Korn Live in Rome #2013

Cronaca di una serata di rock dall'elevato impatto sonoro, quasi un muro

immagine artificiale di un concerto
m&s - immagine artificiale di un concerto

L'apertura della serata viene affidata ad uno spin off dei Korn, i Love and Death di Brian Welch, più conosciuto come Head, già chitarrista della band californiana, dedito a Gesù (si è battezzato nel 2005) e a questo suo progetto da solista. Un metallo classico, senza particolari equilibrismi o fantasie, solido e ben costruito. Peccato che il gruppo suoni solo per 25 minuti. In ogni caso si fanno apprezzare se non per originalità (ma nel genere praticato sta diventando veramente difficile), almeno per concretezza.

A seguire, dopo ovviamente, il primo rapido cambio palco, con “intro” da Carl Orff arrivano i Bullet for My Valentine. Ha un discreto seguito questa band metalcore inglese, molti i ragazzi che indossano le loro magliette, il pubblico continua ad aumentare e costantemente ad applaudire. Notiamo molti papà con bambini a seguito, ovviamente con magliette celebrative di ogni genere di gruppo. Anche i Bullet, al termine della loro ora scarsa, si attardano per lanciare plettri e bacchette.

Si procede finalmente con l'ultimo cambio palco. Stavolta per sistemare tutto è necessario qualcosa di più, si porta avanti la terza batteria, praticamente una lucente navicella spaziale. Viene anche posizionata la particolare asta del microfono di Jonathan Davis (voce), opera del designer svizzero Hans Ruedi Giger. Si fa buio, grandi effetti visivi ed il concerto, alle ore 22, con puntualità inglese, ha inizio.

La prima sensazione, che rimarrà poi costante per circa 90 minuti, è quella del “muro”, un suono compatto ed inesorabile che viene riversato a favore dei fan. Scorrono via le canzoni rapidissime, ovviamente, senza grandi necessità di intermezzi o racconti. Ray Luzier fin dall'inizio lancia bacchette in aria, sempre più in alto, e da perfetto giocoliere, oltre che ottimo batterista, riesce sempre a recuperarle al momento giusto. Praticamente perfetta la fusione sonora con Fieldy (basso, al secolo Reginald Arvizu). Sul palco anche Brian Welch, di nuovo stabilmente con la band da un paio di mesi. Il pubblico canta, balla, poga, beve molta birra, ma cerca anche costantemente i cestini per non gettare a terra i bicchieri di plastica o le bottigliette vuote. Il concerto sfrutta anche il cielo stellato romano e la bella luna come ulteriore elemento scenografico. Ulteriore boato del pubblico, ovviamente, all'apparire sui video wall della bandiera italiana.

Il concerto va verso il termine, per noi puristi e nostalgici degli anni '70 la cover dei Korn di “Another brick in the Wall” non può essere soddisfacente, ma dobbiamo ammettere come il pubblico, buona parte del quale è nato anni dopo “The Wall”, canti ad una sola voce, riconoscendosi ovviamente in questa versione. I Korn terminano la loro esibizione, c'è spazio per un bis e per la conclusione con la celebre “Freak on a Leash" del 1998, considerabile a ragione come un “classico” della band e manifesto del Nu Metal. I ringraziamenti sono in italiano (non molto di più che "grazie" e "arrivederci", ma il gesto è lo stesso apprezzabile) e assistiamo a lanci di decine e decine tra plettri e bacchette, ma anche pelli trasparenti della batteria. Il pubblico si è molto divertito e anche noi, malgrado non si sia appassionati del genere e si sia nati molti anni prima di “The Wall”.

Setlist: Intro - Blind - Ball Tongue (with snippets of "It Takes Two" from Rob Base and DJ E-Z Rock and "La Di Da Di" from Slick Rick) - Twist - Chi - Falling Away From Me - Narcissistic Cannibal - Dead Bodies Everywhere - Coming Undone (preceded by Open Up Outro) - Did My Time - Shoots and Ladders (with "Somebody Someone" snippet afterwards) - Here to Stay - Helmet in the Bush - No Place to Hide - Y'All Want a Single - Lies - Another Brick in the Wall - Goodbye Cruel World

Encore: Get Up! - Got the Life - Freak on a Leash 

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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