Per la serata si rispetta la consuetudine dei concerti: aale sul palco Gian Maurizio Foderaro (Radio Rai), che introduce Alberto Pizzo, giovane e talentuoso pianista, poco conosciuto in Italia, ma già apprezzato negli Stati Uniti. È timidissimo nel concedersi con gesti e parole al pubblico, ma veramente godibile con il pianoforte. Un mix di tecnica, frutto degli anni di studio al conservatorio, e improvvisazione, figlia dei grandi musicisti che Pizzo ammira, su tutti Keith Jarrett e Renato Carosone. E questa commistione tra rigore tecnico, grande improvvisazione di matrice jazz e dna musical-partenopeo (Alberto Pizzo è nato - appunto - a Napoli) permette al pianista di incantare tutti con i propri virtuosismi, ispirati a grandi temi da film e la più classica melodia napoletana. "Ogni mia esibizione è diversa dalla precedente, anche se presento gli stessi brani", ci ha dichiarato al termine del concerto.
Sale di nuovo sul palco Foderaro per annunciare il principale protagonista della serata, Ron in trio acustico: lui stesso a chitarra e pianoforte, accompagnato da Giovanna Famulari, violoncellista, e Fabio Gangi, tastiere e pianoforte. Si abbassano nuovamente le luci, si fa nuovamente il silenzio assoluto e per due ore c'è posto solo per la musica e per la poesia dei testi di Ron (eccezion fatta per qualche telefonino non spento che andrebbe sequestrato).
L'artista è di quelli grandi, d'altra parte 42 anni di carriera non vengono mai da soli, riesce a creare la giusta atmosfera con il pubblico che si lascia andare e inizia, via via, a partecipare sempre di più. Il concerto diventa quello che ogni genere di spettacolo dovrebbe essere, uno scambio di sensazioni tra chi si esibisce e chi ascolta. Vengono ripercorsi gli ultimi 40 anni di musica italiana e, quasi sempre, una canzone di Ron c'è o c'è stata.
Al quarto brano - "Vorrei incontrarti fra cent'anni anni" - una sorpresa, almeno per il pubblico: sale sul palco Tosca. Si ricrea l'emozione del duetto sanremese del 1996, al punto che la cantante romana non riesce a trattenere una lacrima di commozione. Il brano si interrompe, scroscianti applausi e l'abbraccio di Ron, l'affetto e il calore permettono a Tosca di riprendere il brano e portarlo a conclusione. "E pensare che ero venuta qui per rilassarmi stasera", ha dichiarato sempre tra i costanti applausi del pubblico.
Il concerto scivola via come un abbraccio, tra le parole di Ron che semplicemente ed efficacemente parla anche di tematiche difficili a una platea che - è lo stesso artista a riconoscerlo - sa ascoltare. Ammettiamo che, verso la fine, quando sono partite le prime note di "Una città per cantare" abbiamo fanciullescamente sperato che apparisse sul palco per duettare anche Jackson Browne (interprete di "The road", la versione americana di maggior pregio e successo della canzone che Dalla e Ron hanno reso poi in italiano, ndr). Così non è stato, ma nulla è stato tolto alla poesia della serata.
Un grande artista e interprete che non a caso "resiste" sui palcoscenici da così tanto tempo, con un proprio stile garbato e mai sopra le righe, sia musicalmente che umanamente parlando. Una serata in musica che ricorderemo a lungo, in attesa di una prossima città per cantare, sperando che sia a stretto giro di auto o treno, ma va bene anche l'aereo, nel caso.








