Andrea Montesano: Ma il cielo è sempre più rock

Sottotitolo: . Impronte di Dio nella musica degli adolescenti. In libreria e nelle piattaforme digitali

immagine di un giovane con un libro in mano
m&s - Andrea Montesano

Ascolto dunque sono. Ogni canzone che scegliamo di riprodurre al mattino per andare a lavoro, in macchina durante un lungo viaggio, o la sera per rilassarci, parla di noi, più di quanto possiamo immaginare. La disponibilità ad ascoltare quel brano e non quell’altro, quell’artista e non quell’altra band, può essere considerata come l’espressione manifesta di un nostro tratto di personalità.

A cinque anni dall’uscita de “La psicologia del Rock. Crescere con la musica in adolescenza” (Alpes 2017), lo psicologo e psicoterapeuta Andrea Montesano, costruendo un ponte tra le sue competenze professionali e la sua passione da chitarrista, raccoglie nel suo nuovo testo le possibili connessioni fra musica, strutture di personalità e anima. Ad accompagnarlo in questa lunga “playlist” dell’anima è Don Peppe Logruosso, autore di brani di Christian music ed esperto di linguaggi musicali giovanili. “Ma il cielo è sempre più rock. Impronte di Dio nella musica degli adolescenti” (Edizioni San Paolo, 2022) prefazione di Don Luigi Maria Epicoco, è disponibile in tutte le librerie italiane e nei principali book-store digitali.

Gli autori, in un percorso che tocca psicologia, fede e canzoni rimaste nella storia, hanno immaginato la musica come un veicolo per scendere in profondità laddove sembra inimmaginabile arrivare, soprattutto negli universi adolescenziali. «Una volta riusciti a penetrare i vissuti più profondi di ciascuno – afferma Don Peppe – le canzoni possono diventare un esercizio quotidiano di spiritualità, uno strumento valido per immergersi all’interno di un nucleo intimo e prezioso che prende il nome di inconscio. Dove c’è la musica, quindi, c’è anche lo spirito».

«Dall’anima nelle canzoni dei Coldplay al battesimo di Levante; dalla spiegazione del successo di Ultimo alle canzoni di Kurt Cobain partorite dalla propria gastrite, dai mostri orribili che portava dentro sé Jim Morrison alle canzoni terapeutiche di Gazzelle. Dietro ogni canzone che ascoltiamo c’è ricerca di senso e narrazione – spiega Montesano. «Ed è anche per questo motivo che all’inizio di ogni colloquio terapeutico chiedo al mio paziente: quali canzoni ascolti?».

Scegliere di ascoltare musica in un luogo pubblico o da soli, in compagnia di alcuni amici per lungo tempo oppure per un lasso di tempo breve, scegliere un determinato genere musicale da approfondire, mette di solito in evidenza come la nostra mente, il nostro corpo e il nostro vissuto diventino insieme una specie di «cassa di risonanza» più o meno ricca di significati.

Testata Giornalistica
Dal 2015 cerchiamo di essere il salotto buono dell'informazione culturale. E qualche volta ci riusciamo anche.
Change privacy settings