La Sicilia 'abbraccia le forme' dell'artista colombiano Fernando Botero con due mostre che ne raccontano l'universo poetico. Si tratta delle esposizioni “L'incanto del mito”, allestita a Villa Aurea ad Agrigento, e “Il peso dei sogni”, allestita invece a Palazzo Belmonte Riso, sede del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo.
Entrambi i percorsi d'arte – che includono complessivamente 37 opere provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection e da Botero Family Estate, per la curatela di Fernando Botero Quintana, nipote del Maestro, e dello storico dell'arte Nicola Barbatelli – fanno parte di un unico progetto espositivo diffuso, promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana con la collaborazione della direzione del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e il patrocinio di diversi enti istituzionali.
La mostra “L'incanto del mito” di Agrigento a Villa Aurea, riunisce 25 opere originali, che includono 8 sculture e 17 tra acquerelli su carta e su tela e disegni e tecniche miste.
In particolare, le 8 piccole sculture bronzee esposte nello spazio esterno costruiscono un suggestivo dialogo con la Valle dei Templi in un confronto diretto con la monumentalità dell’antica Akragas, con l’architettura dorica e con la luce del paesaggio siciliano; una scelta sicuramente originale che rende particolarmente interessante il percorso espositivo, il cui trait d'union è l'idea mediterranea di forma, equilibrio e durata. Sia nel caso dei resti archeologici che delle opere di Botero, l'immagine che viene restituita è infatti quella di forme capaci di resistere al tempo e di raccontarlo.
Non a caso, le sculture appaiono perfettamente a loro agio nel contesto della Valle dei Templi, come l'opera “Donna distesa che guarda verso l'alto”, quasi 'intenta' a riposare assopita fra le vestigia dell'antichità, mentre “Donna a cavallo” pare osservare con lo sguardo la meraviglia che le sta intorno. E ancora, per citare qualche altra opera, la rassicurante staticità di “Maternità”, che trova complemento nella maestosità intuita del Tempio di Ercole a farle da sfondo, e la sensualità erotica di “Uomo su donna” accostata e forse contrapposta – un po' provocatoriamente verrebbe da dire, ma anche romanticamente – alla sacralità del Tempio della Concordia, una passione a metà tra il sacro e il profano che si ritrova anche nella scultura “Leda e il Cigno”, perfettamente calata nella dimensione del Mito che il luogo suggerisce.
Negli spazi interni della Villa Aurea il dialogo si fa invece più raccolto e meditativo, oltre che maggiormente dedicato alla quotidianità. L'intero percorso tra l'esterno e l'interno trova comunque la propria unità, come del resto anche nell'esposizione di Palermo, nella centralità del corpo.
Donne opulenti e raffinate, coppie senza e con bambini e cani, scene di musica e di circo: si potrebbe riassumere così il contenuto delle opere esposte dentro alla villa, per lo più appartenenti all'ultimo periodo di vita dell'artista, incluso l'anno della sua scomparsa, avvenuta nel 2023. Dipinti che non tradiscono l'avanzare dell'età dell'autore se non per l'ulteriore consolidamento e la pulizia della sua tecnica, poiché ne rimane intatto il segno distintivo, quelle forme la cui abbondanza è in realtà ascritta a un ben preciso piano geometrico, dove volume e massa sono rappresentati con leggerezza e grazia. Le geometrie si fanno peraltro particolarmente evidenti nell'acquerello su carta “Cane”, che rispecchia perfettamente il sistema formale sviluppato da Botero nel corso della sua lunga carriera artistica. Tra i diversi soggetti esposti, tutti di notevole intensità e degni di nota, spiccano le raffigurazioni femminili – anche queste dipinte ad acquerello su carta – “Donna con i guanti”, realizzata dall'artista poco prima di morire, e “Donna che cuce” che rappresenta una dichiarazione pittorica boteriana.
La mostra “Il peso dei sogni” di Palermo a Palazzo Belmonte Riso, riunisce 12 opere tra 11 acquerelli su carta e su tela, disegni e tecniche miste e 1 scultura in bronzo dorato, completando il progetto espositivo diffuso che coinvolge, oltre alla famiglia Botero, la società produttrice Renaissance Exhibitions.
Anche in questo caso l'esposizione instaura un dialogo simbolico con il luogo che la ospita e più in particolare con la stratificazione storica e urbana di Palermo, che si riallaccia alla produzione artistica boteriana, poiché anch'essa 'stratificata' però tra radici latinoamericane, cultura europea e vocazione universale. Il titolo della mostra invece evoca la capacità di Fernando Botero di dare appunto 'peso' e concretezza all'interiorità e ai sogni con le sue opere, attraverso le quali essi hanno la possibilità di diventare materia.
Si manifesta quindi il grande potere che possono avere le immagini considerato fra l'altro che “le sue figure sembrano ricordarci che l'immaginazione non è una fuga dalla realtà, ma una delle modalità più profonde attraverso cui l'uomo attribuisce significato al mondo”, come spiegano i curatori della mostra in una nota, e ancora “le sue immagini non appartengono né al dominio del realismo né a quello dell'astrazione; non descrivono il mondo così come appare, ma neppure lo negano. Esse sembrano piuttosto provenire da uno spazio intermedio, nel quale la realtà viene trasfigurata dalla memoria, dal desiderio e dall'immaginazione”.
Oltre che essere caratterizzato dalla centralità della figura umana, di cui si è già detto, il percorso espositivo palermitano ruota intorno alla monumentalità e ieracità del corpo, soprattutto femminile, alle nature morte, al circo, alla corrida, alla festa popolare, all'intimità domestica e al rapporto tra pittura e scultura. Quest'ultima è rappresentata dalla monumentale opera in bronzo “Serpente”, molto più affusolata rispetto ai canoni volumetrici arrotondati dell'artista ai quali siamo abituati.
Tra ai dipinti esposti a Palazzo Belmonte Riso, risaltano per i loro colori accesi e vividi quelli realizzati ad olio: la scelta di questa tecnica rende infatti ancora più materici i soggetti rappresentati, che nella loro perfetta volumetria sembrano quasi uscire dalle tele, con un effetto tridimensionale, per farsi toccare. Fanno parte di questa selezione “L'equilibrista”, che pur nel suo equilibrio precario non perde la grazia e l'eleganza, le sontuose figure femminili “Donna con ventaglio” (che pare vestire un peplo classico sensualmente scivolato sulle sue forme) e “Donna con reggiseno” (curata nei dettagli della sua quotidianità, persino nell'immagine del volto riflesso nello specchio che torna anche in un acquerello dell'esposizione), poi l'autobiografico “Carnevale”, che porta con sé i ricordi dell'infanzia dell'artista, “Natura morta con anguria”, dove il frutto tagliato conferisce un impatto particolare alla composizione, e infine il dipinto di piccolo formato “Picador”.
Gli acquerelli in mostra a Palermo presentano invece tonalità più delicate e privilegiano l'elemento intimo e quotidiano, in particolare “Donna che si veste”, “Nudo sdraiato” e “Donna con specchio” (di cui si anticipava prima), quest'ultimo realizzato da Botero nel suo ultimo anno di vita. Completano la serie “Natura morta”, anch'essa fra le opere ultime, che ricorda con toni più soffusi l'altro still life ad olio in esposizione e “Ragazza con gatto”, dove l'acquerello incontra la matita che dona definizione e chiaroscuro al soggetto.
In conclusione, entrambe le mostre rappresentano senza dubbio un'ottima opportunità per conoscere Botero in tutte le sue forme, è proprio il caso di dire, e in vari periodi della sua esperienza artistica. E, anche per chi ha visto già le sue opere, è un modo per incontrarlo ancora, perché ciascuna opera d'arte non si conosce mai abbastanza, ma si rinnova ogni volta nel suo significato e nel suo senso davanti allo sguardo di chi la osserva.









