Al netto delle tante interpretazioni, non ci mettiamo a fare l'elenco - nemmeno essenziale - perché sarebbe lunghissimo, come ci immaginiamo oggi il personaggio di Falstaff? Se ci fermiamo alla pura rappresentazione fisica, è sicuramente un "omone", di mezza età, grasso (the fat knight), oggetto costante di insulti che oggi non troverebbero posto se non in uno spettacolo di stand up comedy (massa gonfia / enorme botte di vino / sacco di budella imbottito).
Se invece veniamo alle sue caratteristiche comportamentali, John Falstaff è prima di tutto un grande bugiardo, un infingardo, un codardo, un potenziale traditore, una persona - per farla breve - che si dovrebbe per quanto più possibile tenere lontano dalle proprie case, dalle proprie famiglie, dai propri portafogli. È il classico invitato alle feste che, al momento più opportuno, si nasconde sotto la giacca le posate d'argento. Cinematograficamente parlando potrebbe essere, dal fisico sicuramente molto più asciutto e prestante, il Franco Fabrizi della situazione.
E invece il nostro, come tutti i fanfaroni, i cattivi dei quali però ci si fa beffe, godendo nel metterli in ridicolo (basti pensare a quando lo si fa nascondere nella cesta dei panni sporchi, che immaginiamo anche maleodoranti), conquista la scena e l'attenzione degli spettatori, di quelli celebri come la Regina Elisabetta I (al punto che fu la stessa monarca a chiedere che divenisse protagonista assoluto in una sua commedia), o quelli normali, come tutti coloro che affollano, e meno male, i teatri di mezzo mondo, e lo fanno ancora oggi.
Nel nostro caso la versione adattata a suo tempo da Roberto Lerici era stata pensata per Mario Carotenuto, grande attore di decine e decine di commedie italiane degli anni '60, dove ha perfettamente incarnato - con più sfaccettature - le caratteristiche salienti del Falstaff shakespeariano, un imprinting che poi, di mano in mano, di attore in attore, è arrivato ai giorni nostri e ora viene indossato con capacità dal corpo e dall'anima teatrale di Edoardo Siravo. Unica concessione di modernità, lo spostamento in avanti della vicenda, gli anni '20 del secolo scorso, di conseguenza Falstaff è un reduce della Prima Guerra Mondiale. I temi narrati, quindi, con un minimo di adattamento alla bisogna sono sempre quelli: amori contrastati, supposta ingenuità d'animo, i troppo furbi e i troppo sciocchi, la cattiveria umana a pioggia e la scarsa, inesistente, empatia per il genere umano, praticamente endemica. Al centro di tutto l'ingombrante figura di Falstaff e i suoi tentativi di intrallazzi, ovviamente infruttuosi.
Perché Falstaff oggi? Si chiede il regista e ce lo chiediamo anche noi. Perché oggi, più che mai, ci sentiamo tutti presi in giro da qualcuno o da qualche entità. E Falstaff e la sua ‘armata Brancaleone’ rappresentano quello che noi siamo. Perché oggi è l’epoca dei “tutti gabbati“. E alla fine ‘Allegri’ sono gli spiriti, ma ‘Tristi’ i risultati. E Falstaff diventa così esempio di decadenza fisica e morale dell’uomo, visto come pagliaccio per il mondo, in un mondo che è già pagliaccio del suo. Attori in scena. Ringraziamenti. Saluti. Sipario.
Teatro Belli Roma
Società per Attori
presentano
Edoardo Siravo
in
FALSTAFF
e
LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
di William Shakespeare
versione e adattamento di Roberto Lerici
e con personaggi e interpreti (in ordine alfabetico)
Madama Quickly – Francesca Bianco
Roberto Sciapito - Marco Bonetti
Bardolfo / Fenton - Fabrizio Bordignon
Anna Page - Francesca Buttarazzi
Comare Ford - Gabriella Casali
Abramo Carente - Giuseppe Cattani
Simplicio - Alessandro Laprovitera
Frank Ford - Antonio Palumbo
Don Ugo Evans - Germano Rubbi
Comare Page - Susy Sergiacomo
John Falstaff - Edoardo Siravo
Pistola / Dottor Caius - Roberto Tesconi
Mastro Page - Tonino Tosto
musiche Francesco Verdinelli
costumi Annalisa Di Piero
scene It Allestimenti Scenografici di Giacomo Celentano
regia Carlo Emilio Lerici









