Romeo e Giulietta negli Ater (recensione)

Un esperimento teatrale di aggiornamento veramente ben riuscito. A parere nostro, anche “Gugliè” avrebbe approvato

una scena dello spettacolo
m&s - una scena di Romeo e Giulietta negli Ater (foto © Manuela Giusto)

Una storia senza età, senza nazione e senza soluzione di tempo. La più importante storia d’amore che abbia mai incontrato una sala teatrale si è spostata dal suo luogo maggiormente deputato ad accoglierla, il teatro, collocandosi in alcuni quartieri popolari della città di Roma (dopotutto si tratta di poche centinaia di km in più da Verona), nelle ampie corti tra le palazzine di Ater (Aziende Territoriali Edilizia Residenziale), con un nuovo allestimento che nulla toglie alla grande poesia originale, ma aggiunge, e lo fa anche molto bene.

Il musico (Riccardo Viola) entra in scena con la sua chitarra e ci introduce nel racconto, avvisando il pubblico che si affaccia alle finestre o direttamente è sceso in strada che “L’amore alla fine non paga e se paga, paga poco. L’amore che te sarva la vita, se lo trovi costa caro”. Si tratta ancora una volta della tragica e inutile contrapposizione delle solite due famiglie, stavolta sono titolari di due bar che si affacciano sulla stessa piazza e si odiano per un motivo che ancora una volta si è perso nel tempo.

Due famiglie romane di borgata degli anni ‘80 con i giovani maschi di entrambe le fazioni che iniziano la baruffa, fronteggiandosi fisicamente e sfidandosi a parole (“Te scarto come na’ golia” / “Te piego come na’ graziella” / “Parono omini, ma so’ bacarozzi” / “Dio non ha creato niente de inutile, ma con te ce annato vicino”), per poi passare al calcetto, le porte improvvisate con le giacche nel ruolo dei pali, per poi terminare pericolosamente con i coltelli. Da una parte l’asmatico Sansone (Alessandro Di Somma) e Tebaldo (Tiziano Caputo), dall’altra il distratto Romeo (Matteo Cirillo) che spasima per Rosalina, l’innamorato Benvoglio (Ermenegildo Marciante) e l’irascibile Mercuzio (Diego Migeni), sempre pronto allo scontro con i rivali Capuleti. E i coltelli sarebbero già pronti per affondare nei corpi dell’uno o dell’altro contendente, se non intervenisse Eschilo (Emiliano Morana), il boss del quartiere, che blocca i ragazzi, si porta via il pallone e li minaccia: “Si ve ribecco a litigà qua, sti du' bar ve li brucio e i responsabili spariscono, nun so se me so spiegato!”

L’intervento calma necessariamente gli animi e Romeo può tornare a concentrarsi sull’amore non corrisposto, c’è bisogno di una soluzione che purtroppo viene individuata nel mascherarsi (da Tartarughe Ninja) e partecipare alla festa dei Capuleti dove Romeo incontrerà il suo destino, innamorandosi - corrisposto - di Giulietta (una bravissima Chiara David dai delicati lineamenti in stile Olivia Hussey zeffirelliana). E’ necessario proseguire nel racconto? Secondo noi è superfluo, anche “perché in una fine diversa non si può sperare”.

Leonardo Buttaroni (autore dell’adattamento e regista) si è circondato dei suoi Montecchi e Capuleti preferiti, reclutando una compagine di conosciuti attori romani di altissima qualità e mettendo nelle loro capaci “mano” un testo così profondamente classico da prestarsi meravigliosamente a questa intelligente, convincente e curata rivisitazione. I personaggi si plasmano in funzione della linea drammaturgica – il Frate Lorenzo (Ilario Crudetti) che diventa prete ma anche spacciatore e la Balia transessuale (Alessandro Di Somma, come sempre bravissimo attore in abiti femminili, vedi "39 scalini") - ma la grande poetica di Shakespeare rimane pressoché intatta (c'è e si sente!), addirittura valorizzata, come era già successo per un’altra (molto) ardita riscrittura, quella in endecasillabi di Gianni Clementi per il suo "Romeo l'ultrà e Giulietta l'irriducibile". Evidentemente il risciacquo dei panni in Tevere funziona bene, anche se assicuriamo che lo spettacolo è pienamente godibile dovunque: noi lo abbiamo testato anche in Emilia Romagna e Puglia.

Ma quello che ci è piaciuto di più è l’essere riusciti a miscelare divertimento (“Equilibrio si scrive con la c o con la q?” / “Ah ignoranti. Co’ tutte e due, così fai sceje a llei” / “Morte apparente” / “More mi zia?”) a rigore narrativo e rispetto, rendendo il “Romeo e Giulietta” pienamente godibile per chiunque, specialmente per i giovanissimi, troppo spesso “ammorbati” da trasposizioni ad uso delle scuole veramente imbarazzanti, con l’unico risultato - oltre che alla noia - di allontanare i futuri spettatori dalle sale teatrali, ma il teatro, garantiamo, è altro e in questo caso non è proprio possibile che possa succedere. Precisi e veramente ben fatti gli innesti musicali che, a parte il gran lavoro di Riccardo Viola (sono sue le composizioni musicali eseguite dal vivo), hanno spaziato da Umberto Tozzi ai Blondie, dagli Eurythmics a Vasco Rossi, con chicca la Under Pressure dei “Quins”. In conclusione, il nostro applauso è pienamente convinto e siamo certi che anche il “boss della drammaturgia di ogni tempo” avrebbe apprezzato. Attendiamo con fiducia il prossimo passaggio nelle sale, per le rappresentazioni nelle scuole noi siamo abbastanza fuori età, possiamo però proporci come accompagnatori.

ROMEO E GIULIETTA NEGLI ATER: UN AMORE POPOLARE
basato sulla tragedia di William Shakespeare
da un'idea di Fabio Morgan
regia e adattamento Leonardo Buttaroni
con Tiziano Caputo, Matteo Cirillo, Ilario Crudetti, Chiara David,
Alessandro Di Somma, Ermenegildo Marciante, Diego Migeni,
Emiliano Morana, Riccardo Viola
scene e costumi Alessandra Muschella
drammaturgia musicale Riccardo Viola (musica) e Leonardo Buttaroni (testi)
disegno luci Martin Emanuel Palma
foto Manuela Giusto
ideazione La Città Ideale
produzione Progetto Goldstein con il sostegno di Regione Lazio
si ringrazia Fortezza Est
durata 90 minuti senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings