La Nona Sinfonia di Mahler alla Scala, con strumenti originali

Stresa Festival: al Teatro alla Scala di Milano, eccezionalmente, il concerto di chiusura della 65a edizione

Mahler Academy Orchestra
Mahler Academy Orchestra | Fonte foto: Stresa Festival (credits Marco Caselli-Nirmal)

Al centro della serata, la Sinfonia n. 9 in re maggiore di Gustav Mahler, affidata alla Mahler Academy Orchestra sotto la direzione di Philipp von Steinaecker. Mercoledì 9 settembre alle ore 20

Elemento distintivo dell’esecuzione: l’impiego di strumenti storici originali, restaurati per replicare fedelmente il suono dell’Orchestra dell’Opera di Vienna intorno al 1900.

Il progetto: un’operazione di archeologia sonora

L’iniziativa, denominata Originalklang Project, va oltre la semplice esecuzione concertistica, configurandosi come un’indagine filologica sulle intenzioni compositive di Mahler. Durante la sua direzione all’Opera di Stato di Vienna (1897-1907), il compositore fece rinnovare l’intera sezione fiati dell’orchestra di Corte. Grazie alla collaborazione tra la Fondazione Centro Culturale Euregio di Dobbiaco e la Fondazione Busoni-Mahler di Bolzano, è stata assemblata una collezione unica di strumenti dell’epoca: oboi viennesi di Hajek e Stecher, clarinetti di Berthold, timpani originali Schnellar e una sezione d’archi che utilizza esclusivamente corde di budello, sotto la supervisione musicologica del professor Clive Brown, massimo esperto di prassi esecutiva romantica.

Formazione e dialogo intergenerazionale

La Mahler Academy Orchestra, fondata nel 1999 a Bolzano da Claudio Abbado, prosegue la sua missione di offrire a giovani musicisti di talento un percorso formativo di eccellenza. Per questa edizione, gli studenti dell’Accademia si affiancano a 55 professionisti provenienti da prestigiosi ensemble europei (tra cui Berliner Philharmoniker, Concertgebouw Orkest e Mahler Chamber Orchestra), creando un dialogo intergenerazionale che unisce la freschezza esecutiva alla maturità della prassi storica.
Philipp von Steinaecker, direttore del progetto, sottolinea come questo approccio permetta di "mettere in discussione una musica che oggi appartiene al repertorio fondamentale", costringendo esecutori e ascoltatori a ripensare la concezione stessa di tradizione e verità sonora.

Nota critica sulla prassi storica

L’applicazione della prassi esecutiva storica al repertorio tardo-romantico presenta sfide tecniche non trascurabili. L’uso di strumenti originali, con le loro specifiche limitazioni dinamiche e timbriche, richiede un adattamento significativo da parte degli esecutori, specialmente in una partitura introspettiva e complessa come la Nona Sinfonia. Tuttavia, proprio questa "scomodità" sonora offre al pubblico un’opportunità rara: ascoltare la partitura non attraverso il filtro consolidato della tradizione sinfonica moderna, ma attraverso le sonorità che il compositore aveva direttamente in mente al momento della scrittura, non presenti nelle usuali registrazioni.

Scheda Concerto

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