Ruggero Leoncavallo (1857-1919), campione di razza, passato alla storia del melodramma italiano per non aver concesso repliche, nel senso che la sua vena musicale s’è compiuta e realizzata con Pagliacci, opera tutta sua, libretto e musica. Un guizzo geniale senza prima e senza dopo, scolpito in quel prologo e due atti che oggi godiamo nei rapidi accadimenti tra storia vera (forse riferita ad un fatto di sangue realmente accaduto in Calabria) e finzione teatrale della commedia dell’arte.
Ne risulta un melodramma fulmineo, di pronta presa, con la musica al servizio della vicenda come in un film, che non avrà aperto nuove frontiere filologiche, ma con il pregio di una immediatezza musicale e teatrale così attuale da appassionare ancora il pubblico di oggi (compresi i giovani), a distanza di oltre un secolo dalla Prima al Teatro dal Verme di Milano il 21 maggio 1892 sotto la bacchetta di Arturo Toscanini.
Buon per noi se il concorso lirico internazionale “Fausto Ricci” tramite OperA/Etruria l’ha messo in coproduzione col Teatro Duse di Bologna, affidando il ruolo della protagonista femminile alle due soprano vincitrici dell’edizione 2022 del Premio, Arianna Cimolin e Isidora Moles che si sono alternate nel ruolo di Nedda. Due interpretazioni e due voci diverse, ambedue di solida statura artistica, che hanno dato carne e sentimento ad una donna dal marito brutale e grossolano, una vita senza amore e un mestiere odiato.
Arianna Cimolin (Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, allieva di Renata Scotto) ha dimostrato, nella rappresentazione serale al Teatro Unione di Viterbo, di avere tonalità e voce predisposte a vari generi di musica, che si sono adattate con vivace naturalezza al ruolo di Nedda. Recentemente è stata Mimì nella Bohème di Puccini a Sofia. Il suo timbro ci rimanda agli anni d’oro del melodramma, di lirico puro, con il vantaggio di essere particolare e quindi immediatamente riconoscibile.
Nella “pomeridiana”, Isidora Moles, originaria di Nis in Serbia, ma romana di fatto, ha trovato in Nedda il personaggio ideale alle sue corde vocali e interpretative, compresa un’ottima mimica e una misurata gestualità. Recentemente ha interpretato Violetta nella Traviata a Belgrado “Ma nei Pagliacci – ha detto – ho dovuto impegnarmi di più, poiché è un’opera breve ma intensa”.
Timbro dal colore brunito, adatto ad un vasto repertorio, quello di Alessandro Fantoni (Accademia Opernhause di Zurigo) nella parte di Canio, alle prese con un personaggio emotivo e instabile, tra il capo-comico imbonitore e il marito violento e geloso. L’ insidiosa romanza “Vesti la giubba” è stata cantata, recitata e vissuta col cuore colmo di rabbia, delusione e incredulità a preludio della tragica fine di Nedda e dell’amante Silvio da lui accoltellati in scena, come “Verismo” comanda. Tong Liù (Tonio made in China) ha proposto, non solo nel Prologo, una voce gagliarda nell’emissione e nel fraseggio, malgrado le origini asiatiche. Apprezzabile l’esecuzione degli altri. Alfonso Ciulla in particolare (Silvio) e Marco Puggioni (Beppe).
Al maestro Fabrizio Bastianini alla guida dell’orchestra sinfonica Etruria Ensemble va l’asterisco di una attenta lettura dello spartito, minato di nervature, pause e recitativi non sempre facili a gestire. Intensa e serena, sul filo sottile degli archi, l’esecuzione di un limpido e delizioso intermezzo in cui ci ha messo la faccia, sul proscenio, un espressivo clown accompagnato da un pupazzo.
A Bastianini va riconosciuta l’abilità di non aver mai perso di vista quell’affresco mixato di note e teatro, tinto dai colori di un sorprendente “impressionismo" musicale. Coristi dell’Ensemble Vocale “Il Contrappunto” nella parte anche di spettatori anni Cinquanta, insieme ad un gruppo di vivaci bambini.
La regia di Giovanni Dispenza (classe 1976, Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi”) ha fatto virtù dei mezzi a disposizione, realizzando con l’assist di Matteo Di Luca e in sintonia con lo scenografo Matteo Soltanto, una gradevole e funzionale pista circense, animata da clown dal viso pallido (abbastanza sincronizzati con l’orchestra negli accesi costumi di Monica Mulazzani), equilibristi su filo d’acciaio, funamboli, giocolieri… tra pedane, sgabelli, trapezi, fili di lampadine, scale di corda, lacerti di reti, bandierine, drappi, quinte dipinte. Light designer Matteo Mattioli, make up Francesco Bagnara, manifesto Tina Loiodice, grafica Marcello Russo.
La soluzione, abusata ma sempre d’effetto, di far entrare all’inizio dei due atti gli attori dalle porte della platea, a tu per tu con il pubblico, funziona a creare quella sottile empatia tra palco e platea tanto cara ai riti circensi. Il Prologo, sul proscenio, annuncia a sipario ancora abbassato, uno spettacolo di amore, odio, dolore, spasimi, urli di rabbia e risa ciniche, raccomandando di considerare “che noi siamo uomini di carne ed ossa. Il concetto vi dissi. Or ascoltate…”. Il pubblico ha ascoltato con attenzione e partecipazione, fino al tragico epilogo, rimarcato da Tonio con la frase ormai storica “La commedia è finita”. Meritati e prolungati applausi di un teatro quasi pieno.
Vincenzo Ceniti
Associazione XXI Secolo e
Associazione Senzaspine
presentano
PAGLIACCI
di Ruggero Leoncavallo
dramma in un prologo e due atti
Interpreti e personaggi
Arianna Cimolin / Nedda
Isidora Moles / Nedda
Alessandro Fantoni / Canio
Tong Liu / Tonio
Alfonso Ciulla / Silvio
Marco Puggioni /Beppe
orchestra sinfonica EtruriÆnsemble
ensemble vocale Il Contrappunto
regia Giovanni Dispenza
direttore M° Fabrizio Bastianini








