Esattamente 30 anni dopo i "Ti amo... Idem" sono tornati in sala, ma in quella teatrale, sia italiana che spagnola.
Chiunque sia stato un adolescente in quegli anni, abbia un animo romantico e nessun timore di versare fiumi di lacrime davanti allo schermo, ha visto almeno una volta (diciamo una decina, per difetto) questa storia d'amore dai risvolti ultraterreni. Sam (Patrick Swayze), impiegato in una banca di New York e Molly (Demi Moore), artista, sono appena andati a convivere in un loft che hanno arredato con amore. Amore che Sam non riesce a esprimere a parole, rispondendo al "ti amo" di Molly sempre e solo con la parola "idem". Purtroppo, Sam rimane ucciso durante una rapina morendo tra le braccia di Molly. In realtà Sam non "riesce" a staccarsi completamente dalla vita terrena, soprattutto perché non vuole lasciare Molly. Comincia così una vita da "fantasma" cercando di proteggere la ragazza che ama e scoprire cosa in realtà sia successo la notte in cui è morto.
Non vogliamo svelare a quei pochi che non hanno visto la pellicola il finale, ma siamo certi di poter dire che il momento in cui entra in scena Whoopi Goldberg nei panni della sensitiva basterebbe a convincere i più scettici o chi non ha nessuna velleità romantica. D'altra parte il ruolo le è valso il Premio Oscar come miglior attrice non protagonista (e altri premi) e non abbiamo dubbi che sia stato assolutamente meritato, anche solo per le scene in cui, con un improbabile abbigliamento rosa accesso, cappellino in tinta e scarpe demodè, si reca accompagnata dal fantasma Sam, in banca, a ritirare 4 milioni di dollari. Il taglio androgino di Demi Moore, la scena del vaso di argilla, la Goldberg: sono tutti ingredienti che hanno reso immortale il film tanto quanto la presenza di Patrick Swayze.
Dopo questo lunghissimo, quanto necessario, incipit è naturale l'atteggiamento appena dubbioso con il quale approcciamo il nuovo spettacolo, nella versione italiana diretta (e "scenografata") da un vero specialista del genere come Federico Bellone, recentemente applaudito per Mary Poppins (meno recentemente, ma sempre da parte nostra con applausi, con Sunset Boulevard), con la regia associata e coreografia di Chiara Vecchi.
Lo scopo annunciato dal cast artistico (eravamo alla conferenza stampa romana) è quello di riprendere una grande storia d'amore cinematografica (probabilmente la più struggente degli anni '90, al pari del Love Story di 20 anni precedente), pienamente adattata al mondo teatrale odierno, dove forzatamente e consapevolmente bisogna fare a meno dei primi piani, ma sottolineare gli stati emotivi con musica e voce (non c'è orchestra, ma basi, tutte le canzoni sono in italiano, esclusa la celebre hit "Unchained Melody", versione del 1965 dei Righteous Brothers). A questo proposito il principale compositore è Dave Stewart (Eurythmics), assieme a Glen Ballard e Bruce Joel Rubin (quest'ultimo anche autore del libretto), nel film era Maurice Jarre.
Quando si porta in teatro un "adattamento" giocoforza ci si trova davanti la necessità di dover rimodulare l'opera, perché diventi fruibile per il diverso media (cinema e teatro sono luoghi di racconto, ma la declinazione, il linguaggio e la struttura non possono essere facilmente trasportabili dall'uno all'altro), si corre il rischio (calcolato o meno) di deludere l'affezionato spettatore (o il lettore), mettendolo di fronte a qualcosa di "altro", magari anche migliore ma ugualmente non gradito. In questo caso, poi, siamo di fronte ad un successo cinematografico (il miglior incasso del 1990, anno della sua uscita con 2 Premi Oscar conquistati su 5 Nomination), con una giovane Demi Moore, un affascinante Patrick Swayze (alzino la mano le adolescenti di allora che non se ne innamorarono, stringendo anche il fazzoletto per asciugare quell'ostinata lacrima di commozione) e una strepitosa Whoopy Goldberg, in grado di fare il perfetto collante tra romanticismo e commedia.
Entrando in sala ci aspettavamo un pubblico nostalgico, maggiormente femminile, quello stesso pubblico che da 30 anni contribuisce all'audience del film di Jerry Zucker (per noi è sarà sempre uno degli artefici de "L'aereo più pazzo del mondo", 1980) ad ogni suo puntuale passaggio televisivo. E invece ci siamo sbagliati (capita, ma non è questo l'aspetto più importante), perché l'attrazione per il musical è stata trasversale, almeno nella serata di nostra osservazione. Coppie giovani alla ricerca dello spettacolo romantico, gruppi di adulti, famiglie con figlie adolescenti per un possibile passaggio di testimone romantico tra mamma e figlia, ma nessuno può affermare che i componenti maschili della famiglia siano stati latitanti.
Evitiamo in ogni caso il racconto, anche dello spettacolo teatrale, e concentriamo la nostra attenzione su quello che abbiamo maggiormente apprezzato, innanzi tutto il cast artistico. Tutti i principali personaggi - i 3 buoni e il cattivo - sono ottimi interpreti, giustamente calati nel loro ruolo, con una particolare nota positiva per la "voce" di Giulia Sol e per l'adattabilità a tutto tondo di Thomas Santu. Gloria Enchill non soffre minimamente il confronto con il suo gigantesco omologo. I quadri di ballo sono ben realizzati, chi ha qualche anno in più ha particolarmente apprezzato l'effetto vintage suscitato dai monitor della banca con tubo catodico, oramai scomparsi. Il musical attenua appena il suo aspetto romantico, così facendo acquista una maggiore fluidità e si propone di conseguenza al piacere di visione di un pubblico più ampio, presente in sala per uno spettacolo che fa scorrere senza noia le sue due ore complessive di durata, in assenza di forzature. In conclusione dovremmo fare i raffronti con il film, e perché?
GHOST IL MUSICAL
di David Stewart, Glen Ballard e Bruce Joel Rubin
libretto e testi Bruce Joel Rubin
musiche e testi Dave Stewart e Glen Ballard
regia Federico Bellone
coreografia e regia associata Chiara Vecchi
scenografia Federico Bellone
con Mirko Ranù, Giulia Sol, Gloria Enchill, Thomas Santu, Salvatore Maio, Ronnie Jones, Luca Gaudiano, Mitsio Silvia Paladino Florio, Cristina Benedetti
ensemble Clara Maselli, Carolina Sisto, Manuel Mercuri, Alex Botta, Roberto Torri
swing on stage Francesco Alimonti e Martina Peruzzi (dance captain)
assistente alla regia Martina Peruzzi
scenografia associata Clara Abbruzzese
effetti speciali Paolo Carta
direttore musicale Julio Awad
disegno luci Valerio Tiberi
durata 2 ore e 15 minuti









