La chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo ci ha messo del suo, con la sontuosa cappella Mazzatosta, l’acustica perfetta e il crocifisso a piombo sul coro (una novantina di elementi) a ricordare la Settimana Santa e fare da scenario al Requiem di Mozart allestito dall’associazione XXI Secolo, in collaborazione con il Touring Club e l’associazione Viterbo con amore. Il resto lo hanno fatto l’orchestra sinfonica EtruriaEnsemble diretta da Fabrizio Bastianini (all’organo Fabrizio Viti) e i solisti Isidora Moles (soprano), Lucia Napoli (mezzosoprano), Hyun-Seo Park (tenore) e Kwangsik Park (basso).
Già nell’Introitus l’orchestra fa valere buona padronanza e colore nello svolgimento delle varie “Sequenze” aderenti alla liturgia dei morti, così come scritto da Tommaso da Celano probabile “librettista” dello spartito. Subito il livore e la pacata rassegnazione di un’Apocalisse annunciata evocati da fugati evidenti e sotterranei, a volte appena accennati, del Kyrie che si aprono d’improvviso ad accenti maestosi e solenni, prima dell’atteso Dies irae.
Cadenza solenne e ben controllata anche nel fuoco del Confutatis maledictis - che ci rimanda alla ricostruzione romanzata di Milos Forman nel film Amadeus con Tom Hulce - dove Bastianini ha evitato impeti superflui o d’effetto per privilegiare un incedere musicale sobrio, tenuto sempre a bada con provata maestria.
Il coro attenua i disagi di una obbligata mescolanza di formazione tra il Contrappunto di Viterbo, il Filarmonico di Civitavecchia e lo Jacob Arcadelt di Chiusi, assicurando insospettate sinergie anche gradevoli, come nel Lacrimosa che Mozart riuscì a completare fino all’ottava battuta. In questo passaggio di rara suggestione, l’atmosfera della chiesa si è fatta densa e mistica.
Il direttore ha svolto, poi, con sicurezza il compito di creare quel breve ponte di note tra i due Osanna prima e dopo il Benedictus, scritte (contrariamente allo stile Mozart) da Sussmayr in due diverse tonalità. In questo caso è stato anche agevolato dalla buona versatilità di tutte le voci. In omaggio a Mozart, Bastianini ha anche inserito in orchestra due corni di bassetto austriaco, strumento ideato dal clarinettista Anton Stadler, amico di Mozart, proprio per il Requiem. Determinante e scenografica la presenza del monumentale organo a trasmissione meccanica i cui registri manovrati da Fabrizio Viti si sono fatti sentire in alcuni assolo come quello del Lacrimosa.
Lodevole lo sforzo delle voci, comunemente impostate sull’opera lirica, che si sono dovute calare con esiti diversi nelle trame mozartiane, fatte di maggiori raffinatezza e trasparenza. La giovane Isidora Moles di origine Serba ha assecondato con devozione e convinzione le eleganti modulazioni della partitura, fin dall’Exaudi orationem meam iniziale e insidioso, grazie ad una vocalità duttile e ricca di colore. Lucia Napoli, da parte sua, ha manifestato una naturale adesione alle tonalità barocche emerse specialmente nel Judex ergo cum sedebit del Tuba mirum, avviato con vigore sacrale dal coreano Kwangsik Park. Lodevole l’impegno di Hyun-Seo Park, anch’egli coreano, nel frenare le ingerenze d’impronta lirica. Pubblico numeroso e muto, come da copione, fino al fragoroso applauso al termine del Lux aeterna che il buon Sussmayr ha riproposto nelle forme del fugato del Kyrie.
Vincenzo Ceniti
Associazione XXI Secolo
presenta
MOZART REQUIEM
Isidora Moles, soprano
Lucia Napoli, mezzosoprano
Hyun-Seo Park, tenore
Kwangsik Park, basso
Orchestra sinfonica Etruria Ensemble
Ensemble vocale Il Contrappunto
Coro Filarmonica di Civitavecchia
Coro Jacob Arcadelt, Chiusi
Fabrizio Viti, organo
Fabrizio Bastianini, direttore







