Dodici tracce in cui il cantautore campobassano ha messo pezzi di strada, libri, esperienze, ambizioni ed auspici, consapevolezze, speranze, buone energie. Ma anche fallimenti, autori classici, viaggi nella profondità della sua anima e del suo inconscio - che gli hanno illuminato il presente - ha messo le cadute e le faticose riprese con le ginocchia sbucciate, ha messo tutto quello che gli è sbattuto addosso, cercando di dargli un senso logico e cronologico. Spidalieri ha quindi cercato di inserire queste cose nelle sue canzoni, sperando che in qualche modo possano accendere delle piccole fiammelle di nuova vita in chi le ascolta, dice infatti: La vita è breve, ma poi ritorna. E ritorna, e ritorna. Tanto vale saperlo subito… Del resto, Per quanto tempo è per sempre? A volte, solo un secondo.
Parte di questo progetto sono, insieme alla voce, chitarre e synth di Raffaele Spidalieri, anche: Mauro Grossi al pianoforte e tastiere, Luca Ravagni ai fiati, tastiere e programmazioni elettroniche, Diego Perugini alle chitarre, Franco Fabbrini e Ares Tavolazzi ai bassi elettrici e contrabbasso, Andrea Beninati, Gianni Cerone, Gianluca Meconcelli alla batteria e alle percussioni.
Arriva un momento nel vita in cui devi iniziare a scavare dentro di te. Scavare per cercare una luce che ti illumini e ti dica dove sei, o la strada che devi percorrere per fare un salto in alto, per guadagnare prospettive più elevate, passare da felino a rapace. Per alzare gli orizzonti. Per capire cosa si sta facendo in questa vita e quale dovrebbe essere la nostra missione, il nostro cammino.
Ho passato gli ultimi dieci anni a cercare di comprendere questo. Leggendo e studiando tanto. Innamorandomi e perdendomi in letture antiche come l’uomo, che da sempre raccontano e illuminano. Così ho scritto un pugno di canzoni ed in ognuna di loro ho messo pezzi di strada, libri, esperienze, ambizioni ed auguri, consapevolezze, speranze, buone energie. Ma anche fallimenti. Che poi fallimenti non sono se riescono ad insegnarti qualcosa e farti crescere.
Ho messo gli autori classici, che forse leggiamo ancora con le chiavi sbagliate, ho messo i miei viaggi regressivi che mi hanno illuminato il presente, ho messo le cadute e le faticose riprese con le ginocchia sbucciate, ho messo tutto quello che mi è sbattuto addosso, cercando di dargli un senso logico e cronologico (poco). E il lock down ha dato il tempo. E il giusto silenzio per permettermi di dedicarmi a me stesso e al mio mondo. Senza interferenze. Un tempo passato lentamente, che ha fatto pesare tutta la sua importanza. Costringendoci ad essere spettatori paganti. Ma allo stesso momento assoluti protagonisti di un quel noi stessi che non eravamo più abituati ad essere. Nè dentro né fuori.
L’acqua lava, distrugge, rinnova, alimenta. E così doveva essere. Ho cercato di capire fino all’essenza questo momento. E ho capito che in fondo, da sempre, sto facendo un viaggio meraviglioso. Ho capito che tutti abbiamo dentro un pezzo di divino che ci ricongiunge all’uno, al tutto. E che siamo parte di quell’uno. Anche se la maggior parte delle volte lo dimentichiamo. O forse, più verosimilmente, lo rifiutiamo. E non ci rendiamo più conto di quello che siamo, di quello che viviamo, di quello che perdiamo. E che ritornerà più tumultuoso di prima. Ecco, ho cercato di mettere queste cose nelle canzoni, sperando che in qualche modo possano accendere delle piccole fiammelle di nuova vita in chi le ascolta. La vita è breve, ma poi ritorna. E ritorna, e ritorna. Tanto vale saperlo subito…
Del resto, Per quanto tempo è per sempre? A volte, solo un secondo.






