Evita by Jamie Lloyd and Rachel Zegler (review)

L'obiezione immediata è che la partitura è di Andrew Lloyd Webber e i testi sono di Tim Rice, ma...

Don't cry for me Argentina
m&s - Evita, Don't cry for me Argentina (foto © media & sipario)

Non ci siamo dimenticati dei due autori, ci mancherebbe altro: ma è a nostro parere ascrivibile al regista (Jamie Lloyd) e all'interprete (Rachel Zegler) l'enorme successo della nuova produzione di Evita, che sta tenendo banco a Londra in questo periodo, peccato che rimanga in scena solo per dodici settimane. 

Non era per niente facile impossessarsi di un classico del musical dello scorso secolo (ha debuttato nel 1978), portandolo con immutato e rinfrescato successo nel 2025, riuscendo comunque a mantenere ben saldo l'impianto tradizionale dell'opera (si assiste al musical che gli appassionati conoscono bene), ma allo stesso tempo renderlo godibile a un pubblico contemporaneo di ogni età (ne siamo stati entusiasti testimoni la scorsa settimana) e forse facendolo scoprire a nuovi spettatori, non che ne abbiano così tanto bisogno, ma hai visto mai. 

Jamie Lloyd - apprezzato ammodernatore britannico (già artefice del successo di Sunset Boulevard a Broadway, premiato con 2 Tony Awards) - sicuramente sostenuto da tutto lo staff creativo e da interpreti di alto livello (con incredibili capacità fisiche) è riuscito in questa impresa, con una Rachel Zegler (Maria nel West Side Story di Steven Spielberg, premiata con un Golden Globe) perfetta in ogni sua sfumatura, a partire dall'aspetto totalmente diverso (e per questo ancora più convincente) dalla Eva Duarte Peron dell'iconografia classica.

Rachel Zegler si presenta in scena come potrebbe farlo Dua Lipa a Glastonbury o un'altra giovanissima star del pop internazionale da milioni di stream, corpetto nero e pantaloncini, e aggredisce il palco con la sicurezza di chi non ha la necessità di dimostrare nulla a nessuno (questo almeno pensiamo noi) e si presta - duttilissima - a restituirci l'immagine di una Evita totalmente diversa da quelle cui siamo stati abituati finora, Madonna compresa.

Jamie Lloyd rinuncia a sontuose scenografie (per modo di dire), preferendo una enorme scalinata con la scritta (anch'essa enorme) EVITA sul fondo che separa l'orchestra (ovviamente è tutto rigorosamente dal vivo) dalla scena. I performer danno prova di una eccezionale precisione dei movimenti e questo mentre stanno cantando. Gli arrangiamenti musicali seguono la linea di ammodernamento con linee di batteria che si avvicinano al concerto rock, anche l'età di Peron è stata riavvolta all'indietro (a nostro giudizio forse troppo), consentendo magari a James Olivas, che lo interpreta, di non andare in debito di ossigeno, considerando che la parte danzata dell'opera è veramente importante e viene realizzata da tutti con la massima precisione.

Menzione particolare per la hit delle hit, "Don't Cry For Me Argentina", che non viene eseguita all'interno del teatro, ma dal balcone che sovrasta l'ingresso del London Palladium. Rachel Zegler ha un auricolare che le permette di seguire la musica ed è ripresa da telecamere mobili (la qualità è ineccepibile), fuori il teatro, in una piccola area ovviamente transennata, il coro, tutto intorno la folla che può così assistere a uno spettacolo di pochi minuti, ma realmente impensabile. I primi giorni erano poche decine di persone, adesso bisogna arrivare con molto anticipo per riuscire a godere (e filmare, i social sono pieni di video amatoriali) dello show: per le matinée attorno alle ore 16, per i serali attorno alle ore 21 (indirizzo 8 Argyll St, London W1F 7TF). A breve sarà anche disponibile un vinile da 7 pollici (quelli che un tempo lontano chiamavamo 45 giri) con l'incisione del brano (prevendita a questo link).

Per il resto ci sono tante idee innovative, che possono sembrare piccole cose (ma non lo sono, come i cartelli esposti e rimescolati nel secondo atto), significative di quanta attenzione e rispetto ci sia stato nel mettere nuovamente in scena un classico abito di alta sartoria, cui un abile artigiano e capaci mani di maestranze più che qualificate hanno conferito una nuova freschezza e un nuovo taglio. Chi può lo vada a vedere: il sipario e il balcone si chiudono il 6 settembre 2025.

Michael Harrison per Lloyd Webber Harrison Musicals
Jamie Lloyd per The Jamie Lloyd Company
in accordo con The Really Useful Group Ltd
presentano
EVITA
musiche Andrew Lloyd Webber
testi Tim Rice
regia Jamie Lloyd
con Rachel Zegler (Evita), James Olivas (Peron), Diego Andres Rodriguez (Che), Aaron Lee Lambert (Magaldi), Bella Brown (Mistress)
ensemble Carl Au, Gabriela Benedetti, Shakara Brown, Damian Buhagiar, Kyeirah D'Marni, Sally Frith, DeAngelo Jones, Lucas Koch, Natasha Leaver, Michael Lin, Dianté Lodge, Louis Mackrodt, Mireia Mambo, Mia Mullarkey, Perry O’Dea, Alysha Sontae, Monica Swayne, Jon Tsouras, Harrison Wilde /Myla Carmen, Barney Hudson, Nathan Louis-Fernand, Kirsty, Anne Shaw, Ricardo Spriggs, Regan Bailey Walker
Auora Breslin / Lois Haidar / Siena Merilind-Wu / Ffion Rosalie Williams (The Child)
Fabian Aloise (Choreographer)
Soutra Gilmour (Set and Costume Designer)
Alan Williams (Music Supervisor and Musical Director)
Jon Clark (Lighting Designer)
Adam Fisher (Sound Designer)
Will Burton CDG (Casting Director)
Jim Carnahan (US Casting Director)
Carole Hancock (Wigs, Hair and Make up Designer)
Harry Blumenau (Children’s Casting / Children's Administration)
Kate Waters (Fight Director)
Lily Mollgaard (Props Supervisor)
Ingrid  Mackinnon (Intimacy Coordinator)
Rupert Hands (Associate Director)
Amy Thornton (Associate Choreographer)
Cory Hippolyte (Resident Director)
Paris Green (Resident Choreographer)
Rachel  Wingate (Associate Set Designer)
Kelsh B-D (Associate Sound Designer)
Lucía Sánchez Roldán (Associate Lighting Designer)
Rachel Woodhouse (Costume Supervisor)
Harry Barker (Assistant  Sound Designer)
Andy Barnwell e Rich Weedon per BW Musicians (Orchestral Management) 
durata 2 ore e 10 minuti, incluso un intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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