La Stagione Estiva 2025 dell’Accademia di Santa Cecilia si apre con una produzione in collaborazione con il Teatro di Roma-Teatro Nazionale e Teatro Ostia Antica Festival, nell'ambito dell'inedito Teatro Ostia Antica Festival.
L’opera consiste in musiche di scena composte per accompagnare la rappresentazione del mito di Antigone, figlia di Edipo e destinata a una tragica sorte. Musiche pensate, quindi, per intrecciarsi con la rappresentazione scenica e con la declamazione del testo di Sofocle. La prima e unica esecuzione ceciliana di queste musiche risale al 1986, con la direzione di Marcello Panni.
Gianni Garrera, che ha adattato il testo recitato, afferma: "Il paradosso di Mendelssohn è riconoscere che l'età romantica dovrebbe rinnegare Antigone che seppellisce i morti, perché la modernità cristiana ha decretato evangelicamente che non siano i vivi a seppellire i morti. Ogni volta che un vivo seppellisce un morto si nega la fede nella resurrezione. Spiritualmente per il cristianesimo sono i morti che seppelliscono i morti. Ma il rapporto dell’Antigone con la sepoltura è anche allegoria per Mendelssohn del programma di riscoperta degli antichi. Eseguire un dramma o musicarlo significa disseppellire i resti del mondo classico e avere una fede estetica nella resurrezione della tragedia. L'arte moderna, come Mendelssohn con le sue musiche di scena, segue il decreto di Creonte e disseppellisce il passato: le salme antiche restino insepolte affinché possano risorgere o essere preda dei moderni".
Francesco Lanzillotta, tra le bacchette più interessanti della sua generazione nonché ospite regolare di importanti compagini orchestrali fra cui l’Orchestra Nazionale della RAI di Torino, ha dichiarato: “La partitura di Antigone è una perla sorprendente, una novità per i più, decisamente lontana dallo scintillio di un titolo più conosciuto come Sogno di una notte di mezza estate. […] Nell’Antigone di Mendelssohn possiamo distinguere tre elementi fondamentali: le parti corali in cui il lirismo si dipana attraverso un andamento lontano da eccessi, spesso all’unisono, le parti di recitativo corale e parti in cui gli attori recitano, alcune volte accompagnate dall’orchestra, altre volte, invece, seguendo lo sviluppo del tessuto musicale. Antigone ebbe un enorme successo, ben meritato in quanto si tratta di una partitura meravigliosa e di pregevole fattura; probabilmente un poco dimenticata ma, grazie ad una modernità a tratti sconvolgente, sarà capace di stupire oggi, così come fece nel 1841”.
La tragedia di Sofocle (441 a.C.), che incontra qui il Romanticismo di Mendelssohn, ripropone il tema eterno del conflitto tra legge divina e legge umana. Antigone, figlia di Edipo, si scontra con Creonte per dare sepoltura al fratello Polinice, ed è destinata a una tragica sorte, la cui potenza drammatica è amplificata dalla musica. Commissionata nel 1841, l’opera è un tentativo di emulare la tragedia classica, con un coro che evoca quelli dell’antica Grecia, accrescendo il pathos del mito. Mendelssohn, pur utilizzando un organico tradizionale, ricrea l’essenza della tragedia greca in un intenso dialogo tra musica e parola. Questa versione contemporanea, affidata alla voce di Massimo Popolizio, si arricchisce delle interpretazioni di Simonetta Solder (Antigone), Christoph Hulsen (Creonte) e Alessandro Budroni (La guardia/Il servo), offrendo un’esperienza musicale intensa e suggestiva, dove il coro diventa il narratore del mito.
Orchestra e Coro maschile
Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Francesco Lanzillotta
maestro del coro Andrea Secchi
voce recitante Massimo Popolizio
Antigone Simonetta Solder
Creonte Christoph Hulsen
La guardia/Il servo Alessandro Budroni
Corifeo Patrizio La Placa
Mendelssohn Antigone
musiche di scena dalla tragedia di Sofocle
traduzione tedesca di Jacob Christian Donner
adattamento del testo recitato di Gianni Garrera
in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Teatro Ostia Antica Festival
lunedì 23 giugno 2025 alle ore 20:30
Sala Santa Cecilia
Auditorium Parco della Musica, Roma







