più strutturati ed arricchiti, con il malcapitato (si fa per dire) Paolo che tenta di spiegare ai presenti quello che ogni musicista è disposto a fare e sopportare, "pur di fare musica". E quando la musica è quella di un repertorio a tutto jazz e swing, con costanti cambi di registro e omaggi ai grandi (meglio, immensi), il piacere di ascolto e il divertimento per tutti si fa veramente contagioso, specialmente se i musicisti sono di buon livello, come in questo caso.
La sinossi dello spettacolo, che citiamo per rispetto degli autori che hanno scritto, prevede che i soliti disturbatori della PBB (Paolo Belli Band) propongano al loro frontman l'inserimento di un "particolare" chitarrista sordo, "il Gelido" (un omaggio a Beethoven?) cui bisogna cantare senza emettere suoni (tanto non sente!) quello che gli si chiede di eseguire e puntualmente parte il brano: il Gelido suona tutto, spaziando dagli Chic a Santana, basta mimargli l'attacco. Altre figure strampalate che entrano in scena sono i quattro fratelli gemelli spagnoli (ovviamente se ne presenta sempre uno solo per volta), che si affiancano al quinto fratello, che non gli assomiglia affatto: la giustificazione alla completa diversità somatica del quinto gemello è data dal fatto di essere eterozigote. In ogni caso tutti parlano uno spagnolo completamente strampalato, ma l'importante è che sappiano suonare, e su questo non ci sono dubbi o incertezze.
Unico momento di maggiore concentrazione e leggera melanconia, quando viene portato sul palco uno sgabello, le luci si abbassano e Paolo Belli racconta - oltre a farci ascoltare la bellissima "Heylà come va" - cosa rappresenti la musica, non solo per chi la fa, ma anche per tutti noi che la ascoltiamo. La musica è passione, altrimenti "quelli come lui" non farebbero la vita che fanno (rimandiamo al testo di "The Road" di Danny O' Keefe, maggiormente nota la versione di Jackson Browne, o alla sua traduzione in lingua italiana "Una città per cantare" di Ron), la musica è una grande medicina per i dolori dell'animo, come una bella giornata di sole, la musica ci aiuta a vedere una luce e ci porta fuori dal tunnel, la musica è la prova che l'uomo qualcosa di buono la sa fare. Ed è impossibile non essere d'accordo.
Chi sa giocare con la musica, sa giocare anche con la parola e con il pubblico, ma è fondamentale che sappia in ogni caso ancora giocare con sé stesso e che si diverta e molto nel farlo. A giudicare dagli occhi dell'artista, che sorridono sempre, non possiamo proprio pensare che per lui non sia così. Non può quindi stupire il lungo, caloroso e prolungato applauso con il quale il pubblico in sala omaggia mattatore e musicisti. E' il modo migliore per salutare chi per un poco, senza pretese, ma con tanta intelligenza, ha portato lo swing nel paese, ogni riferimento ad un grandissimo della musica italiana è voluto! Ora non rimane che cercare Paolo Belli in un'altra tappa del suo tour, tanto, "Pur di fare Musica", probabilmente verrebbero anche nel salotto di casa vostra. Il problema potrebbe essere poi convincerli ad andare via, ma non crediamo che evenienze del genere si verificherebbero facilmente. A chi non farebbe piacere averli tutti e otto in casa, magari per una jam session con la band di Scat Cat.
PUR DI FARE MUSICA
di Alberto Di Risio e Paolo Belli
con Paolo Belli, Juan Carlos Albelo Zamora,
Gabriele Costantini, Mauro Parma, Enzo Proietti,
Gaetano Puzzutiello, Peppe Stefanelli e Paolo Varoli
regia Alberto Di Risio







