Morta zia, la casa è mia (recensione)

Gianni Quinto dopo aver divertito il pubblico con una rapina in banca (Claustrofobia) si è spostato nel mondo dei defunti

il cast artistico dello spettacolo
m&s - il cast artistico di Morta zia, la casa è mia (foto © media & sipario)

Valerio (Alessandro Tirocchi) è un tabaccaio, ma è affetto da ludopatia ed è pieno di debiti; Antonio (Maurizio Paniconi) è un dirigente di azienda, peccato che da poco sia stato licenziato per la più classica ristrutturazione e ridimensionamento del personale; Flavio (Daniele Derogatis), detto "Cicalone",  è un formatore nel settore della comunicazione (si occupa di public speaking), ma ai suoi corsi non viene mai nessuno; infine Giulia (Valeria Monetti) è una fashion blogger e influencer, peccato che alle sue dirette social assistano solo 49 follower, malgrado i costanti cambi di abito e la puntuale scelta dei migliori hashtag.

I quattro Colangeli sono fratelli, nel tempo si sono un po' persi di vista, ma si ritrovano nella casa dell'anziana zia Olga che, alla tenerà età di 95 anni, ha deciso di addormentarsi per sempre sulla poltrona del salotto, lasciandoli soli (dopo averli cresciuti, causa la scomparsa improvvisa dei genitori, medici in missione umanitaria, quando erano poco più che bambini) e probabilmente "eredi", almeno è questa la loro nemmeno troppo nascosta speranza. Accolta con lo stesso entusiasmo della disperazione dimostrata davanti alla bara della parente. O l'atteggiamento esternato quando sono costretti ad attendere 3 giorni prima delle esequie e prima del ritorno - ognuno - alla propria vita.

I quattro, ovviamente tacendo inizialmente i propri insuccessi personali, si ritrovano a fronteggiare le classiche incombenze di chi rimane nel caso di una scomparsa in famiglia: c'è il conto della "corta" badante rumena da saldare, il funerale da organizzare, ma a questo potrebbe pensare l'impresario Franco, le visite di cordoglio delle anziane amiche della zia. Tutti personaggi marginali, divertenti e indossati dai quattro interpreti principali. Ma la vera e più importante scoperta che i quattro fratelli fanno è una sorta di lettera/testamento lasciata dall'anziana parente, documento che svela ai quattro nipoti l'esistenza di un milione, nascosto da qualche parte. Basta questo perché i quattro ritrovino la loro armonia familiare, per potersi dedicare alla ricerca dovunque e comunque della somma che ne potrebbe risollevare le sorti economiche, nello stile, appena accennato nella pièce, di "Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo" (1963), capolavoro cinematografico di Stanley Kramer (6 nomination ed una statuetta ricevuta agli Oscar 1964 e 2 nomination ai Golden Globe dello stesso anno).

Se riusciranno a trovare e spartirsi i soldi, è il nodo centrale della vicenda e lasciamo che gli spettatori possano scoprirlo da soli, frequentando una delle sale dove lo spettacolo sarà in scena. Noi lo abbiamo fatto al Teatro Bianconi di Carbognano, assistendo con piacere ad una commedia che ha come principale scopo quello di divertire ed offrire una serata di sorrisi e risate al pubblico. Scopo sicuramente raggiunto.

Con una buona interpretazione degli otto personaggi (i 4 fratelli, le 2 comari, la badante in stile Anna Marchesini e l'impresario delle pompe funebri), la Compagnia AMO conferma - senza che ce ne sia necessità - l'eccellente intesa dei quattro attori in scena, sempre affiatati e ben calibrati con la regia precisa di Marco Simeoli (altro specialista) che imprime la velocità necessaria per un racconto comico. Gianni Quinto, con appena qualche parolaccia di troppo (faranno anche ridere, ma se ne potrebbe fare a meno), scrive un buon testo che potrebbe trovare minima ispirazione letteraria "alta" nel concetto del "sepolcro" di Ugo Foscolo, perché anche nella commedia in scena "non si muore veramente se c'è qualcuno che ti ricorda".

Oltre a questo, si gettano sul pubblico tematiche reali (sfiorate, ma presenti) sulla solitudine degli anziani, abbandonati da figli e nipoti troppo impegnati per preoccuparsi anche solo di fare una telefonata o una visita a chi vive in attesa proprio di quei pochi minuti da trascorrere assieme; il disagio della precarietà vissuta non più a 20 anni, ma quando se ne hanno più del doppio; il male oscuro causato dalla dipendenza dal gioco, quello stesso "passatempo" che lo Stato gestisce (i gratta e vinci) e su cui lucra senza eccessive vergogne; la difficile vita familiare di chi decide di mettersi al servizio del prossimo, rinunciando a tante comodità.

I temi ci sono ma, trattandosi di una commedia brillante, si preferisce spingere sul lato comico, accennandoli appena. E se avessero cambiato registro, cosa avremmo visto? Probabilmente rimarremo con la curiosità, a meno che non si decida - per la prossima stagione teatrale - di rimontare lo spettacolo, privilegiando la melanconia. Chissà!

Compagnia AMO
presenta
MORTA ZIA, LA CASA E' MIA
di Gianni Quinto
da un'idea di Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi
regia Marco Simeoli
con Daniele Derogatis, Valeria Monetti,
Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi
durata circa 80 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings