Nell'oramai lontano 2018 veniamo invitati ai "Confronti Creativi" di Formello (alle porte di Roma), per assistere a degli assaggi teatrali di drammaturgia contemporanea che poi avrebbero dovuto trovare più consona collocazione in sala, precisamente al teatro comunale JP Velly (del quale poi abbiamo purtroppo perso ogni traccia). In quell'occasione impattiamo con un estratto dal "MadeInTerraneo" di e con Andrea Di Palma, un interessante racconto che ha al centro del suo svolgersi quel "mare" troppe volte considerato arbitrariamente "nostrum" da alcuni, un'enorme concentrazione naturale di acque e di vita che circonda quel lembo di terra che spesso assurdamente e senza giustificazione alcuna chiamiamo nazione.
Dovendo sintetizzare in pochi minuti più di un'ora di spettacolo, il drammaturgo Di Palma si è dovuto concentrare su uno dei tanti aspetti che trovano giusta collocazione nel suo testo, affidandosi comunque al commento musicale dei suoi chitarristi (l'elettrico Francesco Celitti e l'acustico Giacomo Gatto). In linea di massima sapevamo già cosa aspettarci: Andrea Di Palma è habitué dei Confronti Creativi, anche l'anno precedente si era segnalato con un altro racconto di parole "che cambiano il mondo" o almeno provano a farlo, vista la scarsa attenzione tributata alla cultura dal resto dell'umanità (difficile in alcuni casi anche definirla tale), scritto in collaborazione con Paolo Carnevale e con i medesimi musicisti in sostegno sonoro e accompagnamento.
Nel 2018 ci si concentra maggiormente sull'aspetto melanconicamente favolistico, offerto dalle rime baciate de "La tartaruga caretta caretta" di Federica Ponza, un "poetico flusso di parole sulla storia del Mar Mediterraneo, da sempre attraversato da profughi, che si tratti di Enea o dei sopravvissuti a guerre così vicine eppure così lontane poco importa. Al centro di tutto c'è sempre lui, il Mar Mediterraneo, di volta in volta con un diverso ruolo e atteggiamento nei confronti di chi vi si avventura". Questo quello che scrivevamo due anni fa, oggi invece? Poco è cambiato, forse nulla: stessa percezione di piacere nell'assistere ad un'espressività di concetti che non sono solo teatrali, a partire dal titolo scelto per la pièce, che si presta ad ogni genere di interpretazione, semplicemente scomponendosi in più parole, dai diversi significati.
MadeInTerraneo si presenta al pubblico con molti elementi che rendono il "mare di parole" (a tratti appena eccessivo) maggiormente godibile e sicuramente più adatto a delineare un percorso che continua a parlare della "vita" che "ci ha unito". Ma è soprattutto uno spietato indicatore di quella "morte" che "ci ha diviso", per poi trasformarsi nell'esatto contrario (la vita ci ha diviso, la morte ci ha unito), nella strofa successiva del tema musicale principale dello spettacolo. Un esempio di quella emblematica e totale indifferenza che il popolo più fortunato riserva all'ennesimo cadavere scomparso in mare, un comodo incolpevole che è troppo spesso facile definire assassino, conferendo caratterizzazione umana a chi non lo è, dimenticando che non è il mare ad ergere barriere, soprattutto mentali e sicuramente mortali, ma sono coloro che a vario titolo lo possiedono, lo derubano e il più delle volte lo assoggettano ai propri interessi.
E' curioso notare l'assoluta assonanza espressa tra questo "argomento" e la Tempesta portata in scena da Aurelio Gatti (leggi la nostra recensione). Due diverse modalità espressive per raccontare ad un pubblico selezionato e qualificato una stessa e inascoltata tragedia. In "MadeInTerraneo" c'è spazio per tutto questo, ma anche per il sorriso causato dalla "dieta mediterranea", ma c'è ancora più spazio per una intima riflessione su quello che stiamo diventando, prima che sia troppo tardi. Abbiamo ancora margine per un miglioramento, forse.
MADEINTERRANEO
di e con Andrea Di Palma
musiche di Francesco Cellitti (chitarra elettrica) e Giacomo Gatto (chitarra acustica e ukelele)
contributo drammaturgico di Federica Ponza
riconoscimenti Festival Doit 2020 (Miglior Spettacolo, Menzione Speciale per la Regia, Menzione Speciale per la Drammaturgia, Premio della Giuria Giovani), Confronti Creativi 2018, Ermocolle 2019 (finalista)
durata un atto unico da 67 minuti








