La pazza della porta accanto (recensione)

Un'intensa pièce racconta l'incubo che ha sprigionato migliaia di parole dalla "poetessa dei Navigli" Alda Merini

Il poeta soffre molto di più, però ha una dignità tale che non si difende neanche alle volte... è bello accettare anche il male: una delle prerogative del poeta, che è anche stata la mia, è non discutere mai da che parte venisse il male. Io l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente, è diventato poesia - Alda Merini

Un atto unico di circa 80 minuti: un tempo reale, nella sala teatrale, scandito dalle lancette degli orologi da polso indossati dagli spettatori; un tempo rarefatto, impossibile da quantificare, sul palco, sia per gli attori che per i personaggi interpretati, nella pièce che racconta gli anni di "prigionia" interiore e non solo, vissuti da Alda Merini al Paolo Pini, l'ospedale psichiatrico di Milano, prima della "liberazione" operata dalla Legge Basaglia del 1978.

Claudio Fava, per la sua libera interpretazione di uno dei pochi testi in prosa della Merini (dal titolo omonimo) attinge a piene mani dalle parole della poetessa, internata a 36 anni per decisione del marito, dopo una delle sue forti crisi nervose e ne fa uno spettacolo struggente, intenso, emozionante, forte quanto un "pugno nello stomaco" per lo spettatore che si trova, suo malgrado, a vivere il dolore e la sofferenza quasi in maniera osmotica. Una pièce "durissima" anche e soprattutto per gli interpreti che sostengono, per oltre un'ora, un lavoro di gestualità ed immedesimazione degne del metodo Stanislavskij che sicuramente li ha fatti scendere dal palco esausti sia emotivamente che fisicamente.

Alessandro Gassmann firma una regia pulita ed un impianto scenico (aiutato da Alessandro Chiti) che enfatizza l'apnea temporale - non c'è oggi tra queste mura ed il domani è già passato - e spaziale del non-luogo psichiatrico: un gioco di quinte mobili che creano muri simbolici e reali, che si possono aprire, ma che possono anche rimanere chiusi (sia nella mente che fuori), con una importante inferriata, anche questa mobile, che può raggiungere il proscenio o rimanere sul fondale, dietro la quale rimangono le pazienti, alla stregua di animali dentro una gabbia, guardate dalle infermiere e dal personale medico con indifferenza.

Sul grigio alienante e claustrofobico della gabbia "psichiatrica", reso cangiante dal gioco di luci, spicca il giallo delle vesti strappate delle pazienti (in costumi modernamente interpretati da Mariano Tufano), ma anche quello del completo del Dottor G. che sì infligge alla Merini scariche di elettroshock, ma che ha anche l'umanità di regalarle una macchina da scrivere, per liberare almeno le "parole" che le si affollano in testa dalla prigione nella quale è costretta a vivere. Un colore che avvicina il medico alle pazienti, forse a simboleggiare un'identificazione maggiore da parte del Dottor G. - interpretato da un misurato e ironico Angelo Tosto - con quelle creature estraniate dalla loro vita e dalla loro identità, tanto da essere chiamate con delle lettere piuttosto che con i loro nomi, riacquistati solo all'apertura delle "sbarre".

Anna Foglietta "indossa" il palco quanto Alda Merini indossava le parole, identificandosi nella "poetessa dei Navigli", sia nella sofferenza interiore che in quella fisica: pause, lamenti, eccessi di tono sono sapientemente dosati nell'arco di tutto il racconto (forse leggermente eccessivi nei primi minuti della pièce), uno spettacolo nel quale viene affiancata da un cast sicuramente alla sua altezza: Liborio Natali dà vita all'amato Pierre con grande forza espressiva riuscendo a interpretare un uomo che nelle turbe mentali osservava il mondo con la purezza di un bambino.

L'inferno del manicomio, il disagio e la bruttezza così "ricostruita" si scontrano e si confrontano costantemente con la bellezza dei versi della Poetessa che, nonostante la non-vita, trasudavano di speranza e aspettativa. Uno spettacolo non sicuramente facile che merita di essere visto e applaudito e che fa riflettere... certamente non solo sulla poesia della Merini.

LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
di Claudio Fava
uno spettacolo di Alessandro Gassmann
con Anna Foglietta
e (in o.a.) Alessandra Costanzo, Angelo Tosto, Cecilia Di Giuli, Gaia Lo Vecchio, Giorgia Boscarino, Liborio Natali, Olga Rossi, Sabrina Knaflitz, Stefania Ugomari Di Blas
ideazione scenica Alessandro Gassmann
costumi Mariano Tufano
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
disegno luci Marco Palmieri
videografie Marco Schiavoni
una produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile di Catania
durata dello spettacolo: 80 minuti senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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